Papa in Bolivia: tappa al Burger King e la messa a Santa Cruz

Giovedì 8 luglio Papa Francesco è giunto in veste di «pellegrino e ospite» nella seconda tappa del tour in America Latina, precisamente a Santa Cruz, in Bolivia, ben 27 anni dopo il viaggio del suo predecessore San Giovanni Paolo II.
Dopo Ecuador e Bolivia, sarà la volta del Paraguay, dove il pontefice verrà accolto dal presidente Horacio Cartes. È prevista la visita al palazzo presidenziale, a cui seguirà un evento di benvenuto presso l’Ospedale Pediatrico Acosta Nu, per poi recarsi al Santuario di Caacupé e, infine, raggiungere la cattedrale di Asunción.

L’arrivo in Bolivia. Francesco è atterrato allo scalo aeroportuale di La Paz verso le 23:00 dove ad attenderlo c’erano personaggi di rilievo, tra i quali il presidente Evo Morales e il sindaco della città Perci Fernandez. «Accogliamo con le braccia e il cuore aperto il Papa dei poveri, che si identifica con San Francesco di Assisi» lo ha salutato il presidente che gli ha anche regalato un crocifisso scolpito in un martello di legno e falce, simbolo comunista dell’unione del lavoro e dei contadini, simile a quello appartenente a Padre Luis Espinal, un prete gesuita ucciso da squadroni paramilitari della Bolivia e che, in questo caso, vorrebbe simboleggiare un dialogo aperto tra le diverse culture, così come interpretato dal portavoce del Vaticano, Federico Lombardi e che il governo boliviano è certo che il Papa abbia apprezzato.

La sosta al Burger King. Prima di celebrare la messa in piazza Cristo Redentore, il Papa si è cambiato in una struttura della catena di fast food Burger King chiuso nella mattimata proprio per la visita papale. Come affermato dal manager del ristorante Alfredo Troche, lo staff del pontefice «ha chiesto aiuto perché questo era un luogo appropriato ed era chiuso al pubblico».
Il Burger King non ha perso tempo nel diffondere quanto avvenuto, ringraziando su twitter Papa Francesco per «per aver scelto un Burger King come tua sagrestia» e, forse forzando un pò la mano con la diffusione di un’immagine in cui appare il Papa di spalle con lo slogan in maiuscolo «Ci sono visite che non solo ti rallegrano lo spirito, lo alimentano» e sotto in piccolo «Grazie Papa Francesco, Burger King Bolivia ti riceve con le braccia aperte».
Il fast food ha riaperto nel tardo pomeriggio, ma altare e trono papale sono rimasti esposti al suo interno a testimonianza di quanto accaduto. «Il business è incrementato da quando è stato qui», ha detto, «È davvero una benedizione», ha dichiarato l’assistant manager di Burger King, Christian Vaca.

Il messaggio. «Quanta gioia ci dà sapere che il castellano portato in queste terre oggi convive con 36 idiomi originari, amalgamandosi – come fanno nei fiori nazionali di kantuta e patujú il rosso e il giallo – per dare bellezza e unità nella differenza. In questa terra e in questo popolo si è radicato con forza l’annuncio del Vangelo, che lungo gli anni è andato illuminando la convivenza, contribuendo allo sviluppo del popolo e promuovendo la cultura». Il Papa ha sottolineato i numerosi passi in avanti fatti da questo Paese, non solo in ambito politico, grazie agli sforzi in materia di rispetto delle minoranze, ma anche nei settori economico e sociale. Inoltre Francesco stesso ha ricordato che «Se la crescita è solo materiale si corre sempre il rischio di tornare a creare nuove differenze, che l’abbondanza di alcuni si costruisca sulla scarsezza di altri. Perciò, oltre alla trasparenza istituzionale, la coesione sociale richiede uno sforzo nell’educazione dei cittadini».
I bambini sono la vera risorsa preziosa del Paese, pertanto vanno educati secondo valori e ideali nobili, in quanto soprattutto da loro dipenderà il futuro della nazione.
Durante la visita nel carcere di Santa Cruz-Palmasola il Papa si è presentato con l’umiltà che lo caratterizza: «Quello che sta davanti a voi è un uomo perdonato. Un uomo che è stato ed è salvato dai suoi molti peccati. Ed è così che mi presento» e ha spiegato che «La reclusione è parte di un processo di reinserimento nella società e non deve essere sinonimo di esclusione».

Foto twitter di Burger King Bolivia

@MariaLauraSerpi

 

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Maria Laura Serpico

Bionda, bassa e sognatrice. Se è vero che ogni riccio è un capriccio, con me la vita non è mai noiosa. Mi definisco una “persona frenetica”, alla continua ricerca di nuovi stimoli. Il mio colore preferito è il verde, perché la speranza è l’ultima a morire! Le cose che preferisco fare sono: parlare, parlare e… parlare! Ma non temete, in caso di necessità, sono pronta ad ascoltare: ogni incontro, ogni viaggio, ogni situazione imprevista può essere fonte di arricchimento personale. I miei studi mi hanno portato verso il mondo della scienza politica poiché credo che, benché i più non lo vogliano ammettere, niente e nessuno le è immune. Spettacolo e cultura mi affascinano da sempre, in quanto mix perfetto di storia e sensibilità personale. Perché scrivere? Per dare modo a tutti di “vedere” (quasi) tutto: una pretesa impossibile, ma d’altronde la vita è una sfida continua.