Siria, cosa succede: i curdi e l’esercito Siriano

Proseguono incessanti gli scontri in Siria, questa è la certezza. Accendete il televisore, chiudete gli occhi e fermatevi ad ascoltare: oggi quella città è sotto assedio; due giorni quei due kamikaze si sono fatti esplodere; gli aiuti umanitari “lì” non arrivano e la popolazione muore di fame; Isis, terroristi, esercito siriano, ribelli, Assad, ribelli-terroristi; Kerry che parla da Belgrado; i curdi; la Russia bombarda Aleppo; Al-qaeda; l’onu; i negoziati di Ginevra; la Mogherini; Hezbollah. Sì ma dove? Quando? Perchè?
Aiuto. Chi cerca di capire qualcosa in materia di politica estera attraverso l’informazione fornita da Cairo Editore, De Benedetti, Murdoch e tutti gli altri grandi gruppi editoriali, arranca e non poco. Questi signori immergono accuratamente nel calderone innumerevoli ingredienti, mescolano il tutto oculatamente per poi confondere in maniera irreversibile i lettori.
Cerchiamo di fare un po’ ordine, analizzando sia protagonisti che geografia della guerra multipolare Siriana, attraverso una panoramica attuale sui luoghi chiave del conflitto.

Raqqa
Situata nel nord della Siria, sulle sponde del fiume Eufrate, Raqqa è la capitale Siriana dello Stato Islamico, l’equivalente dell’Irachena Mosul. Qui l’Isis è ancora molto forte ed è questa città il luogo simbolico (oltre che strategico) cui tutte le forze in campo ambiscono: da una parte l’esercito Arabo Siriano del Presidente Assad (SAA) supportato dagli aerei Russi spinge da sud, seppur con molte difficoltà, dall’altra la nuova coalizione curda (SDF) coadiuvata dall’aviazione Statunitense fa pressione da nord, pur essendo ancora molto lontana dall’obiettivo. La sensazione è che vi sia una vera e propria corsa su Raqqa, chi arriva per primo qui potrà infatti fregiarsi del titolo di unico conquistatore della roccaforte di Daesh e presentarsi a futuri tavoli di trattativa post-conflitto con le carte in regola. Secondo molti, l’appoggio degli Stati Uniti ai Curdi sarebbe mirato ad un’operazione di renaissance Usa in vista delle sempre più vicine elezioni presidenziali di novembre: alcuni diplomatici del Dipartimento di stato Usa avrebbero rivendicato la scorsa settimana, tramite un documento interno, la necessità di bombardare Assad (reo secondo questi, di reiterati attacchi alle truppe ribelli di cui parleremo la prossima settimana), mentre c’è addirittura chi ritiene che Obama (aspramente criticato sulla politica estera in questi anni) stia preparando un bel regalo per la candidata democratica Hilary Clinton, ben più severa dell’attuale presidente in materia di politica estera.

esercito Siriano

Avanzata verso l’aeroporto di Tabka
(Sakeritalia, Stefano Orsi)

Tabqa
Questo centro abitato affacciato sul lago Assad si trova sulla strada che porta a Raqqa. Davvero un’occasione ghiotta per chi, l’esercito Siriano appoggiato dall’aviazione Russa, desidera farne un avamposto militare in vista dell’assedio alla capitale di Daesh. Nelle scorse settimane vi è stata una coraggiosa offensiva portata avanti dalla 4° divisione meccanizzata dell’SAA, dai falchi del deserto sotto la guida del generale Jaber, da national defence forces (NDF), da milizie del partito socialista e dai marines Siriani: questi hanno percorso chilometri nel deserto spazzando via l’Isis (seppur facilitati dall’assenza di edifici congeniali ad atti di guerriglia ormai noti), salvo poi fermarsi negli ultimi giorni per stabilizzare le zone conquistate. L’avanzata è stata condotta lungo la strada 42 che da Salamya conduce verso est nel cuore del deserto. In queste ore l’esercito Siriano sta preparando una nuova offensiva verso nord, nel tentativo di raggiungere il prima possibile l’aeroporto abbandonato di Tabqah, anche se c’è da dire che l’isis ha ricompattato i ranghi nelle ultime ore. Nella giornata di ieri i miliziani dello stato Islamico si sono scagliati con i soliti carri-bomba contro l’esercito lealista, costringendo quest’ultimo ad arretrare di qualche chilometro. La coalizione governativa ha così nuovamente perso le piattoforme petrolifere di Thawrah, conquistate poche ore prima. La tecnica dei veicoli kamikaze usata dai terroristi Islamici è assai difficile da contrastare. In ogni caso le prossime settimane saranno decisive su questo fronte.

Palmyra
Ricordate quanto le immagini delle rovine romane (patrimonio Unesco) di Palmyra avevano tempestato per giorni le nostre emittenti televisive? L’Isis aveva occupato questa città (sita, se vogliamo, nel centro della Siria) distruggendo tutti i reperti archeologici in essa presenti.
Meno eco ha invece avuto la riconquista della stessa: il 27 marzo scorso l’esercito Siriano è entrato in città, con l’appoggio dei russi, sminando tutta l’area ed allestendo un concerto nel teatro di epoca Romana. Eventi non meritevoli di clamore secondo i media occidentali. Di lì una nuova avanzata verso est, lungo la strada che collega Palmyra a Deir Ezzour: quest’ultima è area di grande interesse (leggi petrolio), occupata dall’isis e ipotetica nuova roccaforte nel caso in cui Raqqa dovesse cadere. Al momento l’esercito Siriano avrebbe raggiunto il villaggio di Arak, oltre ad aver conquistato una stagione di pompaggio poche ore fa. Dunque un altro cuneo nel deserto, proprio come più a nord accade nei pressi di Tabqa, pur sempre nel tentativo di tenere al sicuro le zone sottratte all’isis.

Esercito Siriano

Avanzata da Palmyra, 11 giugno
(SakerItalia, Stefano Orsi.)

Dopo Raqqa

Si delinea quindi una situazione scottante laddove Raqqa dovesse davvero cadere: cosa succederà quando Assad e SDF si ritroveranno muso a muso, una volta crollato il califfato? Se ciò avverrà per mano dei Curdi è certo che questi non staranno a guardare, pretendendo un ruolo attivo nelle trattative di pace e rivendicando possedimenti territoriali finalizzati a quell’indipendenza che da anni gli viene negata. Gli Stati Uniti lo permetteranno? Nel caso in cui la risposta fosse affermativa, come si comporterà la Turchia, stato all’interno del quale i partiti curdi sono dichiarati apertamente fuori-legge in quanto formazioni terroristiche, oltre ad essere un membro della Nato? Riuscirà la regione a trovare finalmente una stabilità dopo cinque anni di guerra civile?

La prossima settimana affronteremo l’avanzata dei curdi da nord, il fronte di Aleppo e le vicende nella provincia di Damasco, introducendo quello che può benissimo definirsi come un ulteriore attore regionale: le tanto discusse “opposizioni Siriane”.

 

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Federico Lordi