Riforma dell’immigrazione negli Stati Uniti

 Secondo la Casa Bianca, rinnovare il sistema porterebbe un ricavo di oltre un trilione di dollari nell’arco di due sole decadi. La regolarizzazione di coloro che si stimano essere dieci milioni di lavoratori illegali negli Stati Uniti significherebbe nuovi introiti in termini di tasse, una crescita dell’economia, un nuovo slancio all’imprenditoria ed un sostanziale contributo economico verso il fondo per la Sicurezza Sociale.
Il nocciolo duro della riforma, quello su cui insiste l’amministrazione Obama, è che l’attuale situazione riguardo l’immigrazione e la diffusa illegalità non giovino all’economia del Paese, e che sia necessario che le imprese e i lavoratori in America «giochino secondo lo stesso complesso di regole». Nelle parole di Cecilia Muñoz, Direttrice dell’Ufficio per gli Affari Governativi, i contributi fiscali all’istruzione e alla Sicurezza Sociale da parte dei milioni di lavoratori illegali negli Stati Uniti renderebbero l’economia più equa per la classe media e comporterebbero una significativa riduzione del deficit.

Secondo il portavoce della Casa Bianca Jay Carney, sono stati compiuti progressi importanti in tale direzione e sembra esserci un sostegno bipartisan alla riforma. La premura maggiore del Presidente è ottenere l’appoggio del Senato e, a tal proposito, Obama è impegnato ad aprire un dialogo sia con i Democratici che con i Repubblicani. È necessario guadagnare un ampio consenso bilaterale in supporto dei principi sulla riforma dell’immigrazione espressi dalla cosiddetta “Gang of Eight“, il gruppo dei leader Repubblicani e Democratici alla Camera e al Senato.

L’America è un Paese di immigrati che deve i propri successi anche alla straordinaria varietà umana e culturale che vanta. Il governo ritiene essenziale riconoscere nell’amalgama eccezionale che gli Stati Uniti offrono un punto di forza e regolamentare quella che è una situazione ineludibile, per garantire sicurezza, trarre il maggior vantaggio possibile dall’insediamento di nuovi cittadini e «costruire un sistema immigrazione all’altezza di una nazione soggetta alla legge e di una nazione di immigrati».

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Claudia Pellicano

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