Maids riot: in India riemerge il problema delle caste

Maids riot Nel paese in cui per anni è sopravvissuta una rigida divisione in caste, un incidente apparentemente banale, denominato dalla stampa indiana “Maids riot” ha scatenato un caso nazionale e riacceso i riflettori sulle profonde disparità sociali ed economiche. A scatenare la “rivolta delle domestiche in India”, è stato il caso di una giovane donna di 26 anni, Zhora Bibi, collaboratrice domestica al servizio di una famiglia benestante in un complesso residenziale nella città di Noida, alle porte di Nuova Delhi. La disputa, iniziata tra Bibi e la sua datrice di lavoro Harshu Sethi, che l’ha accusata di averle sottratto del denaro, è esplosa in una vera e propria rissa quando centinaia di altri collaboratori domestici, impiegati nei condomini vicini, sono scesi in strada brandendo pietre e bastoni, facendo irruzione nel complesso e nell’appartamento della famiglia Sethi. La signora Sethi ha denunciato la sua domestica per il furto di 17.000 rupie, mai avvenuto secondo l’accusata, che sostiene di non essere stata pagata per mesi, rinchiusa in casa un’intera notte e picchiata a fronte delle sue proteste.

Il giorno dopo la disputa, una folla infuriata e aggressiva si è introdotta nel Maids riotcomplesso residenziale tra i tentativi delle guardie di sicurezza di respingerla, come mostrano i video di sorveglianza. La signora Sethi ha denunciato che alcune persone si sono introdotte nel suo appartamento al piano terra distruggendo la porta a vetri. La donna, ha spiegato, si considera un datore di lavoro benevolo: «Rispettiamo le nostre domestiche, sono una parte importante della nostra vita. Secondo un detto indù, se mangi davanti a qualcuno con lo stomaco vuoto, non potrai digerire il tuo cibo», riconoscendo però che «c’è una forte divisione sociale che scatena odio e invidia». Il paese non è nuovo a scontri di questo tipo, anche se finora gli episodi sono rimasti circoscritti.

Maids riotQuella che è stata soprannominata “Maids riot”, la rivolta delle domestiche in India, nasce soprattutto dall’assenza di leggi che regolino il lavoro domestico nel paese. Il fatto che molti lavoratori vivano nelle stesse case di chi li impiega non li aiuta ad avere dei diritti o semplicemente una vita al di fuori del lavoro. E se non vivono insieme ai loro datori di lavoro, alloggiano nelle “slums”, baracche ammassate l’una sull’altra. L’enorme divario tra sociale ha fatto si che i “nuovi ricchi” fossero in grado di assumere un aiuto per una paga bassissima, senza contratto o obblighi giuridici. Dopo l’incidente di Noida, i residenti hanno dichiarato di non potersi più fidare del proprio personale di servizio, per la maggior parte proveniente dal Bangladesh, e che in futuro si rivolgeranno ad agenzie qualificate. Secondo il marito di Zhora però, la folla radunatasi sarebbe semplicemente andata a chiedere notizie della donna, non vedendola rientrare a casa.  «Quando abbiamo chiesto spiegazioni alle guardie di sicurezza ci hanno minacciato e colpito con bastoni. Sappiamo che il caos scoppiato farà perdere il lavoro alle donne, ma l’oppressione non può mai essere tollerata in una società». Nonostante la formale abolizione delle caste, in India la diversità è ancora decisa dalla nascita. Come in tutto il mondo del resto, con poche, se non nessuna, eccezione.

 

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Viola D'Elia

Nata 27 anni fa, ha vissuto a Roma, Istanbul e in India. Sempre pronta a fare le valigie, sogna di vedere ogni angolo di mondo. Oltre a coltivare ambizioni alla Jules Verne, i suoi interessi includono accumulare libri, la musica e il cinema. E’ capace di commuoversi ogni volta che rivede Hugo Cabret; ama scrivere e fare domande, ma non riceverne. Specialmente di lunedì mattina. Crede fermamente nella filosofia di Big Fish: «Tenuto in un piccolo vaso il pesce rosso rimarrà piccolo, in uno spazio maggiore esso raddoppia, triplica o quadruplica la sua grandezza».