Memento Fini

Chi pensava che la crisi del Pdl e le effusioni di Dudù lo avessero ammorbidito, non conosce Silvio Berlusconi. Domenica mattina, le telefonate al vetriolo con Alfano, sempre più determinato a sostenere il governo di Letta anche se il Senato votasse per la decadenza. Poi, in serata, l’affondo: se cado io il governo non può andare avanti. E dire che l’ex delfino ci aveva provato, intervistato nel pomeriggio su Sky Tg24, ad appellarsi al suo «senso di responsabilità nei confronti del Paese» agitando lo spauracchio della nascita di un governo di sinistra dalle ceneri delle larghe intese. Profondendosi in un elogio del Cavaliere che, pur vittima di un’ingiustizia «grave e grande», ha sempre (sempre?) tenuto distanti la vicenda giudiziaria dalla vita del governo, Alfano ha ribadito di non aver mai messo in dubbio la leadership del capo. Senza dubbio, anzi, lo candiderà nuovamente a guidare il centrodestra alla prossima tornata elettorale. Adesso, però, è la stabilità a fare da padrona e non è il momento di far cadere il governo. Berlusconi, si sa, pensa in grande e della promessa di una ricandidatura non sa che farsene. In serata, dalle colonne dell’Huffington Post, è arrivata la secca smentita del Cavaliere e la scomunica per quanti vorranno restare al governo con i responsabili del suo omicidio politico.

È partito subito all’attacco B., col solito refrain sulla sentenza politica e sulla «costituzionalmente discutibile» legge Severino che, giova ricordarlo, i deputati e i senatori del Pdl avevano approvato rapiti dalle “liste pulite” e dalla campagna anticorruzione lanciate dal futuro pregiudicato. I tempi, però, sono cambiati e le sentenze sono arrivate. Ora, se la applica, il Pd «viola le leggi» e non può pretendere di continuare a sedersi fianco a fianco coi ministri pidiellini. Si è rivolto «ai nemici di sempre» – con cui governa da mesi – per lanciare un messaggio ai suoi. Nessuna resa, con me o contro di me. Lui, ha intenzione non abbandonare il campo e, anzi, di tornare all’attacco con la nuova Forza Italia. Prima di smentire le voci che lo vogliono “rottamatore”, però, ha lanciato un ultimo messaggio a quanti meditano di seguire il Segretario. Quasi a sfidare Alfano che poche ore prima aveva temerariamente dichiarato di non avere paura del “Metodo Boffo“, ha avvertito «Anche Fini e altri ebbero due settimane di spazio sui giornali, ma poi è finita come è finita. Ripeto: è nel loro interesse ascoltare cosa dicono i nostri elettori, per non commettere errori che li segnerebbero per tutta la vita».

Così, dietro al consiglio di essere leali non al leader del Partito ma agli elettori e al programma azzurro, il Cavaliere cerca di mettere in riga i dissidenti. Ricorda a tutti chi comanda, da sempre. Ricorda la casa di Montecarlo, le accuse, lo scontro in diretta e quel «Che fai, mi cacci?», ultimo atto della tragicomica rottura con l’ex Presidente della Camera. Sembra dire a tutti: il prossimo Fini potresti essere tu. I falchi, che ormai vedono come inevitabile lo strappo, sono subito scesi in picchiata. Da giorni piovono accuse sull’ex delfino, reo di aver alzato la testa: «si candidi alle primarie del Pd» suggerisce la Santanché, mentre per Fitto «Alfano intraprende una rotta alternativa». Una rotta che potrebbe condurlo in acque agitate, proprio secondo l’ex cofondatore del Pdl Fini: «Berlusconi non ammette una linea politica diversa dalla sua», per questo la frattura è inevitabile. Sui social network, intanto, imperversa la battaglia tra falchi e colombe, pitonesse e topolini che abbandonano la nave: Formigoni contro la Gelmini, la Prestigiacomo contro Cicchitto, lealisti contro traditori della causa. Così, mentre Gasparri tenta la mediazione e Giovanardi prova, invano, a richiamare tutti alla buona vecchia saggezza popolare ricordando che “morto un Papa se ne fa un altro”, il Pdl si lacera. Il perché è facile da capire e lo spiega, lapalissianamente, Brunetta in un commento alla dichiarazione di Letta, che da Malta ha invitato a tenere separati decadenza e governo. Una risposta che sembra anche, e forse soprattutto, un avvertimento ad Alfano e ai filogovernativi. «Letta ingrato e masochista. Tratta Berlusconi al passato. Parla di cupio dissolvi di colui che l’ha voluto alla testa del governo, che ha voluto le larghe intese». Traduzione? Lo sanno tutti: non si morde la mano che ti nutre.

di Costanza Giannelli

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Costanza Giannelli

Nasce e cresce (poco, in realtà) in Toscana. Nel 2013, dopo la laurea in Storia Contemporanea si trasferisce a Roma, dove approda alla redazione di Lineadiretta24. Lettrice onnivora e incontenibile logorroica, è appassionata di politica, diritti, storia, De Andrè e Scrubs, non necessariamente in quest’ordine. Curiosa di natura e polemica per vocazione, ama l’India e colleziona lauree, ma giura che la terza sarà l’ultima.

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