Matrimoni forzati in India, i “buoni partiti” rapiti e costretti a sposarsi

In India si sta diffondendo in maniera capillare il fenomeno dei cosiddetti “Pakadua Vivah” ovvero i matrimoni forzati, privi di sentimento, contratti in modo assolutamente non consensuale. Moltissimi “buoni partiti” vengono così sottratti con la forza alle loro famiglie tramite dei veri e propri sequestri organizzati dai parenti delle giovani che desiderano sposarsi per ottenere una facile, immediata ascesa sociale.

Matrimoni forzati in India: la tradizione della “dote”

Matrimoni forzati in India

Si parla di una media di circa nove rapimenti al giorno. Ad organizzare i rapimenti spesso sono gli aspiranti suoceri che, per non macchiarsi di crimini facilmente riscontrabili e punibili per legge, commissionano i sequestri a bande di delinquenti locali che non hanno nulla da perdere. Ma quali sono le motivazioni sociali che determinano una così triviale pratica? Come avviene in molte società patriarcali che considerano la donna una “proprietà” dell’uomo, a lui sottomessa sotto ogni aspetto, in India vige la tradizione della “dote”, secondo la quale ogni giovane donna che intende sposarsi deve donare i propri averi alla famiglia del marito. In questo modo i rapimenti che conducono ai matrimoni forzati si configurano come un espediente inquietante e grottesco per non dover a tutti i costi avvalersi della dote. È insomma un escamotage quantomeno discutibile che consente alle famiglie delle future spose di risparmiare sulle spese del matrimonio.

In India molti femminicidi avvengono proprio per la mancanza di disponibilità economica: spesso infatti i mariti uccidono le proprie mogli perché non abbastanza benestanti e le “rimpiazzano” con altre mogli più abbienti. L’ultima stima ufficiale del governo indiano parla chiaro: sono stati registrati almeno 63 milioni di casi di bambine mai nate. Si tratta perlopiù di uccisioni preventive, che servono ad arginare il problema della carenza di “dote”. Nonostante questa barbara pratica sia oggi illegale, in pratica è una profonda piaga sociale difficile da estirpare perché ben radicata a livello tradizionale e comune a tutte le classi sociali della popolazione indiana.

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Twitter: @Vale_Perucca

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Valentina Perucca

Valentina Perucca nasce a Roma nel 1982. Dopo aver conseguito la maturità classica si laurea in Lettere e Filosofia, all'Università La Sapienza di Roma. Appassionata di arte, letteratura, musica, viaggi. Specializzata in linguistica e glottodidattica, insegna italiano a tutti coloro che vogliono impararlo. Ama Catullo, Ovidio, Euripide, Sofocle, suoi migliori amici fin dalla più tenera età. Odia gli arrivisti, gli arrampicatori sociali e i cercatori d'oro.