Papa Francesco e “la lebbra della pedofilia”

Probabilmente, nessuno saprebbe rispondere a questa domanda. Pertanto do per scontata una risposta negativa. Eppure la pedofilia esiste: è una realtà, un incubo da cui molte piccole vittime non riescono a svegliarsi.
Il crimine di pedofilia non dovrebbe mai essere perdonato, ma sembra addirittura più grave quando l’autore risulta essere un individuo appartenente alla Chiesa. È la “lebbra della pedofilia” da cui neanche il Vaticano riesce a salvarsi, la protagonista dell’intervista riportata da Eugenio Scalfari, fondatore di La Repubblica.
La linea adottata dall’attuale Papa è chiara: tolleranza zero, non si discute. Del resto, Francesco prende ispirazione dal Figlio di Dio risorto: “Gesù amava tutti, perfino i peccatori che voleva redimere dispensando il perdono e la misericordia, ma quando usava il bastone lo impugnava per scacciare il demonio che si era impadronito di quell’anima”: non resta quindi che usare il bastone, almeno fino a quando la lezione non verrà metabolizzata”.

Federico Lombardi, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, in seguito alla pubblicazione dell’intervista, ha tenuto a precisare che le affermazioni riportate da Scalfari tra virgolette non corrispondono esattamente alle frasi del pontefice poiché non è stato fatto un lavoro di registrazione e revisione, ma l’articolo è stato redatto sulla base della memoria del giornalista. Non si tratta della prima intervista di Scalfari all’attuale Papa, poiché la prima era stata pubblicata il 1 ottobre dello scorso anno, in prima pagina, per essere poi ripresa dall’Osservatore Romano e dal sito della Santa Sede. Tuttavia, il 15 dello stesso mese, l’intervista è stata rimossa da quest’ultimo, in quanto La Segreteria di Stato ha ritenuto così opportuno. Nonostante ciò il giornalista e il pontefice continuano a sentirsi e dibattere, senza che però niente venga pubblicato, almeno fino alla suddetta intervista. In quest’ultima le virgolette vengono aperte ma non chiuse, dimenticanza o pura strategia?

Possibile che tutto derivi dall’impegno di rispettare il celibato? Mi sembra una scusa più che banale. Il sacerdozio, almeno oggi, dovrebbe una scelta di vita, libera e priva di calcoli, basata unicamente su un desiderio irrefrenabile di mettere Dio davanti a qualsiasi tipo di scelta, nella consapevolezza che non c’è “lavoro” migliore che mettersi a servizio degli altri, della comunità, dei più svantaggiati. Una scelta che, per quanto bella, comporta non pochi sacrifici: rinunce necessarie per chi intraprende questo tipo di cammino. “La Chiesa cattolica orientale ha facoltà fin d’ora che i suoi presbiteri si sposino. Il problema certamente esiste ma non è di grande entità. Ci vuole tempo ma le soluzioni ci sono e le troverò”: un’affermazione che sa di promessa, da parte di un Papa che sembra potere tutto, o quasi.
Eppure le statistiche parlano chiaro: “Molti miei collaboratori che lottano con me mi rassicurano con dati attendibili che valutano la pedofilia dentro la Chiesa al livello del due per cento”. Sembrerebbe un dato positivo ma non lo è per niente: significa che il 2% dei pedofili è costituito da sacerdoti, vescovi e cardinali.
Chiesa a parte, c’è da rimanere di stucco anche quando le violenze avvengono all’interno della stessa cerchia familiare: “gran parte di questi fatti abominevoli avvengono all’interno delle famiglie o comunque d’una comunità di antiche amicizie”: sembra, quindi, non esserci scampo per queste vittime innocenti.
Francesco è diventato celebre per la sua lotta contro la pedofilia anche per alcune decisioni che vanno contro le convenienze della Chiesa stessa. A tale proposito, ha costretto Mauro Inzoli a ritirarsi a ritirarsi a vita privata senza poter più celebrare Messa pubblicamente e amministrare i sacramenti; Jozef Wesolowski alla dimissione dallo stato clericale; ha rimandato nella sua diocesi di Taranto Luca Lorusso; ha esiliato dalla sua Scozia cardinale molestatore Keith Patrick O’Brien.
Un altro segno evidente del suo impegno è l’istituzione della Pontificia commissione per la tutela dei minori con il suo consiglio di cardinali.
Infine, lo scorso 7 luglio, il Papa ha chiesto perdono in prima persona alle piccole vittime di abusi, nel corso della Messa svoltasi nella cappella Casa Santa Marta:”Davanti a Dio e al suo popolo sono profondamente addolorato per i peccati e i gravi crimini di abuso sessuale commessi da sacerdoti nei vostri confronti, e umilmente chiedo perdono». Erano presenti alla Messa sei delle tante vittime di questo tipo di crudeltà, ormai divenute adulte, con cui Francesco si è intrattenuto singolarmente. E, sempre in quest’occasione, il Papa stesso ha reso una definizione perfetta di cosa significhi e costituisca questo imperdonabile crimine: “è qualcosa di più che un atto deprecabile, sono la mia angustia e il mio dolore. È come un culto sacrilego perché questi bambini e bambine erano stati affidati al carisma sacerdotale per condurli a Dio ed essi li hanno sacrificati all’idolo della loro concupiscenza».
Si parla tanto del problema e la maggior parte della popolazione italiana appare scioccata al solo pensiero, speriamo che in futuro qualcosa cambi realmente, non solo promesse, ma un aiuto concreto per tanti e da parte di tutti. Ammettere che il problema esiste è già un passo in avanti verso la soluzione.

 

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Maria Laura Serpico

Bionda, bassa e sognatrice. Se è vero che ogni riccio è un capriccio, con me la vita non è mai noiosa. Mi definisco una “persona frenetica”, alla continua ricerca di nuovi stimoli. Il mio colore preferito è il verde, perché la speranza è l’ultima a morire! Le cose che preferisco fare sono: parlare, parlare e… parlare! Ma non temete, in caso di necessità, sono pronta ad ascoltare: ogni incontro, ogni viaggio, ogni situazione imprevista può essere fonte di arricchimento personale. I miei studi mi hanno portato verso il mondo della scienza politica poiché credo che, benché i più non lo vogliano ammettere, niente e nessuno le è immune. Spettacolo e cultura mi affascinano da sempre, in quanto mix perfetto di storia e sensibilità personale. Perché scrivere? Per dare modo a tutti di “vedere” (quasi) tutto: una pretesa impossibile, ma d’altronde la vita è una sfida continua.

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