Scozia, verso l’indipendenza?

«Dovrebbe la Scozia essere uno Stato indipendente?». Un quesito semplice, che potrebbe porre fine a una storia lunga trecentosette anni e far diventare carta straccia l’Act of Union siglato dai Parlamenti di Inghilterra e Scozia nel 1707. Il referendum che chiamerà alle urne gli scozzesi il prossimo 18 settembre, infatti, potrebbe portare all’indipendenza del Paese dall’egida di Londra. Nessuno lo credeva possibile, fino a pochi anni fa. Certo, già dal 2007 era iniziata formalmente la «national conversation», la discussione nazionale sulle “vie di uscita” – che ha coperto almeno tre opzioni: l’aumento dei poteri del parlamento scozzese; il federalismo; il referendum – ma, al momento di indire il referendum nel 2010, i tre partiti maggiori di Scozia si sono opposti ferocemente, lasciando il Partito nazionalista scozzese da solo a rivendicare l’indipendenza. Con la vittoria del partito di Alex Salmond alle elezioni del 2011 e la maggioranza assoluta al Parlamento Scozzese, però, quello che sembrava il sogno indipendentista è diventato realtà e il 15 ottobre 2012 il primo ministro scozzese e il premier britannico Cameron hanno siglato l’accordo per la consultazione. Allora, Downing Street era consapevole della portata storica del referendum, ma il premier si era detto fiducioso che i cittadini scoti avrebbero scelto di restare tra i sudditi di Sua Maestà. {ads1} In due anni, però, di cose ne sono cambiate parecchie. Al momento dell’accordo, infatti, secondo i sondaggi solo un terzo degli intervistati sarebbe stato favorevole alla secessione della Scozia dal Regno Unito. Ora, il risultato potrebbe essere diverso e anche i bookmakers, che davano a due il voto per l’indipendenza contro un terzo per la vittoria del no, saranno costretti a rivedere le quotazioni. Secondo un sondaggio effettuato da YouGov e diffuso dal «Sunday Times», infatti, a dieci giorni dalle consultazioni e in piena campagna elettorale, il 51% dei cittadini sarebbe pronto a votare Aye! (sì) al referendum. Un sondaggio, lo sappiamo noi e lo sa in fronte indipendentista, non è garanzia del risultato, tanto più che altri istituti demoscopici danno ancora saldamente in testa il “no” e che il tasso degli indecisi o degli astenuti rimane alto. Il segnale, però è quantomento preoccupante. Gli unionisti tremano e da Londra si dicono pronti a garantire maggiore autonomia alla Scozia se il referendum verrà bocciato. I dettagli ancora non sono noti, ma è stato il cancelliere dello Scacchiere George Osborne a lanciare il messaggio dagli schermi della Bbc e alcuni giorni fa, anche i principali partiti britannici avevano sottoscritto alcune proposte per attribuire maggiori poteri al Parlamento scozzese.

Una «tangente dettata dal panico» secondo Salmond, che vede la vittoria all’orizzonte ma che deve ancora sciogliere dei nodi che l’inaspettata vittoria del sì potrebbe far diventare scottanti, primi fra tutti il fronte monetario, quello del debito pubblico e l’incognita sanità. La City, intanto, si preoccupa delle ripercussioni che la secessione potrebbe avere sulle due economie, e la sterlina traballa. La partita, comunque, si gioca tutta alle urne: potranno votare non solo i cittadini scozzesi – tranne quelli che si trovano fuori dal Paese – ma anche i cittadini del Commonwealth e dell’Unione Europea regolarmente residenti in Scozia, purché maggiori di sedici anni. A distanza di settecento anni dalla battaglia di BannockBurn, grande vittoria dell’esercito scozzese che, di fatto, sancì l’indipendenza dall’Inghilterra, il paese delle cornamuse e dei kilt dirà addio ai cugini britannici o si accontenterà dell’autonomia che Londra vorrà concedergli?

 

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Costanza Giannelli

Nasce e cresce (poco, in realtà) in Toscana. Nel 2013, dopo la laurea in Storia Contemporanea si trasferisce a Roma, dove approda alla redazione di Lineadiretta24. Lettrice onnivora e incontenibile logorroica, è appassionata di politica, diritti, storia, De Andrè e Scrubs, non necessariamente in quest’ordine. Curiosa di natura e polemica per vocazione, ama l’India e colleziona lauree, ma giura che la terza sarà l’ultima.

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