Russiagate, usato anche Twitter per manipolare le elezioni americane

Caso Russiagate.
Twitter ha resto noto che il canale tv e web legato al Cremlino Russia Today ha investito, nel 2016, circa 274.000 dollari in pubblicità, allo scopo di influenzare le elezioni americane e favorire la vittoria di Donald Trump. Lo ha svelato il vicepresidente di Twitter Colin Crowell, ascoltato durante un incontro con rappresentati di Camera e Senato statunitensi in merito al caso Russiagate.

L’uso di Twitter

Finora, l’attenzione si era concentrata solamente sull’utilizzo di Facebook; pare, però, che il ruolo di Twitter sia stato più rilevante di quanto immaginato. Nelle prossime settimane saranno ascoltati dal Congresso degli Stati Uniti anche i dirigenti di Facebook e Alphabet (società che fa capo a Google) in merito all’interferenza russa nelle elezioni presidenziali del 2016 e riguardo i contatti tra i membri dello staff elettorale di Donald Trump e il Cremlino. Twitter ha fatto sapere di aver bloccato 201 account ritenuti coinvolti nella diffusione di informazioni false durante le elezioni presidenziali americane.

Caso Russiagate: i precedenti

Il caso Russiagate si espande sempre di più. L’inchiesta, nata dal sospetto che il presidente russo Vladimir Putin avesse voluto aiutare la corsa alla presidenza di Donald Trump, ha avuto avvio con un’indagine dell’Fbi volta a fare chiarezza sulle ingerenze del Cremlino. I primi sospetti nascono quando Paul Manafort, manager della campagna elettorale del candidato repubblicano, è costretto a dimettersi a seguito dell’accusa di aver ricevuto finanziamenti dalla Russia. Un altro episodio significativo avviene quando hacker russi pubblicano alcune mail che danneggiano Hillary Clinton, a pochi giorni dal voto. Uno dopo l’altro iniziano a cadere diverse figure nominate da Trump: dal consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn al ministro per la Giustizia Jeff Sessions. Ma l’evento più grave, che inguaia direttamente il presidente degli Stati Uniti, è la decisione di Trump di licenziare il capo dell’Fbi James Comey, interpretato da molti come un gesto intesto a far naufragare l’indagine. È lo stesso Comey ad ammettere in un memorandum che Trump gli chiese di insabbiare l’inchiesta.

Alimentare il caos

Secondo la Cnn, lo scopo delle inserzioni acquistate da russi sarebbe stato amplificare i tumulti politici e l’atmosfera di confusione e caos durante le elezioni, piuttosto che favorire un candidato o l’altro. Inoltre, pare che le interferenze russe non sarebbero cessate dopo l’elezione dell’8 novembre, continuando ad influenzare la politica statunitense su temi sensibili. Account sospettati di essere legati alla Russia avrebbero alimentato anche la polemica scaturita dalla protesta della lega di Football americano Nfl, dopo che Trump chiamò «figli di puttana» i giocatori neri che si inginocchiano per protesta durante l’inno nazionale prima delle partite. Ma ad essere sotto processo, nel caso Russiagate, non è solamente il presidente degli Stati Uniti. All’inizio di questo mese, Facebook aveva riferito di aver venduto circa 100.000 dollari in annunci, acquistati dalla Russia e finalizzati a influenzare la politica degli Stati Uniti. Gli stessi social network non potranno evitare di fare i conti col loro ruolo politico e con le conseguenze del liberalismo senza regole delle proprie piattaforme.

 

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Viola D'Elia

Nata 27 anni fa, ha vissuto a Roma, Istanbul e in India. Sempre pronta a fare le valigie, sogna di vedere ogni angolo di mondo. Oltre a coltivare ambizioni alla Jules Verne, i suoi interessi includono accumulare libri, la musica e il cinema. E’ capace di commuoversi ogni volta che rivede Hugo Cabret; ama scrivere e fare domande, ma non riceverne. Specialmente di lunedì mattina. Crede fermamente nella filosofia di Big Fish: «Tenuto in un piccolo vaso il pesce rosso rimarrà piccolo, in uno spazio maggiore esso raddoppia, triplica o quadruplica la sua grandezza».