Snowden, la “Gola Profonda” che ha fatto tremare gli USA

Si trova lì, fermo all’aeroporto crocevia delle speranze dei viaggiatori, in quella città che per molto tempo è stata il simbolo di un potere assolutista contro cui l’ex agente sta combattendo secoli dopo ma in un altro stato…
La storia di Edward Snowden inizia negli Stati Uniti D’america, dove lavorava per la ‘National Security Agency’ (NSA), l’organismo governativo degli Stati Uniti d’America che, insieme alla CIA e all’FBI, si occupa della sicurezza nazionale. Circa un mese fa Snowden ha fatto i bagagli, ha avvisato il suo supervisore all’NSA che sarebbe partito per un paio di settimane per ricevere delle cure contro l’epilessia (una malattia di cui ha scoperto di soffrire lo scorso anno dopo una serie di attacchi) e ha lasciato gli Stati Uniti rifugiandosi ad Hong Kong. Lì ha intrapreso una serie di colloqui privati con dei giornalisti del Guardian, a cui ha mostrato dei files top secret: «Nonostante le smentite ufficiali, i documenti dettagliano una massiccia operazione finalizzata a tracciare ogni telefonata ogni giorno – miliardi di miliardi di dati privati – e un’altra operazione [Prism, ndr] per dirottare verso Fort Meade [sede del quartier generale della NSA, ndr] le comunicazioni internet che entrano ed escono da Google, Apple, Yahoo e altri giganti della Rete» (James Bamford, esperto mondiale di Nsa). Snowden ha iniziato poi a progettare un piano di fuga, poichè, nonostante le smentite del governo degli Stati Uniti sulla vicenda, è partita una serratissima caccia all’uomo. Per qualche giorno si sono perse le sue tracce e i giornali continuavano a pubblicare le sue profetiche “ultime dichiarazioni” : «Sono disposto a sacrificare tutto quello che ho perché in tutta coscienza non posso consentire al governo degli Stati Uniti di distruggere la privacy, la libertà della rete e le libertà basilari delle persone con questa massiva macchina di sorveglianza che sta costruendo segretamente».
E alla fine eccolo riapparire all’aeroporto di Mosca, senza documenti. Gli Stati Uniti continuano a premere sulla potenza Russa perchè lo rimpatrino, ma, a quanto sembra, con pochi risultati. Il capo della Commissione Esteri della Duma, Alexei Pushkov, sembra addirittura scagionarlo, quando parlando non solo Snowden, ma anche Assange e Manning (il soldato Usa arrestato in Iraq con l’accusa di aver passato materiale segreto a Wikileaks), ha dichiarato: «Hanno diffuso informazioni segrete per le loro convinzioni, non per soldi”, ecco perché non sono spie ma ‘i nuovi dissidenti’». Se dovesse succedergli qualcosa, comunque, sembra che Snowden abbia addirittura un “piano b”: al Daily Beast, Greenwald ha fatto sapere che hanno delle copie codificate dei suoi file, che al momento non possono essere aperte perché protette da un sistema di crittaggio che l’ex agente ha promesso di decriptare in caso di emergenza per fare in modo che «abbiano accesso agli archivi completi». E mentre il presidente degli Stati Uniti è stato avvistato nel reparto prenatale fare scorta di pannolini, i più cinici si chiedono: Barack, ce lo farai vedere stavolta il corpo?

di Alessia Cornali

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