Sì delle Nazioni Unite al trattato sul commercio delle armi

 

Ad oggi non sussistono ancora standard internazionali per la compravendita di armi convenzionali e la stragrande maggioranza della Comunità Internazionale ha ritenuto necessario prendere una posizione forte per prevenire futuri abusi dei diritti umani ed incentivare il disarmo e la non – proliferazione degli armamenti. Pur non avendo raggiunto l’unanimità e nonostante la decisione dell’Assemblea Generale non abbia natura vincolante, l’esito delle votazione è stato salutato con soddisfazione sia dalle istituzioni specializzate delle Nazioni Unite, tra cui l’UNICEF e l’Alto Commissariato per i rifugiati, sia dal Segretario Generale Ban Ki – moon, che ha commentato: “È un risultato epocale per la diplomazia, il coronamento di sogni coltivati da tempo e di anni di sforzi. È una vittoria per le genti di tutto il mondo”.

La riparazione dei danni causati dal crimine supera grandemente i ricavi dalle vendita di armi e senza un’adeguata regolamentazione del commercio di armi, le perdite, anche in termini finanziari, rimarranno esorbitanti. L’esigenza di limitare la compravendita di armi convenzionali è sentita non solo a livello internazionale, ma anche nazionale, specialmente in quegli Paesi come gli Stati Uniti in cui il diritto di possedere un’arma è ancora sancito costituzionalmente. La Casa Bianca ha lodato il voto dell’ONU sul Trattato; il portavoce Jay Carney si è detto soddisfatto e ha aggiunto che il testo approvato dall’Assemblea raggiunge gli obiettivi prefissati nella negoziazione. L’amministrazione Obama seguirà tutte le procedure del caso per l’esamina del Trattato per determinare se procedere alla ratificaIl voto delle NU giunge dopo un periodo particolarmente efferato sia per gli Stati Uniti, che, soltanto nel 2012, hanno vissuto le stragi di Newtown, Aurora, e Oak Creek, sia per l’intera Comunità Internazionale – secondo le stime delle NU le armi uccidono oltre mezzo milione di persone ogni anno, tra cui 66,000 donne e bambine. Inoltre, secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Disarmo, tra il 2000 e il 2010 quasi 800 operatori umanitari hanno perso la vita nel corso di attacchi armati ed altri 689 sono rimasti feriti. A riprova che il possesso di un’arma e la corsa agli armamenti non garantiscono un convivenza più sicura. Se vuoi la pace, prepara la pace.

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Claudia Pellicano

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