Pakistan: coniugi cristiani bruciati a causa del Corano

Shahzad Masih e sua moglie Shama sono morti per essere stati spinti in una fornace da un gruppo di musulmani: circa 400 persone. La motivazione di tanta rabbia è l’accusa di blasfemia: i due sarebbero stati colpevoli di aver bruciato alcune pagine del Corano. Dopo pochi giorni dalla morte del padre di Shahzad, la moglie ha deciso di mettere in ordine la casa del defunto suocero, realizzando un piccolo rogo, così da elimnare tutto ciò che era ritenuto non più utile. Peccato che, secondo quanto riportato da un collega musulmano della coppia, tra le tante cose ridotte in cenere, vi erano anche delle pagine del Corano. La notizia si è sparsa rapidamente per il villaggio, scatenando l’ira della folla.
Ciò è accaduto nel villaggio Chak 59, vicino a Kot Radha Kishan, in Pakistan. Shazaz e Shama avevano rispettivamente 26 e 24 anni e lavoravano a 60 km circa da Lahore in una casa di mattoni. I due sono stati tenuti sequestrati proprio dentro la stessa fabbrica d’argilla, per due giorni, a partire dal 2 novembre, fino ad essere spinti alla morte, dopo essere stati malmenati, nella stessa fornace in cui vengono cotti i mattoni, nella mattinata del secondo giorno: martedì 4 novembre.
Come se tutto ciò non bastasse, a rendere questa tragedia ancora più straziante, Shama era incinta e i due avevano già tre figli, che ora si ritrovano senza più una famiglia.

Atto barbarico. La notizia è stata diffusa da Muhammad Binyamin, ufficiale della polizia pakistana e, in seguito, arricchita di particolari da Pakistan Today.
La polizia pachistana ha arrestato 44 sospettati per l’uccisione di Shama e Shehzad.
Shahbaz Sharif, governatore del Punjab e fratello del premier Nawaz, ha costituito una commissione d’inchiesta, costituito da un comitato ristretto composto da tre persone, per accelerare le indagini relative al caso e aumentato la sicurezza nei quartieri a minoranza cristiana. La polizia aveva tentato vanamente di intervenire, ma al suo arrivo la tragedia si era già conclusa e non ha potuto che constatare i decessi e partire con un primo giro di interrogazioni.
A occuparsi della vicenda, in quanto difensore dei diritti umani, è anche l’avvocato cristiano Sardar Mushtaq Gill: «È una vera tragedia, è un atto barbarico e disumano. Il mondo intero deve condannare fermamente questo episodio che dimostra come sia aumentata in Pakistan l’insicurezza tra i cristiani. Basta un’accusa per essere vittime di esecuzioni extragiudiziali. Vedremo se qualcuno sarà punito per questo omicidio».
Paul Bhatti, ex ministro pakistano, ha presentato un dossier riguardante la libertà religiosa intitolato “Aiuto alla Chiesa che Soffre” e ha spiegato: «Nessuno dovrebbe subire violenze fisiche e psicologiche in ragione della sua fede».

Risvolti nel nostro Paese. In Italia, la notizia è stata riportata dall’agenzia dei missionari, Fides.
Paolo Gentiloni, ministro degli esteri italiani, ha definitivo l’accaduto come «un atto vergognoso che solleva profonda indignazione” e ha esortato le autorità pakistane ad intervenire a favore dei cristiani, ancora una volta “colpevoli” solo della propria fede: «Ora confidiamo nella giusta e pronta reazione della Giustizia pakistana».

Per quanto io comprenda quanto sia vitale il rispetto delle regole per una comunità come quella musulmana, il problema rimane sempre il fatto che questa non accetta la diversità. Per quanto non augurerei mai a un musulmano di essere bruciato vivo per aver gettato pagine di un libro, anche se considerato testo sacro, ritengo sia ancora più improbabile punire qualcuno per essere andato contro o, soltanto non aver rispettato, un qualcosa in cui non crede. In poche parole: i cristiani devono rispettare i musulmani, come di tutte le altre religioni, ma ciò non significa seguirne le regole. Ancora una volta emerge un rapporto impari tra queste due religioni. Ovviamente, mi riferisco a quel ramo della fede musulmana che considera non-musulmani come “infedeli“.
L’epilogo finale della vicenda, inoltre, fa sorgere una domanda spontanea: chi ha commesso il crimine più grave?
A mio parere, chi ha distrutto una famiglia costringendo tre innocenti ragazzi ad un futuro di stenti. Inutile dire che, se fossi nei panni del collega che li ha “denunciati”, mi sentirei pervasa dal senso di colpa.

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Maria Laura Serpico

Bionda, bassa e sognatrice. Se è vero che ogni riccio è un capriccio, con me la vita non è mai noiosa. Mi definisco una “persona frenetica”, alla continua ricerca di nuovi stimoli. Il mio colore preferito è il verde, perché la speranza è l’ultima a morire! Le cose che preferisco fare sono: parlare, parlare e… parlare! Ma non temete, in caso di necessità, sono pronta ad ascoltare: ogni incontro, ogni viaggio, ogni situazione imprevista può essere fonte di arricchimento personale. I miei studi mi hanno portato verso il mondo della scienza politica poiché credo che, benché i più non lo vogliano ammettere, niente e nessuno le è immune. Spettacolo e cultura mi affascinano da sempre, in quanto mix perfetto di storia e sensibilità personale. Perché scrivere? Per dare modo a tutti di “vedere” (quasi) tutto: una pretesa impossibile, ma d’altronde la vita è una sfida continua.