ONU, bocciata la risoluzione sulla Palestina

«Più incerto che mai»: così era stato figurato, appena quindici giorni fa, il futuro dei rapporti tra Israele e la Palestina da Robert Serry, Coordinatore Speciale delle Nazioni Unite per la il Processo di Pace in Medio Oriente. Durante il suo intervento al Consiglio di Sicurezza, si era appellato alle Parti affinché si astenessero da qualunque «provocazione» e si impegnassero a «ricostruire la fiducia e a preparare le condizioni per un ritorno ai negoziati volti alla risoluzione del conflitto».

Il monito di Serry si inscrive nella recente escalation di tensione dovuta, contestualmente, al riconoscimento dello Stato di Palestina da parte di Francia, Spagna e Portogallo e alla mancata adozione di una risoluzione ONU per affermare il «bisogno urgente» di arrivare ad una «soluzione pacifica per la situazione in Medio Oriente che getti le fondamenta per uno Stato di Palestina con Gerusalemme Est come sua capitale» (fonte United Nations News Center).

La risoluzione, che prevedeva il rientro totale delle forze Israeliane dalla Cisgiordania entro il 2017, l’ingresso a pieno titolo della Palestina all’ONU e il raggiungimento di un accordo di qui a un anno, non ha raggiunto il quorum necessario di 9 voti su 15. Hanno votato a favore Russia, Cina, Francia, Lussemburgo, Ciad, Argentina, Giordania e Cile, mentre è venuto meno il sostegno di America e Australia. Secondo le parole di Samantha Power, Rappresentante Permanente degli Stati Uniti presso l’ONU, il testo, anziché favorire il compromesso, avrebbe esacerbato le divisioni. Un voto favorevole avrebbe, con tutta probabilità, ulteriormente acuito la distanza tra Washington e Tel Aviv, i cui rapporti risultano attualmente piuttosto incrinati.
Prevedibili la reazione di disappunto da parte della Palestina, che, attraverso il proprio rappresentante, ha lamentato l’«intransigenza» di Israele, e la soddisfazione del portavoce Israeliano, che ha definito la proposta «assurda».

L’ultima stesura della bozza aveva, invero, apportato dei cambiamenti importanti, primo fra tutti l’introduzione di scadenze perentorie in merito alla conclusione delle trattative di pace. In definitiva, pare che i termini temporali imposti da Abu Mazen siano stati la causa principale del dissenso e della mancata approvazione del testo.
La mossa Palestinese successiva alla votazione è stata l’annuncio di voler sottoscrivere lo Statuto di Roma costitutivo della Corte Penale Internazionale. Aderendo all’Organizzazione, la Palestina, già Stato osservatore, potrebbe denunciare Israele per crimini contro l’umanità. C’è chi ritiene che l’obiettivo finale di Abu Mazen fosse proprio quello di arrivare alla Corte, che si sia ricercato il fallimento della risoluzione per chiamare Tel Aviv in giudizio. Si tratta, per ora, di speculazioni. Ma Israele è già sul piede di guerra.

Rappresentante-Giordania

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Claudia Pellicano