Nello Yemen esplode il colera

Avevamo già parlato in passato del conflitto nello Yemen, regione della penisola arabica dimenticata da Dio e dai nostri media: il perchè ve lo avevamo spiegato qui, non molto tempo fa. Il conflitto tra ribelli Houti e il governo di Hadi, il presidente deposto ma appoggiato dall’Arabia Saudita, ha conosciuto negli ultimi mesi un nuovo e terribile protagonista: il colera. 

Secondo l’ultimo report della Croce Rossa Internazionale, sarebbero trecentomila i casi registrati in un paese dove al momento sono in funzione soltanto il 45% delle strutture ospedaliere. I bombardamenti della coalizione saudita e gli attacchi dei ribelli hanno reso lo stato più a sud della penisola araba un cumulo di macerie, favorendo l’avvento di malnutrizione, scarsi approvvigionamenti idrici e di conseguenza l’esplosione dell’epidemia. Oggi lo Yemen si presenta così, facile percepire perchè la situazione sia drammatica.

Yemen esplode il colera

300000 dunque gli infetti stimati, che, seppur non manifestanti i sintomi immediati di questa terribile malattia (diarrea) sono destinati ad atroci sofferenze. Basterebbe lavarsi le mani con acqua pulita, mangiare cibi cotti o bolliti e bere acqua incontaminata per prevenire il Colera: purtroppo nello Yemen tutto ciò è al momento impossibile, dato che strutture fognarie, acquedotti e altre infrastrutture sono severamente danneggiate da entrambe le coalizioni.

L’interesse dei potenti sta schiacciando, nel silenzio, esseri umani che per le logiche mercantiliste del nostro tempo possono esclusivamente considerarsi “parassiti potenzialmente sfruttabili“. Pretenzioso ridurre 4 anni di sofferenze atroci a poche righe, ma il dato alla fine dei giochi può riassumersi a questa sintetica statuizione: dove loro soffrono, crepano e si piegano, i potenti dell’occidente si arricchiscono.

A difesa degli interessi dei più deboli, di chi è nato in una terra di nessuno, una terra da straziare perchè strategica o ricca di risorse non intervengono gli stati (la coalizione internazionale appoggia e riconosce il governo di Hadi, mentre l’Iran è schierato con i ribelli), unici soggetti riconosciuti dal diritto internazionale, ma le ONG.

Save the Children ha recentemente annunciato di voler inserire l’Arabia Saudita nella cosiddetta “lista della vergogna”: questa se ne era diplomaticamente liberata (ma minacciando ritorsioni economiche contro l’ONU) alcuni mesi fa, mentre tutti gli altri attori del conflitto yemenita sussistono tutt’ora all’interno di tale lista.

Dall’esplosione dell’epidemia hanno già perso la vita 1700 persone, un disastro aggravato dalla situazione che si vive in villaggi isolati dell’entroterra, dove non c’è possibilità alcuna per ricorrere a misure sanitarie o servizi igienici.

Secondo Nigel Timmins, un membro di Oxfam di recente tornato da una visita nella regione yemenita, da aprile a oggi sono stati registrati più casi di quelli registrati da qualsiasi altro paese in un anno, stando almeno ai dati raccolti da quando esistono sistemi moderni di monitoraggio.

Soltanto lo scorso anno l’Arabia Saudita ha speso 3 miliardi di dollari in armamenti, generando ingenti guadagni per gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e come ormai noto, anche per il nostro paese.

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@federicolordi93

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Federico Lordi