Primo viaggio in Israele del Presidente Obama

È, inoltre, un’occasione per corroborare i rapporti non sempre facili con Israele in un momento storico gravato da forti tensioni internazionali.

L’incontro affronta i temi dell’Iran, della Siria e della pace in medio oriente. Netanyahu apre dicendosi preoccupato per l’inarrestabile ricerca di armi nucleari da parte del regime di Ahmadinejad e, al contempo, esprime la propria gratitudine per la determinazione degli Stati Uniti nell’impedire che l’Iran sviluppi un programma nucleare. Nondimeno, fa notare come gli sforzi della comunità internazionale in termini di diplomazia e sanzioni siano stati, finora, infruttuosi. Ricorda che gli Stati Uniti rappresentano il migliore alleato di Israele e ringrazia Obama per aver ribadito il diritto degli Israeliani a difendersi da qualunque minaccia.
I due leader discutono della questione siriana e del timore che l’arsenale di armi possa cadere nelle mani dei terroristi. Secondo la versione del regime, sarebbe stato fatto uso di armi chimiche da parte dell’opposizione, ma Obama, per il quale Assad ha perso ogni legittimità, si dice scettico a proposito e ritiene necessario investigare sulle stragi.
La questione centrale dell’incontro rimane la pace tra israeliani e palestinesi. Netanyahu si dice impegnato alla soluzione dei due Stati e spera che la visita del Presidente possa costituire un ulteriore passo verso la fine del conflitto. Obama aggiunge che il compito primario di una leadership politica è quello di preservare il proprio popolo e che la sicurezza di Israele non è negoziabile. Si dice orgoglioso del supporto che forniscono gli Stati Uniti e concorda che una pace duratura debba contemplare uno Stato sicuro per gli ebrei ed una nazione indipendente e sovrana per i palestinesi. Tuttavia alla domanda sul perché non si sia ancora arrivati alla pace in medio oriente, Obama riconosce che non è stato fatto alcun progresso negli ultimi anni, che è problematico accordare due parti con differenti interessi e politiche ed auspica una maggiore apertura di Israele al mondo arabo. Il Presidente non può che ribadire l’impegno nel creare delle opportunità d’incontro tra le due fazioni e che è ansioso di ascoltare Abu Mazen per capire quale soluzione intraveda il Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese.

Ad oggi, e da quanto emerso dalla conferenza stampa, la pace in medio oriente è ancora lontana. È interessante che dei segnali di speranza provengano dagli intellettuali israeliani. Tra di loro c’è David Grossman che, pur avendo perso un figlio in guerra, ebbe la forza di scrivere che, per far fronte ad “interessi diversi” bisogna vedere le cose “con gli occhi del nemico”.

di Claudia Pellicano

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