Lo strano caso del pedofilo graziato per poche ore

Anzi, due: Spagna e Marocco.

Tutto comincia tre settimane fa: il Re Juan Carlos si reca in Marocco in visita dal suo omologo Mohamed VI, sul trono da 14 anni. Protocollo vuole che il sovrano spagnolo chieda un gesto d’indulgenza per i propri condannati connazionali che stanno scontando la pena in terra maghrebina. Il gesto viene accolto con grande favore dai quotidiani iberici, e tramite l’ambasciatore spagnolo a Rabat Alberto Navarro, arrivano due liste di nominativi controllate previamente dal Ministero degli Affari Esteri: in una si chiede l’indulto per 15 reclusi (per lo più camerieri o pescatori condannati per traffico di droga) e nell’altra compaiono 33 nominativi dei quali è richiesta l’estradizione, in modo da poter loro permettere di scontare la propria pena nel paese d’appartenenza. È qui che succede il disastro: le due liste vengono in qualche modo mescolate e, come una grande offerta da supermarket, arriva l’indulto per tutti.
Il vero problema lo costituisce uno di quei 33 della “seconda” lista. Si tratta di Daniel Galván Viña, ex spia di Saddam al servizio degli occidentali, che si trovava a scontare i primi 2 dei 30 anni di condanna ricevuta per casi di pedofilia commessi nei confronti di 11 bimbi tra i 4 e i 15 anni, ai quali si presentava quale “professore in pensione”. Come già ci hanno sovente abituato, le popolazioni arabe in questi casi non si fanno pregare due volte a far sentire la propria voce: e così, giù manifestazioni di piazza.

Si aprono immediatamente i contatti: da Madrid si allarma il Ministro della Giustizia Alberto Ruiz-Gallardón, che entra in contatto con l’omologo Mustafá Ramid. Viene offerta la necessaria collaborazione per risolvere la questione il prima possibile. Nonostante la cooperazione, tuttavia, il cerino rimane – per lo più – in mano al Ministero maghrebino: nel diritto spagnolo infatti gli indulti non sono revocabili né per via amministrativa né per ordine di un giudice. E così, tra le pressioni oltre Gibilterra e quelle della piazza arriva il dietrofront del Re maghrebino che, caso unico nella storia, revoca il provvedimento di grazia: «Sua Maestà ha deciso di procedere con il ritiro dell’indulto […] a causa delle inefficienze che hanno segnato il procedimento e alla gravità dei crimini commessi e al rispetto dei diritti delle vittime». Quando si pone rimedio allo sbaglio tuttavia, è ormai troppo tardi: il prigioniero non è più tale e se ne sono già perdute le tracce.
Si scatenano le notizie sull’identità del latitante che secondo taluni, pare, non sarebbe nemmeno una spia, mentre continuano ad aleggiare voci su presunte trame nascoste e complotti delle intelligence, che avrebbero permesso e coperto la fuga di Galván Viña. Incidente diplomatico sfiorato, permane la caccia all’uomo: se ne riparlerà.

di Mauro Agatone

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