Non ci sono soldi per i siriani

Il tempo sta per scadere per quei quasi due milioni di persone fuggite dalla bellissima Siria. Una nazione sconquassata da una serie di lotte e guerre interne, dove da tre anni e otto mesi si combattono le forze del presidente Assad con i suoi detrattori: il fronte al Nusra, la Coalizione Nazionale Siriana e – da alcuni mesi (alla ribalta) – il celeberrimo Stato Islamico. I fondi per gli aiuti umanitari stanno infatti per finire.

È l’allarme lanciato dall’ONU: a partire dal 13 dicembre, il WFP (Programma Alimentare Mondiale), cancellerà il programma di aiuti alimentari sostenuti dallo scoppio della guerra in Siria, nel lontano 2011. «La sospensione degli aiuti alimentari avrà effetti disastrosi per molte famiglie che stanno già soffrendo profondamente», ha dichiarato Ertharin Cousin, Direttrice dell’Istituzione che fa capo all’ONU. La necessità è altissima: secondo Emilia Casella, portavoce del WFP, «l’armadio degli aiuti è totalmente vuoto e molti bambini potrebbero essere costretti a lavorare per contribuire alla salvezza delle rispettive famiglie».
Sono infatti 64 milioni di dollari, quelli richiesti urgentemente dal programma della FAO per poter proseguire con gli aiuti almeno sino alla fine dell’anno, e poter continuare a supportare i profughi che continuano a muoversi nel paese tanto quanto i 3 milioni che sono invece scappati nei paesi vicini quali Turchia, Giordania e Libano. Ed è di questo stesso lunedì l’allarme sulle ingenti necessità economiche per il 2015: serviranno infatti 16,4 miliardi di dollari per l’anno prossimo. Di questi, 4 miliardi in più sono quelli che l’ONU cercherà di demandare alla situazione siriana; senza contare inoltre le altre spinose questioni, come quelle del Sudan, dell’Ucraina, della Repubblica Centroafricana nonché l’emergenza ebola.
In tutto, servono 2 miliardi in più dei fondi ricevuti nel 2014: si “batterà” un triste record storico/economico, confermando di «essere davanti a necessità senza precedenti», come sostenuto da Valerie Amos, Sottosegretario agli Affari Umanitari presso le Nazioni Unite.

Tornando al disastro siriano, il caso più drammatico è sicuramente, quello dei rifiguati in Libano, paese che ospita il maggior numero di rifiguati: 1,1 milione. Ed è lì che il WFP ha già dovuto sospendere gli aiuti umanitari. Circostanza non nuova, peraltro, dato che succede al precedente aprile, mese nel quale si dovettero invece ridurre le razioni di supporto – del 20% circa – per i siriani rimasti in patria: troppo complicato addentrarsi nelle zone in mano ai ribelli.
Una crisi che non conosce fine e che ha un prezzo in vite umane che sembra infinito e che solo la “generosità” dei membri delle Nazioni Unite potrebbe contribuire a fermare. Ma il tempo è molto poco, e la liquidità urge al più presto.

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Mauro Agatone