Mali: guerra e terrorismo

Il presidente francese Hollande in questi giorni ha indiscutibilmente il suo da fare tra incontri con le associazioni del Mali a Parigi, relazioni e correlazioni con i paesi alleati e, soprattutto, la paura che sta creando una forte tensione interna.

 Sul fronte africano infatti si sta facendo sul serio: secondo la difesa, la forza e le armi dei miliziani sono state decisamente sottovalutate e questo rischia di portare le cose per le lunghe; sembra infatti che la vicinanza con Gheddafi a suo tempo rimpinzò gli armamenti e le possibilità combattive, garantite e migliorate anche da alcuni infiltrati di Al Qaeda. Il terreno di battaglia è nella parte settentrionale del paese, laddove 60 jihadisti sono rimasti uccisi da bombardamenti notturni sulle città di Gao, Lere e Douentza. Al fianco della Francia vi sono potenze europee come la Gran Bretagna ed il Belgio, paesi fornitori di mezzi di trasporto, e gli Stati Uniti, che stanno fornendo supporto logistico anche per quanto riguarda le comunicazioni. Altri paesi africani si sono mostrati favorevoli ad affiancare le forze francesi: uomini sono stati mandati da Togo, Niger, Senegal, Burkina Faso e Benin, mentre vi è la disponibilità dell’Algeria a concedere il proprio spazio aereo. Particolarmente preoccupati sono sembrati invece da Berlino: il Ministro degli Esteri Guido Westerwelle ha annunciato che la Francia non rimarrà sola, ma allo stesso tempo ha escluso categoricamente l’invio di truppe sul fronte, sfilandosi, ed auspicando che si trovi una soluzione politica. D’accordo il Presidente del Consiglio dell’UE Herman Van Rampuy, che sprona ad agire con la saggezza più assoluta, ritenendo la situazione molto delicata.

In Francia, intanto, scoppia l’allarme terrorismo. Se già il prezzo umanitario è alto, con numerosi civili e vittime innocenti che ne pagheranno le spese, a Parigi si teme per possibili vendette dal fronte islamico. È notizia, infatti, che un responsabile del gruppo armato Mujao, Abou Darmar, abbia annunciato un laconico “Colpiremo il cuore della Francia e l’Europa”, destando forte preoccupazione generale. La reazione transalpina è stata immediata, con la disposizione del cosiddetto allarme rosso rafforzato, nato nella stagione di attentati che fu il 78 e che rafforzerà la vigilanza di siti civilmente strategici come chiese, monumenti, trasporti, sedi diplomatiche. La minaccia è quindi ritenuta assai credibile, anche e soprattutto dato che i jihadisti hanno tra le loro mani otto ostaggi civili.

 

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Mauro Agatone

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