Ora basta con il tabù sul ciclo mestruale

Per fortuna ai giochi olimpici di Rio 2016, oltre alle originali proposte di matrimonio a cui abbiamo assistito, vi è stata anche l’occasione per far discutere un po’ di quello che ormai è il tabù sul ciclo mestruale. In un’intervista di pochi giorni fa, l’atleta cinese Fu Yuanhui, alla domanda sul perché della sua poco soddisfacente performance in acqua, ha risposto con molta naturalezza: «ieri mi sono venute le mestruazioni e mi sentivo molto stanca». Fu non è stata la prima atleta donna a parlare del suo ciclo in pubblico, ma il suo gesto può ancora purtroppo essere considerato scioccante da molti, specialmente in Cina.

tabù sul ciclo mestruale

 

Mentre in Cina lo scorso anno sono stati prodotti circa 85 miliardi di assorbenti igienici, sono ancora numerose le barriere che bloccano la produzione di tamponi, prima fra tutte la mancanza di educazione sessuale. L’assenza di educazione e informazione ha creato falsi miti ed erronee credenze. Solo poche donne sono informate sul ciclo mestruale e sulla riproduzione, quindi la maggior parte delle cinesi non sa cosa sia un tampone e crede che il suo utilizzo possa causare la perdita della verginità. Quella che è stata condotta nel Paese può essere definita quindi una vera e propria battaglia culturale contro i tamponi e le ragioni possono essere ricercate nelle forti disuguaglianze tra uomini e donne presenti in Cina. Un Paese caratterizzato da una società patriarcale che vede una bassissima partecipazione femminile ai processi decisionali, in cui le donne vengono incoraggiate a rinunciare alla carriera per la famiglia, in cui non spetta loro nessun diritto di reclamare i beni in comune, in particolare la casa, dopo il divorzio. Ottant’anni dopo l’introduzione dei tamponi in America, solo da quest’anno le donne cinesi potranno acquistare il loro primo tampone made in Cina. Secondo un’indagine condotta nel 2015, solo il 2% utilizza tamponi e l’identikit di queste consumatrici, che acquistano online o nelle grandi città, tende ad essere lo stesso: appartenenti ai centri urbani, sotto i 30 anni e ben istruite.

tabù sul ciclo mestruale

 

Storie come questa non sono solo appannaggio della Cina. Nel resto del mondo il tabù sul ciclo mestruale è altrettanto diffuso. Molte giovani donne, raggiunta l’età del primo ciclo mestruale, lasciano la scuola o vengono segregate e isolate una volta al mese, perché considerate impure. Anche in Occidente il tabù sul ciclo mestruale resiste. Nessuno ne parla perché è un argomento spinoso e spesso, per molti, disgustoso. Numerose proposte avanzate in tutto il mondo per detassare assorbenti e tamponi in quanto beni di prima necessità, nella maggioranza dei casi, non sono ancora state approvate. Un ironico spot girato da WaterAid tempo fa, dal titolo If men had periods, per la promozione della giornata dedicata all’igiene mestruale, mostra cosa succederebbe se fossero gli uomini ad avere il ciclo una volta al mese e di certo sarebbero supereroi, non fragili e doloranti esseri umani sull’orlo di una crisi di nervi. Allora per eliminare il tabù sul ciclo mestruale parliamone pure apertamente e basta con le pubblicità che vedono correre leggiadre ragazze vestite di candidi abiti bianchi, tanto sappiamo tutte che è pura finzione, e pensiamo a detassare questi prodotti, perché non è mica un mistero che circa il 50% della popolazione mondiale, una volta al mese, quando può, ne fa uso.

 

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Twitter: @ElisabFerrini

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Elisabetta Ferrini