Legge Bossi-Fini, la legge per i fuorilegge

L’Italia è pervasa, ancora una volta, da rammarico ed impotenza. La storia di chi attraversa il mare per la propria libertà è la metafora della lotta per la vita che tutti noi combattiamo ogni giorno. C’è chi vince e c’è chi perde. In tanti hanno perso lo scorso 2 ottobre. E subito si accusa la legge, ritenuta l’unica a poter dare delle reali certezze.

Parliamo della Legge n.189 del 30 luglio 2002, ossia, quella che, per tutti noi comuni mortali, è chiamata la Legge Bossi-Fini. Si tratta di una legge riguardante il tema controverso dell’immigrazione. Secondo tale legge gli immigrati clandestini localizzati devono essere accompagnati alla frontiere o, nel caso fossero privi di documento, destinati a centri di identificazione ed espulsione. Nel caso di tentativo di rientro nei confini italiani,  si incorre nel rischio di reato punito con il carcere. Il comma 1 dell’articolo 2 spiega che, chi “compie atti diretti a procurare l’ingresso nel territorio dello Stato di uno straniero ovvero atti diretti a procurare l’ingresso illegale in altro Stato del quale la persona non è cittadina o non ha titolo di residenza permanente, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa fino a 15.000 euro per ogni persona”. Questo insieme di parole ha confuso in tanti. Numerosi i pescherecci incerti sul da farsi, nel corso della vicenda di Lampedusa, a causa del timore di essere accusati di favoreggiamento dell’immigrazione. Si sa: c’è chi è più portato a usare la testa e chi il cuore.

Da una parte abbiamo clandestini in fuga dal loro paese, disperati, sofferenti, pronti a tutto. Dall’altro un Paese, l’Italia, stremato dalla crisi, che cerca di rimboccarsi le maniche e non mollare.

Chi ha la precedenza?

In seguito al mancato intervento, da parte di alcuni pescherecci, a Lampedusa, Letta ha dichiarato: “Quando ho saputo di questa notizia ho provato una profonda vergogna. Le leggi vanno applicate, ma qui sta accadendo un dramma umano”. Ma chi sono i veri colpevoli? Forse, gli scafisti, forse i politici, forse è colpa degli stessi clandestini. Certo ognuno ha le sue ragioni, così come le proprie colpe. In men che non si dica si è formata una linea invisibile, che separa i pro dai contro.

Anche Grillo non può trattenersi dal dire la sua sulla questione. Tramite i social network, infatti, ha sconfessato  il comportamento dei senatori del Movimento 5 Stelle che, lo scorso 9 ottobre, hanno presentato in Commissione di Giustizia un emendamento per l’abolizione del reato di clandestinità, contenuto nella Legge Bossi-Fini. Tale emendamento, tra l’altro, è stato approvato. È scontato dire che il blog di Grillo è stato sommerso da sostenitori inaspettati e da chi lo ha accusato di fascismo. Di tutt’altro parere è il Ministro Kyenge, che vede nell’emendamento un inizio: “Il percorso è lungo ma un passo alla volta riusciremo coinvolgendo tutti i settori, dal lavoro alla sanità, all’integrazione, all’economia”.

Il cambiamento è in corso, speriamo solo che prenda la strada giusta.

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Maria Laura Serpico

Bionda, bassa e sognatrice. Se è vero che ogni riccio è un capriccio, con me la vita non è mai noiosa. Mi definisco una “persona frenetica”, alla continua ricerca di nuovi stimoli. Il mio colore preferito è il verde, perché la speranza è l’ultima a morire! Le cose che preferisco fare sono: parlare, parlare e… parlare! Ma non temete, in caso di necessità, sono pronta ad ascoltare: ogni incontro, ogni viaggio, ogni situazione imprevista può essere fonte di arricchimento personale. I miei studi mi hanno portato verso il mondo della scienza politica poiché credo che, benché i più non lo vogliano ammettere, niente e nessuno le è immune. Spettacolo e cultura mi affascinano da sempre, in quanto mix perfetto di storia e sensibilità personale. Perché scrivere? Per dare modo a tutti di “vedere” (quasi) tutto: una pretesa impossibile, ma d’altronde la vita è una sfida continua.

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