Provaci ancora, Rula!

Quello dell’informazione, si sa, è un ambiente dinamitardo costellato di minacce e pericoli incombenti sull’ipotetico sviluppo dignitoso e povero di preconcetti di cui l’intelletto umano dovrebbe beneficiare. Asserragliata nella schiera dei più alti ranghi posti a difesa di questo tumultuoso universo siede, incontrastata, Rula Jebreal. L’abbiamo vista e rivista nei più variopinti salotti dei talk che ogni sera fanno razzie nelle nostre case, sempre fervente nelle sue prese di posizione contro i nemici di libertà e diritti conquistati a colpi di liberal-globalismo, perennemente in prima linea nell’atavica battaglia contro l’oscuro esercito di razzomofonazifascisti che inquinano i limpidi e cristallini loci amoeni dell’informazione italiana. Appassionata di politica estera (sic!), in particolare di questioni geopolitiche legate al medio oriente, Rula arriva in Italia nel lontano 1993 grazie all’opportunità offertagli da una borsa di studio indetta dal governo italiano per un soggiorno di formazione rivolto a studenti stranieri di Medicina. E se le versioni italiana e statunitense di Wikipedia divergono in merito al presunto successo della nota giornalista in campo medico (no, fermi, è stato tutto ripulito, su wikipedia andateci per cose più serie) , nulla si può di certo rimproverare alla coraggiosa cronista circa la sua passione per i temi più attuali e socialmente cruciali del nostro tempo: immigrazione, ius soli, femminismo, parità di genere, fake-news sono solo alcuni dei vessilli fieramente condotti dalla Jebreal sul campo di battaglia dell’ignominia mediatica. Sì, è possibile assurgere la sedicente giornalista palestinese a simbolo dell’orda di protointellettuali assiduamente liberisti che infestano i nostri mezzi d’informazione. Mentre il nostro paese vive il dramma silenzioso causato da politiche di stampo neoliberista, ideate nella terra delle libertà tanto agognata dalla Jebreal e sintetizzate nella provetta difettosa recante l’etichetta UE, Rula antepone nella sua imperiosa battaglia delle idee Ius Soli, quote rosa, riforme (di stampo liberista) e quel concetto di democrazia che gli USA pongono dal secondo dopoguerra a fondamento del proprio imperialismo: atteggiamento che ormai solo i fessi, o i collusi, stentano a riconoscere e osteggiare. A quale categoria appartieni, Rula?

Non è necessario mettere il naso nella vita privata della scrittrice (qui il corsivo non serve) per stralciare il velo di manifesta ipocrisia che accompagna gran parte delle sue contraddittorie analisi. Piacevole, accattivante e suadente Rula cela la cacofonia delle sue bizzarre uscite tv, con il savoir-faire di chi sa come sfruttare il mezzo televisivo. Ricorre spesso, nelle sue pletoriche arringhe, il ricorso all’autoflagellazione di matrice razziale tipicamente cristallizzata dalla formuletta “come me”: Rula sa mettersi sulla difensiva (e ne ha davvero bisogno) autovittimizzandosi per mano del suo essere “donna, nera e per giunta pure emigrata dal proprio paese”, quando in realtà sembra non capire che le critiche che le sono mosse dai più sono dovute a un quid che l’occhio umano non sa vedere.  Ma quante ne hai combinate, Rula, in questi anni? Ultima, in ordine di tempo, la sua topica sullo stato uzbeko, a detta della Jebreal “parte della Russia”. Ma Rula ne sa una in più del diavolo e in men che non si dica il suo criptico tweet viene rimosso. Verba volant, screens… no, queste storpiature del nuovo secolo lasciamole all’agitatrice di femen, limitiamoci al mero dato formale:

Rula Jebreal

E se questo ilare quanto vergognoso post ha meritato di essere cestinato, di altro avviso pare essere la testarda Jebreal in riferimento ad un altro tweet recante un’onirica connessione tra l’attentato di New York, la nazionalità dell’attentatore e la figura di Putin: chapeu.

Saltuariamente, la paladina del nichilismo occidentale fa ritorno dalla terra delle mille opportunità per renderci noto che dall’altra parte dell’oceano la fanno più profumata della nostra. Rula ha un fastidioso e sinistro atteggiamento di malcelata superiorità morale nei confronti degli italiani, fenomeno al quale il nostro vessato popolo si è talmente abituato negli ultimi decenni (a causa di una martellante campagna mediatica di stampo denigratorio) da faticare ormai a distinguerlo. Nel corso di un’animata discussione con Giorgia Meloni durante il programma di Formigli, Rula ha dipinto la sua analisi circa le reazioni del popolo italiano al concetto di Ius Soli in questi termini:

“Mi rendo conto che è molto duro, in un paese come questo che ha vissuto il vero fascismo che ha portato morte, distruzione, che ha portato alla deportazione di cittadini europei che erano ebrei. Milioni che li hanno portati in Germania e li hanno ammazzati, avete un paese che ha avuto delle leggi di discriminazione razziale, mi rendo conto che è duro, doloroso, difficile affrontare e guardare il mostro negli occhi”.

Un ragionamento che, se fatto da uno studente delle medie, non farebbe una piega (o forse no?). Si tratta tuttavia di un’accusa pesante e realmente offensiva nei confronti dell’identità nazionale italiana (sì Rula, quella esiste ancora). Imbarazzata, probabilmente conscia della gaffe appena commessa, la Jebreal corre ai ripari mischiando le carte con il solito gretto espediente del globalismo, fenomeno secondo cui i profitti sono destinati a pochi fortunati, ma i costi debbono necessariamente gravare sulle spalle di tutti i comuni mortali, categoria ben distante dalla realtà in cui evidentemente Rula conduce la propria frivola esistenza.

E’ tuttavia difficile affrontare un personaggio come la Jebreal al giorno d’oggi, Nicola Porro docet: il male del nostro tempo, quell’ordoliberismo obiettore di indentità nazionale e stereotipizzatore d’umana coscienza, reali e ultimi oppositori alla selvaggia e incontrollata circolazione dei capitali, indossa belle e affabili maschere, capaci di abbindolare chi guarda (senza intelligere): a questi visi dalle forme sinuose, a queste personalità pop è sufficiente una locuzione bieca e subdola, a mo’di moribondo lamento, per abbattere la difficile costruzione logica del proprio avversario dialettico. E’ questa l’arma più ricorrente sfoderata dalla Jebreal e dal suo esercito di riserva : nazista, fascista, sessista, omofobo, basta poco per imbambolare un popolo di ascoltatori resi intellettualmente sterili da decenni di purghe del pensiero. Il richiamo all'”uomo bianco” è sensazionale, forse Sapelli non era poi così fuori strada. E se anche Formigli si imbarazza significa che stavolta, Rula, hai proprio esagerato. 

Ah, Rula, quei muri di cui parli sempre manco fossero il diavolo, sono gli stessi che hanno consentito al tuo paese adottivo (States, ndr) di scrollarsi di dosso l’egemonia commerciale inglese e divenire una potenza mondiale. Chang questo sa spiegarlo molto bene, anche a una come te.

 

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Federico Lordi