Pronto il report degli esperti sulla Siria, l’ONU è in cammino verso la pace

Secondo una stima di Human Rights Watch, il gruppo per l’osservanza dei diritti umani con sede a New York, le forze del regime siriano e le milizie pro-governative sono responsabili di esecuzioni extra-giudiziarie di almeno 248 persone nelle città di al-Bayda e Banias, sulle coste mediterranee del Paese e ordini di Damasco avrebbero impedito le necessarie cure ai feriti nelle zone sotto il controllo dell’opposizione. La Russia mira ad intensificare la flotta della Marina Militare presente sul Mediterraneo e gli Stati Uniti, dopo il discorso del Presidente Obama dello scorso 12 Settembre, minacciano l’intervento armato per ripristinare l’ordine e arginare la crisi in atto.

Per scongiurare il precipitare del conflitto, la strada della diplomazia è quella privilegiata, infatti sono in atto gli incontri tra il Segretario di Stato americano Jonh Kerry e il ministro degli affari esteri russo Sergej Lavrov, per tenere sotto controllo l’arsenale chimico del regime siriano con l’obiettivo per il prossimo incontro Kerry-Lavrov, previsto per fine Settembre in occasione dell’ Assemblea Generale ONU, di procedere diplomaticamente verso i negoziati di pace per la Siria, «Ginevra2».

Sembra questa l’unica opzione pacifica ad un possibile intervento U.S.A che, secondo le dichiarazioni di Obama, sarebbe solo una lezione da impartire come monito per l’uso di gas tossici e poco più, non essendoci interessi nazionali minacciati. Sarebbe poi una forma di sostegno allo Stato di Israele, qualora le forze di Al- Qaida si mobilitassero.Obama ha quindi chiesto al leader del Congresso di rinviare il voto per l’intervento militare e presentare una risoluzione al Consiglio di Sicurezza ONU che richieda ad Asad di consegnare le armi chimiche e distruggerle sotto il controllo internazionale ma intanto le forze militari sono schierate e rimangono pronte.

Il timore americano è quello di un’apertura dell’alleanza russo-siriana e il discorso ufficiale del Presidente riflette una posizione contraddittoria, in bilico tra il retaggio neo-imperialista e il mantenimento del ruolo di paladini della sicurezza e della democrazia, queste le conclusioni:
«Non siamo il poliziotto del mondo ma se, con un rischio e uno sforzo minimi, possiamo evitare che dei bambini vengano uccisi col gas, penso che dovremmo agire. È questo che rende l’America diversa. È questo che ci rende eccezionali». In ogni caso l’attenzione e la predilezione per la via diplomatica effettiva è una promessa di una pace sicura, un’alternativa percorribile e praticabile per scongiurare la recrudescenza del conflitto e ogni ulteriore dilagare di violenze.

Eva Del Bufalo

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