Orban sconfitto: il risveglio del perfetto Europeista

3 ottobre duemilasedici. Decidi a fatica di alzarti dal letto, scendi in cucina e prendi il tablet per dare un’occhiata alle ultime di giornata. Lo fai con un certo grado di conforto, dato che la tua vita scorre tranquilla in quel placido e rassicurante fiume chiamato Ue. Non a caso ciò che scorgi tra i primissimi titoli ti aiuta a superare l’intorpidimento mattutino: Orban sconfitto. Pare che il mostro abbia perso nettamente il referendum sulle quote di ripartizione dei migranti imposte dall’Ue all’Ungheria. Dopo esserti ripreso dallo shock iniziale per questa meravigliosa notizia, corri a sfogliare i pezzi che le firme più autorevoli dello stivale hanno dedicato al tema.

La Repubblica scrive che: «Tra gli ungheresi che sono andati a votare al referendum sui migranti il 98 per cento hanno votato no alle quote di ripartizione di migranti decise dalla Ue. Ma troppo pochi sono gli ungheresi che nella splendida Budapest ingrigita da nubi e pioggia e nel resto del paese sono andati a votare: quota di partecipazione al voto al 43,23 per cento, ben sotto il quorum del 50 per cento che secondo Costituzione e leggi magiare è necessario perché un referendum sia valido». Come a dire, ci hanno provato, ma per fortuna tutto è bene quel che finisce bene. Hanno votato soltanto 3 milioni di elettori, il fatto che il 98% di questi abbia espresso un parere conforme alle politiche di Orban non significa assolutamente nulla.

Orban sconfitto

Spunto interessante per le mie solide certezze Europeiste (sì, sono uno di quelli che sognano gli Stati Uniti d’Europa) lo offre il Corriere della Sera, secondo il quale: «Il referendum era stato voluto dal premier Viktor Orban che vede male l’ingerenza dell’Unione Europea in materia di competenza degli Stati e la violazione della sovranità nazionale. Jobbik, il leader del partito di opposizione, ha parlato di un «fiasco» e ha invitato Orban a dimettersi. Il premier ungherese, in carica dal 2010, è tra i più strenui difensori della necessità dei singoli stati europei di rifiutare l’accoglienza dei migranti. Era stata proprio l’Ungheria a costruire, nel 2015, la prima barriera di metallo e filo spinato lungo la rotta balcanica, al confine con la Serbia». Questi anti-Europeisti hanno le ore contate, questa sconfitta potrebbe costare molto cara all’attuale presidente Ungherese, c’è un’opposizione risoluta che spinge per accogliere le politiche dell’Unione.

Poi il palliativo finale, la dolce caramella prima di uscire di casa e far partita questa splendida giornata. Un pezzo del fiorente Sole 24 ore: «Nonostante l’evidente batosta, la retorica populista del governo magiaro non ha cessato di attaccare l’Unione europea annunciando imminenti modifiche alle leggi ungheresi – già durissime e oggetto di scontro con Bruxelles – sui migranti e il diritto d’asilo. Anche di fronte a un risultato tanto deludente e senza quorum, il premier ungherese in una conferenza stampa tenuta a Budapest ha detto che l’Unione europea dovrà «tener conto» della consultazione. “Viviamo in un’epoca in cui milioni di persone migrano. L’Ungheria, per primo fra i Paesi della Ue, ha consultato il proprio popolo sulla redistribuzione dei migranti, e gli elettori ungheresi hanno rifiutato un sistema di quote obbligatorio dei migranti arrivati sul territorio della Ue. Oltre 3 milioni di elettori hanno espresso un’opinione in questo senso. Bruxelles dovrà tenerne conto“, ha detto Orban annunciando una modifica della Costituzione che proporrà lui stesso già oggi in Parlamento».  Bieche parole di un leader populista, pronto a tutto per scagliarsi contro le onorevoli istituzioni Europee e far accrescere il consenso tra i propri elettori.

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Ogni giorno i mezzi d’informazione del nostro paese regalano milioni di spunti come questo. Ogni giorno un convinto neoliberista si sveglia e corre più veloce di un qualsivoglia spirito critico. La sintesi delle politiche di Bruxelles e di ciò che accade in altri paesi del continente Europeo offerta dai nostri quotidiani è di un’imprecisione allarmante. Il motivo? Anzitutto qui non si sta parlando di “referendum nazionale”, quello nella specie previsto dall’art.8 della costituzione Ungherese, bensì di referendum consultivo: questo significa che non c’è bisogno di alcun quorum per rivendicare un successo o un insuccesso del governo Orban.

Questo significa che nulla impedirà al presidente Ungherese di presentarsi ai tavoli Europei e battere i pugni sul tavolo in caso di necessità. Nessuno sta affermando che ciò sia giusto o politicamente scorretto, si sta semplicemente constatando come gli unici oppositori di questo semplice disegno siano i nostri media.

Gli stessi che hanno saputo sbizzarrirsi con titoloni intrisi di diffidenza verso le amministrazioni dell’Europa orientale anti-migranti (domanda: dov’eravate quando attaccavamo la Libia, giusto per dirne una?) e di finto buonismo, hanno raggiunto il culmine con il nesso logico di un quorum al 43% per mano di un 57% di cittadini vicini alle politiche Ue. Niente di più falso.

Tra quel 57% di astensioni, soltanto una minima parte rispecchia quella sinistra neo-liberisti che potrebbe immedesimarsi nei titoli di quotidiani come l’Huffington Post. Una grande fetta degli oppositori di Orban al referendum è da ricondurre al Movimento per un Ungheria migliore, il cosiddetto Jobbik: un partito dalle posizioni ben più estremiste di quelle dell’attuale esecutivo Ungherese e che avrebbe osteggiato il fronte del no semplicemente per non concedere ad Orban un facile consenso tra l’elettorato.

E che dire infine del quorum raggiunto in occasione del referendum per l’adesione all’Unione Europea? 45,79%, una consultazione popolare che vide i no attestarsi intorno a un 13%. Dov’erano i titoloni nel 2004? Perchè nessuno scrive che il quorum registrato lunedì 2 ottobre in Ungheria si pone in perfetta soluzione di continuità con le passate consultazioni (durante le ultime elezioni Europee si è registrata un’affluenza pari al 28,97% degli aventi diritto al voto ndr)?

Ci hanno raccontato il brexit come una piaga di dimensioni epocali, il voto austriaco di qualche mese fa come una sciagura (tra qualche settimana si torna al voto per brogli elettorali ndr) e sono già partiti in quarta con il referendum costituzionale. Orban sconfitto? Sicuramente non come ce l’hanno raccontato loro.

 

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Federico Lordi