La protesta Lakota resiste. Intervista a Gloria Mattioni [con traduzione in inglese]

La protesta Lakota continua. Ne abbiamo parlato con Gloria Mattioni, corrispondente da Cannoball.

Nata a Milano, nel 1957, Gloria Mattioni da piccola sognava di essere un pirata, un’astronauta, o un esploratore. Da molti anni è una scrittrice e reporter freelance e collabora con diversi giornali e riviste. Nel 1992 si è trasferita a Los Angeles, ha viaggiato dall’Alaska all’Oklahoma, dal Maryland al Nord della California, da Las Vegas allo Stato di Washington. Poi ha continuato a viaggiare, dai ghiacci dell’Alaska alle riserve indiane dell’Arizona e del Dakota. È autrice di cinque libri pubblicati in Italia e due negli Stati Uniti.

Nel 2014, ha pubblicato negli Stati Uniti, “Dakota Warrior, La storia di James R. Weddell”. Oggi è impegnata come reporter e attivista per documentare la protesta dei Lakota Sioux contro l’oleodotto DAPL.

 

Protesta Lakota

Immagine tratta dal gruppo Sacred Stone Camp

Se non sbaglio lei sta lavorando a un reportage sui Lakota Sioux ed è appena tornata da Cannonball, vuole raccontarci la sua esperienza?

Sono appena tornata dal mio secondo viaggio a Cannonball. La prima volta, ero andata a fine agosto, quando ancora le cose sembravano più tranquille e avevo avuto modo di apprezzare tutta la positività del campo, l’unità fra le diverse tribù e la totale apertura a chiunque venisse a partecipare, non importa di che razza o provenienza sociale. La spiritualità e il senso di appartenenza. L’orgoglio degli anziani che finalmente rivedevano la loro gente ribellarsi ai soprusi del governo americano, come non era successo dai tempi dell’occupazione di Wounded Kneee, che però era un confronto armato, quindi di diversa natura. La solidarietà internazionale contrapposta al silenzio dei media. La voglia dei ragazzi di imparare le tradizioni e il linguaggio degli antenati.
La seconda volta, a fine ottobre, mi sono ritrovata in mezzo a una situazione molto cambiata, con la polizia della contea di Morton (dove si trova Cannonball) agguerritissima e arrogante, che compiva arresti di massa e aggrediva con manganelli, spray al pepe, teaser elettrici  e fucili a gommini i manifestanti pacifici, persino tirando fuori a forza gli anziani dalle capanne sudatorie in cui pregavano. Ciò nonostante, il coraggio, la determinazione, l’unità e il senso di giustizia dei protettori dell’acqua compensano il pericolo a cui ci si espone. E nessuno vorrebbe mai andarsene.

Protesta Lakota

Immagine tratta dal gruppo Sacred Stone Camp

Nel parlare della protesta contro il DAPL ci siamo sempre riferiti ai Lakota Sioux, ma quante tribù, associazioni e movimenti sono coinvolti oggi?

Le tribù che hanno aderito sono più di 300, ovvero quasi tutte. Ci sono poi diversi movimenti per i diritti civili, da Black Lives  Matter a Indigenous Rights, Earth First!, Democracy Now,  associazioni come il Sierra Club, amministrazioni di varie città americane (per esempio, Los Angeles, Filadelfia, Seattle, Minneapolis e così via) e persino diverse chiese.

C’è anche una grande proliferazione dei gruppi in rete, in particolare su Facebook. Che ruolo ha la lotta virtuale e quali sono i luoghi migliori per tenersi informati?

I social media sono quelli dove si trovano informazioni in diretta, per esempio con i video live di Oceti Sacowin Camp e Sacred Stone Camp. I media alternativi stanno facendo un ottimo lavoro, nonostante vari giornalisti siano stati arrestati solo per avere fatto il loro lavoro, vedi il caso di Amy Goodman di Democracy Now.

Protesta Lakota

Iskape Kenny Weddell, ha 8 anni. Al camp dai primi di agosto, va a scuola li’ e dorme in un tipi con i suoi genitori. è uno Ihanktonwan (o Yankton) del Sud Dakota.

Nel frattempo pare che le forze di polizia statunitensi non siano andate per il sottile a Standing Rock.

Esatto, come dicevo prima sono state commesse violazioni di diritti umani e abusi di potere con “strip search” degli arrestati, assolutamente non necessarie e fatte solo per umiliare persino anziani e rappresentanti del clero, tanto da richiedere l’intervento di osservatori delle Nazioni Unite e di Amnesty International.

Dopo essere stato piuttosto evanescente adesso Obama ha dichiarato che il tracciato dell’Oleodotto dovrebbe essere spostato lontano dalle terre dei nativi. C’è da essere ottimisti?

Non direi. Non solo perché il tracciato originale avrebbe dovuto passare da Bismark, dove sta il governatore che è tra l’altro uno dei principali azionisti della DAPL, ed era già stato spostato ma perché mentre Obama para di “valutare le opzioni nelle prossime settimane” la DAPL, che non ha mai ottenuto i permessi che prevedevano un rapporto sui possibili danni sull’ambiente, sta avanzando a tutta forza ed è già quasi arrivata al fiume. Obama aveva promesso ai ragazzi di Standing Rock anche di fare rispettare i trattati, che vorrebbe dire automaticamente cacciare la DAPL da quella terra che loro continuano a reclamare come “privata” ma è in realtà terra tribale, secondo i trattati del 1851 e 1868. Ha rotto tutte le promesse quando –  come ha sottolineato l’attore Mark Ruffalo – sarebbe bastato un tratto di penna del presidente per fermare la DAPL. Un presidente che tra l’altro non rischiava più nulla, essendo alla fine del suo mandato. In questo modo Obama ha perso completamente la fiducia dei nativi, che prima lo stimavano e rispettavano. Inoltre, per i nativi non si tratta di cambiare il percorso: che vittoria sarebbe avvelenare altri invece di loro stessi? La loro battaglia è per tutti, per il diritto all’acqua pulita di tutti  noi, non solo dei 17 milioni di persone, native e non, che verrebbero coinvolti lungo l’attuale percorso della DAPL.

Protesta LakotaLa settimana scorsa abbiamo accennato al fatto che l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale del Messico ha fatto propria la protesta dei nativi americani; pensa che possa nascere intorno a questi esempi virtuosi un movimento pan-americano di difesa della terra e dei diritti dei nativi in genere?

Assolutamente. È proprio quella la speranza. A Cannoball si dice, “questo è solo l’inizio”. I Nativi sono perfettamente coscienti che la loro lotta non è isolata: in tutto il mondo, la terra e l’acqua di fiumi e oceani vengono avvelenate per accomodare gli interessi di multinazionali, le foreste vengono tagliate, i raccolti avvelenati dai pesticidi e in America, grazie al fracking (la pratica di estrarre petrolio sparando idrocarburi sottoterra), oleodotti lunghissimi e costruiti al risparmio prolificano su tutto il territorio aumentando la probabilità di perdite e altri disastri naturali come i terremoti. La preoccupazione è proprio quella di lasciare in eredità un pianeta invivibile alle prossime generazioni. Secondo le profezie Lakota, siamo arrivati al punto di rottura. E solo un movimento che unifichi i quattro colori della razza umana per difendere anche il mondo animale e vegetale, l’acqua, l’aria e la terra, considerate come risorse vitali da non sfruttare  per profitto di pochi, può cambiare le cose. “Mni Wiconi”, il motto del movimento Nodapl, significa “l’acqua è vita”.

 

Si ringrazia Gloria Mattioni per averci fornito alcune immagini, le altre sono state prese dal gruppo Sacred Stone Camp.
Segnaliamo ancora una volta i gruppi Sacred Stone Camp , Standing Rock Protectors – Pipeline Protest per seguire la protesta Lakota.

qui i nostri articoli precedenti:

Intervista ad Alessandro Martire

I Lakota Sioux e l’eterna lotta per la Terra

Di seguito la traduzione in inglese dell’intervista.

If I’m not mistaken she is working on a report about the Lakota Sioux tribe and has just returned from Cannonball. Do you want to tell us about your experience?

I have just returned from my second trip to Cannonball. The first time, I went to the end of August, back when things seemed quieter and I was able to appreciate all the positive of the field: unity among the different tribes and total openness to everyone who came to participate, no matter what race or social background. Spirituality and a sense of belonging. The pride of the elders who finally see their people rebel against the US government’s abuse of power, as it had happened at the time of the occupation of Wounded Knee in 1973, but that was an armed confrontation. International solidarity as opposed to silence of the media. The desire of young people to learn the traditions ways and ancestral language.
The second time, in late October, I found myself in the midst of a very different situation , with the police of Morton County (where Cannonball is) very aggressive and arrogant; policemen performed mass arrests and attacked peaceful protesters with batons, pepper spray, electric teasers and rifles with rubber bullets, even pulling elders from the sweat lodge where they were praying. Nevertheless, the courage, determination, unity and sense of justice of the water protectors compensated the danger to which one is exposed. And no one ever wants to leave.

In speaking of the protest against the DAPL we always refer to the Lakota Sioux, but how many tribes, associations and movements are involved today?

The tribes that have joined are more than 300, that is nearly all of them. Then, there are different movements for civil rights, from Black Lives Matter to Indigenous Rights, Earth First !, Democracy Now, organizations like the Sierra Club, councils of several American cities (eg, Los Angeles, Philadelphia, Seattle, New YorkMinneapolis, and so etc.) and even churches.

There is also a great proliferation of networking groups, especially on Facebook. What role has the virtual communication and what are the best places to keep informed?

Social media are the ones where you can find information directly, for example with live videos from Oceti Sacowin Camp and Sacred Stone Camp. The alternative media are doing a great job, despite the fact that several journalists have been arrested for doing their duty, see the case of Amy Goodman of Democracy Now.

Meanwhile it seems that the Morton County Sheriffs are not using proper ways in Standing Rock….

Exactly, as I said before, there were violations of human rights and abuses of power through “strip searchs” of those arrested, absolutely unnecessary and only intended to humiliate even elders and representatives of the clergy, as to require the intervention of United Nations and Amnesty International observers.

After being rather absent, Obama recently stated that the route of the DAPL could be moved away from native lands. Reason to be optimistic?

I don’t think so. Not only because the original route should have passed through Bismark, where lives the governor –who by the way is one of the main shareholders of DAPL,– and had been already re-routed. More because while Obama talks about “assess the options in the coming weeks” the DAPL, that never obtained permits failing to include in their application a full report about possible damage on the environment, is advancing at full speed and has already almost reached the Missouri river. Obama promised the youth of Standing Rock that he would enforce the Treaties, that would automatically mean evicting the DAPL from the land that they continue to claim as “private” but is actually tribal land, according to the treaties of 1851 and 1868. Obama broke all the promises when – as pointed out by the actor Mark Ruffalo – a stroke of his pen would have been enough to stop the DAPL. He did not risk anything, being at the end of his term mandate, but he didn’t. This way, Obama has completely lost the trust of the Natives, who first liked him and respected. More over, for the Natives it is not about changing the route: what victory would be in poisoning  others instead of themselves? Their battle is for all people, for the right to clean water for all of us, not just the 17 million people, native or not, who could also be involved along the present path of DAPL.

Last week we mentioned that the Zapatista Army of National Liberation of Mexico endorsed the protest of the Native Americans; Do you think that a Pan-American movement to defend the land and the rights of all indigenous people could be born around NoDAPL?

Absolutely. It is precisely what is hoped. At Cannonball they say, “this is just the beginning.” The Natives are perfectly aware that their struggle is not isolated. In the whole word., the earth and the water of rivers and oceans are poisoned to accommodate the interests of corporations, forests are cut, crops poisoned by pesticides and in America – thanks to fracking (the practice of extracting oil firing underground hydrocarbons), long and shoddy pipelines proliferate throughout the country, increasing the likelihood of spills and other natural disasters such as earthquakes. The concern is precisely to leave behind an unlivable planet for the future generations. According to Lakota prophecies, we got to the breaking point. Only a movement that unifies the four colors of the human race to defend the plant and animal nations, the water, the air and the earth, regarded as vital resources not to be exploited for the high profits of just a few, can change our future. “Mni Wiconi”, the NoDAPL motto, means “water is life.”

@aurelio_lentini

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Aurelio Lentini

Laureato in Scienze Storiche presso L'università Statale degli Studi di Milano, oggi conduce una piccola libreria online, collabora con varie testate online, scrive, e tenta di venire a capo del mondo prima che il mondo venga a capo di lui.