Obama al Paese: «Diventeremo più forti»

Il Memorial, il complesso che rende omaggio ai morti e ai dispersi di New York del 2001, e dell’attentato del febbraio del 1993 che causò la morte di altre sei persone, ha dato inizio alle commemorazioni alle 6 di mattina, dando modo ai visitatori di vedere il Tribute in Light, l’installazione in ricordo degli attentati.

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L’11 Settembre di ogni anno rimane, ineludibilmente, il giorno della memoria per gli Stati Uniti.
«Tredici anni fa la nostra nazione è stata irrevocabilmente cambiata dagli orribili atti di terrore che hanno tolto la vita a migliaia di persone innocenti. In tutto il Paese gli Americani rendono omaggio alla memoria e all’onore di tutti coloro che hanno fatto grandi sacrifici per servire il nostro Paese»: con queste parole Barack Obama ha esordito nel suo discorso in tributo della data spartiacque che ha significato la perdita dell’innocenza per l’America.
La Casa Bianca ha ricordato gli attacchi del 2001 con una cerimonia tenutasi al Pentagono a cui hanno partecipato il Presidente, sua moglie Michelle, il Vice Presidente Joe Biden e alcuni dei sopravvissuti di quel giorno e dei familiari delle vittime.
La cerimonia è stata inaugurata osservando un minuto di silenzio alle 8:46, il momento in cui è avvenuto il primo impatto al World Trade Center. Obama si è poi rivolto a tutti coloro che hanno perso qualcuno negli attentati, riconoscendone la forza, l’esempio e il merito di non aver ceduto alla paura. Il discorso è stato incentrato sulla capacità di recupero degli Stati Uniti, sull’orgoglio di quella che è l’«Home of the Brave”, la «Terra dei Prodi», «l’America che, non importa quali saranno le sfide, resterà per sempre L’America».

Anche alla vigilia dell’11 settembre Barack Obama aveva ricordato al proprio popolo e al mondo come gli Stati Uniti siano ancora in prima linea nella lotta alle minacce terroristiche e all’estremismo.
Nel discorso fatto mercoledì alla Nazione il Presidente aveva già ribadito il ruolo di leadership del proprio Paese nel fronteggiare le insidie dell’IS, lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, il progetto di califfato vagheggiato dall’organizzazione jihadista sunnita che rivendica l’autorità religiosa sulla comunità islamica nel mondo e che, attualmente, controlla territori di grande importanza strategica sia in Siria che in Iraq.
Abbiamo riascoltato, come nel discorso inaugurale del 2009, «we will defeat you», «vi sconfiggeremo». L’America non è piegata. Ma è ancora in trincea. 

Twitter: @claudia_pulchra

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Claudia Pellicano

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