Meriam: una “mezza musulmana” che sposa un cristiano

Il caso. Meriam Ibrahim è un a donna sudanese di 27 anni, laureata in fisica, cristiana e sposata con Daniel Wani, a sua volta sudanese e cristiano, con il quale ha avuto due bambini, l’ultimo dei quali è nato durante la permanenza in carcere. Niente di strano, se non fosse che Meriam è figlia di un uomo musulmano e, pertanto, nel suo Paese, lei stessa è considerata devota alla medesima religione, nonostante sia stata cresciuta dalla madre etiope secondo i principi del cristianesimo.
Secondo la sharia, non è permesso il matrimonio con persone di religione cristiana e i figli nati da questo genere di relazione sono considerati illegittimi.
Meriam è stata accusata di apostasia, cioè di allontanamento dalla propria religione, per la quale è prevista la pena di morte. In aggiunta, vi era la condanna a cento frustate per aver avuto relazioni sessuali, ritenute illecite sempre dal diritto islamico. I giudici, quindi, hanno dato tre giorni di tempo alla donna per abbandonare la fede religiosa poiché il suo matrimonio considerato “adulterio”.
Ferma la risposta di Meriam: «Sono cristiana e non ho mai commesso apostasia».

 

Meriam libera. In realtà, il padre della donna aveva abbandonato la famiglia, pertanto la questione non aveva assunto rilevanza, fino a quando,nell’agosto 2013, un parente non ha fatto presente la questione denunciando il matrimonio di Meriam e Daniel.
Meriam è stata liberata lo scorso 23 giugno poiché la sentenza di primo grado è stata ritenuta irregolare in seguito al ricorso in Appello. Quindi, la donna è stata portata al sicuro dal marito per paura di ritorsioni.
A favore della donna è stata messa in atto una vera e propria mobilitazione internazionale.

Fermata nuovamente. «La donna sudanese di religione cristiana scarcerata lunedì dopo essere stata condannata a morte per apostasia e nuovamente fermata e trattenuta all’aeroporto di Khartoum mentre tentava di lasciare il paese con il marito Daniel Wani e i due figli, è stata trasferita in un luogo sicuro dagli stessi servizi segreti che l’avevano bloccata e sottoposta a un lungo interrogatorio», ha riportato Antonella Napoli, presidente dell’Ong “Italians for Darfur”.
Meriam e famiglia sono stati fermati temporaneamente, martedì scorso, per questioni relative a documenti, ma i funzionari Usa stanno lavorando per farli uscire dal Sudan.
Attualmente si trova nell’ambasciata Usa di Khartoum, in attesa che la Corte d’appello che ratifichi l’annullamento della sentenza di condanna.
«Ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicini. Mi affido a Dio e voglio stare con la mia famiglia», aveva dichiarato la donna, subito dopo la liberazione.

 

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Maria Laura Serpico

Bionda, bassa e sognatrice. Se è vero che ogni riccio è un capriccio, con me la vita non è mai noiosa. Mi definisco una “persona frenetica”, alla continua ricerca di nuovi stimoli. Il mio colore preferito è il verde, perché la speranza è l’ultima a morire! Le cose che preferisco fare sono: parlare, parlare e… parlare! Ma non temete, in caso di necessità, sono pronta ad ascoltare: ogni incontro, ogni viaggio, ogni situazione imprevista può essere fonte di arricchimento personale. I miei studi mi hanno portato verso il mondo della scienza politica poiché credo che, benché i più non lo vogliano ammettere, niente e nessuno le è immune. Spettacolo e cultura mi affascinano da sempre, in quanto mix perfetto di storia e sensibilità personale. Perché scrivere? Per dare modo a tutti di “vedere” (quasi) tutto: una pretesa impossibile, ma d’altronde la vita è una sfida continua.

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