I predoni del mercato immobiliare greco

Il fenomeno per cui, nell’estate del 2015, tutti i riflettori del nostro network mediatico fossero puntati sulla penisola ellenica non è frutto del caso. Il tema Grecia, assiduamente mandato in onda h24 durante quelle torride settimane, non è stato una toppa tesa a coprire la falla estiva sui palinsesti: i media hanno dei padroni e il messaggio che viene trasmesso dai primi costituisce il riflesso della volontà dei secondi. In quel preciso momento storico qualcuno aveva tutto l’interesse di offrire un’immagine solidaristica dell’Unione Europea, che come una madre premurosa corregge gli atteggiamenti dell’irrispettoso figlio ellenico, “colpevole” di essere stato eccessivamente cicala quando non era il momento di esserlo: con un sacrificio quindi, la sacra madre Europa raccoglie aiuti e li destina ad Atene, ricordandole però di dover cambiare per evitare nuove situazioni sgradevoli in futuro. Di dover correggersi.

La realtà effettiva (e scientifica) delle vicende greche, come ormai tutti dovrebbero sapere è stata un’altra: i creditori del nord Europa hanno elargito una gran quantità di credito alle cicale greche, grazie al quale queste ultime hanno acquistato una gran quantità di beni e servizi dai primi, indebitandosi fortemente nei loro confronti. Al momento dello scoppio della crisi, in tempo di vacche magre, chi ha elargito prestiti ha bussato alla porta del debitore greco “scoprendo”, quasi per magia, la grave insolvenza di quest’ultimo. Da lì, ne avevamo già parlato, i memorandum con la troika, finalizzati all’ottenimento di un piano di aiuti, a patto però di sottoscrivere un piano di riforme adeguate alla volontà del nuovo prestatore. Aiuti finiti nelle casse delle banche tedesche, olandesi e francesi per mano dello stato greco. Basti osservare l’esposizione creditizia degli istituti di credito di questi tre paesi nei confronti di Atene al 2012:

mercato immobiliare greco

All’improvviso sulla tragedia greca cala il sipario: talk, giornali e radio hanno spostato il focus su altri temi (il biennio 2016-2017 ha rappresentato un’importante stagione elettorale a livello globale) mentre le vicende del popolo ellenico venivano sempre più relegate ai margini dell’attenzione mediatica. Il padrone aveva soggiogato il proprio servo e il mercato degli immobili ellenico è solo una delle tante facce di questa umiliante pagina di storia.

Crisi immobiliare greca

Spesso i quotidiani nazionali e la stampa online riportano immagini di Atene come questa per spettacolizzare il disastro ateniese: una sorta di monito al resto dell’Eurozona a fare le riforme, onde evitare il pericolo di passare gli stessi guai occorsi al popolo greco.
Unum castigabis, centum emendabis.

Giovedì Bloomberg ha offerto un’importante spaccato sul grado di speculazione immobiliare in corso in Grecia: visti i trascorsi ci si potrebbe attendere che il primo obiettivo di chi oggi vuole investire in Grecia, dato il crollo dei prezzi, siano le isole, mentre al contrario ci si accorge che una gran quantità di investitori esteri stanno riversando i propri capitali sugli immobili ateniesi.

George Kachmazov, un agente immobiliare russo ha deciso di comprare un immobile ad Atene e ha intenzione di acquistarne altri cinque, salvo poi rivenderli a investitori esteri provenienti da Cina, Turchia e dalla stessa Russia. Il motivo di questa strategia imprenditoriale è piuttosto chiaro: anzitutto acquistare una proprietà immobiliare in Grecia comporta l’acquisizione della cosiddettagolden visa”un passaporto greco che consentirebbe l’accesso illimitato all’area Schengen per chi investe in Grecia. Oltre a questa, importante, ragione lo speculatore internazionale sta fiutando un lieve rialzo dei prezzi. Una vera manna del cielo dato il crollo della domanda interna euro-indotta che ha coinvolto tutti i paesi periferici dell’eurozona dalla crisi del 2008 in poi. La Grecia non è esente da questo ragionamento, basti vedere l’andamento dei prezzi sugli immobili nel paese dal 2008 a oggi:

mercato immobiliare greco

Dopo una flessione dei prezzi nel medio-lungo periodo pari al 42% (dati della Bank of Greece) quest’anno si è registrato il calo più basso dalla crisi del 2008 a oggi: ad Atene i costi sono scesi solo dello 0,35% a fronte del 4,99% del 2015, del 6,8% nel 2014 e via via discorrendo arrivando fino a un calo del 12,91 nel lontano 2012. I numeri sono noiosi ma aiutano a comprendere che il mercato immobiliare greco dopo anni di spirale deflattiva potrebbe realmente essere pronto a quello che Bloomberg definisce rebound, una ripresa. Ma ripresa per chi?

Tra gli eventi intenzionalmente tenuti al riparo dalla ribalta dei riflettori, vi è quello della vendita all’asta degli immobili posti a garanzia dei mutui. nel 2010 la “legge Katselis” mise a riparo le famiglie vicine alla soglia di povertà (redditi sotto i 35000 euro) congelando i pignoramenti sulle prime case per mutui fino a 200000 euro. Alla fine la troika ebbe la meglio tramite i memorandum d’intesa e proprio nell’ultimo (2015) pose come condizione fondamentale la svendita degli immobili dei debitori insolventi, anche qualora si trattasse di prima casa. Nei primi giorni di dicembre 2017 sono partite le aste per la vendita degli immobili dei greci morosi in un tribunale ateniese, le cui sedute sono state ripetutamente sospese a causa di tafferugli e lancio di fumogeni nelle immediate vicinanze del palazzo di giustizia. La disperazione delle persone davanti a 10500 immobili pignorati nel solo 2016 è controllabile entro un certo limite: Il 22 dicembre è rimbalzata la notizia di un ordigno fatto esplodere nei pressi dello stesso tribunale. Un piatto ghiotto per i media europei che senza scrupoli e con deprecabile abilità hanno costruito l’immagine del cattivo (il greco affamato di ricchezze che, fortemente indebitato al di sopra delle proprie possibilità, ora pretende di esser posto al riparo dalla macelleria sociale in cui versa il suo Paese) e del buono (il creditore internazionale che ha prima prestato denaro a iosa, nella consapevolezza di aver davanti debitori ad alto rischio di insolvenza, per poi riprendersi i soldi dal contribuente europeo attraverso il Mes; l’investitore estero, presentato come un audace condottiero in grado di risollevare le sorti dell’economia greca ma in realtà mero speculatore del mercato immobiliare greco, profittatore del crollo della domanda interna ellenica).

 

Tsipras aveva promesso in campagna elettorale di proteggere il pignoramento delle prime case, salvo poi dare avvio due anni più tardi alle aste elettroniche. Un’uscita dall’euro negli anni successivi alla crisi del debito (privato) avrebbe indubbiamente comportato la svalutazione dei crediti vantati dalle banche del nord. Lo stesso euro, moneta forte, consente oggi agli investitori esteri larghi margini di profitto in patria. Tra questi ultimi quelli più attivi sul mercato immobiliare ateniese provengono da Russia, Cina, Arabia Saudita e Turchia: a differenza di altri paesi europei come il Portogallo o la Spagna, in Grecia i prezzi degli immobili sono ancora piuttosto bassi e grazie anche a un evidente ripresa dei numeri legati al turismo, il rendimento degli affitti a breve termine promette segnali piuttosto incoraggianti. Ovviamente per chi se lo può permettere. 

mercato immobiliare greco

Il quartiere di Exarchia.

A fronte degli oltre 10000 immobili sequestrati, concessi o pignorati dalla Grecia, lo Stato ha concesso dal 2013 al 2017 oltre duemila golden visas, delle quali il 43% sono finite in mani cinesi: la zona residenziale della capitale ateniese più bersagliata dagli speculatori immobiliari è quella di Exarchia: questo quartiere è dalla fine del 1800 la sede, il cuore pulsante del pensiero anarchico avverso alla frenesia capitalista. Non è difficile immaginare che proprio qui oggi si concentri l’odio per il predone estero, per chi ha affamato il paese con l’inganno al fine di acquistarne in un secondo momento gli asset a prezzo di saldo. L’immagine che viene ritagliata addosso a chi cerca di resistere, combattere e difendere la propria terra è quella del terrorista. Nascondere le sofferenze di un popolo sotto il tappeto della morale è un esercizio piuttosto comune di questi tempi. Exarchia si sta svuotando, dai nostri media trapela l’idea che gli abitanti di questo quartiere abbiano paura. A fare un bel repulisti di un quartiere storico di Atene ci penseranno russi, arabi e cinesi: probabile che exarchia venga finalmente resa un quartiere aperto al magnifico universo del libero mercato, a cui tutti potranno accedere senza restrizioni. Eccetto i greci.

 

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@federicolordi93

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Federico Lordi