Proteste in Iran: cosa sta succedendo

Non si placano le proteste in Iran contro la corruzione, l’aumento del costo della vita, la disoccupazione, e le politiche del governo in Medio Oriente. Era dalle elezioni presidenziali del 2009 che l’Iran non vedeva un movimento di protesta così diffuso, con migliaia di persone scese in strada in tutto il paese. Il governo ha reagito arrestando centinaia di manifestanti e oscurando i social media. Venti persone sono state uccise, secondo i media iraniani. Il capo della Corte Rivoluzionaria della provincia di Teheran, Moussa Ghazanfarabad, ha dichiarato che alcune delle persone arrestate durante le proteste in Iran potrebbero essere accusate di ‘Muharebeh’ (guerra contro Dio), un reato che prevede la pena di morte. Le proteste sono iniziate nella città di Mashhad, la seconda più grande del paese e roccaforte conservatrice dell’avversario del Presidente Hassan Rouhani durante le scorse elezioni. Alcuni analisti hanno suggerito che le proteste siano iniziate qui per mettere sotto pressione Rouhani e il suo governo relativamente moderato.

Le manifestazioni si sono poi allargate a macchia d’olio in tutto il paese. Che cosa chiedono i manifestanti? Inizialmente le proteste si sono concentrate sulla fragile economia iraniana. L’inflazione e la disoccupazione sono alle stelle nel paese, e recentemente c’è stato un aumento del 40% sui prezzi di uova e carne di pollo, attribuiti dal governo ai timori dell’influenza aviaria. Le critiche degli iraniani si sono riversate sia verso Rouhani che verso l’Ayatollah Ali Khamenei. Alcuni si sono scagliati contro il supporto militare fornito dall’Iran al presidente siriano Bashar Assad. A differenza del 2009, le proteste non hanno una leadership centrale. Le immagini diffuse mostrano cannoni ad acqua usati contro i manifestanti a Teheran e danni causati dalle proteste alla proprietà pubblica. Tra le vittime accertate, anche un poliziotto ucciso da un manifestante armato.

Gli iraniani sono arrabbiati perché si aspettavano miglioramenti nella qualità della vita a seguito della cancellazione delle sanzioni internazionali, imposte per il programma nucleare perseguito dal paese. In realtà, alcune restrizioni sono ancora in vigore in particolare sull’importazione ed esportazione di armi. A queste si aggiungono nuove sanzioni decise dagli Stati Uniti a seguito del lancio missilistico avvenuto la scorsa estate. Secondo Alireza Nader, analista internazionale ed esperto del paese, la gente ha ormai perso fiducia nel presidente: «Il governo è visto come altamente corrotto e le disuguaglianze come una forma di ingiustizia. Questo sarebbe dovuto essere un sistema capace di ristabilire la giustizia dopo la rivoluzione del 1979, ma ha fallito». Nel mezzo delle proteste, trova spazio anche un movimento che spinge per i diritti delle donne. Ha fatto il giro del mondo la storia di una ragazza che ha manifestato senza velo in pubblico, prima di essere arrestata. Per il momento le proteste si sono dimostrate diverse da quelle del 2009, che furono più diffuse e durarono per mesi. I giovani iraniani vogliono una società più liberale, ma è improbabile che si ripeta una nuova rivoluzione contro un governo che sanno essere disposto ad usare la forza per mantenere il potere.

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Viola D'Elia

Nata 27 anni fa, ha vissuto a Roma, Istanbul e in India. Sempre pronta a fare le valigie, sogna di vedere ogni angolo di mondo. Oltre a coltivare ambizioni alla Jules Verne, i suoi interessi includono accumulare libri, la musica e il cinema. E’ capace di commuoversi ogni volta che rivede Hugo Cabret; ama scrivere e fare domande, ma non riceverne. Specialmente di lunedì mattina. Crede fermamente nella filosofia di Big Fish: «Tenuto in un piccolo vaso il pesce rosso rimarrà piccolo, in uno spazio maggiore esso raddoppia, triplica o quadruplica la sua grandezza».