La Turchia oggi è speranza, parola di Baran [INTERVISTA]

Un terremoto multicolore ha scosso la Turchia facendo vacillare le ambiziose mire del presidente Erdogan. La forza rivelatasi alle urne è il neonato HDP, il Partito Democratico dei Popoli, unitosi per riempire un vuoto a sinistra. L’HDP è la cassa di risonanza di tutte quelle voci che vengono quotidianamente ignorate in Turchia: i curdi, gli ambientalisti, i gruppi di estrema sinistra, le femministe, la comunità LGBT, i disabili. Il partito degli emarginati è riuscito a superare la soglia di sbarramento del 10% e si è conquistato con le unghie 80 scranni in Parlamento. Lo smacco per Erdogan è doppio: il suo partito, l’AKP, non solo non ha ottenuto il 60% dei voti che gli avrebbe permesso di indire un referendum costituzionale per legittimare il presidenzialismo e accentrare su di sé i poteri, ma attestandosi al 40% non ha più nemmeno la maggioranza assoluta e dunque dovrà cercare alleanze in Parlamento.

Dopo tredici anni di potere ininterrotto di Erdogan e dell’AKP, è chiaro che una brezza di cambiamento ha cominciato a soffiare. A dirci qualcosa di più di questa brezza è Baran, un ragazzo curdo di seconda generazione che studia all’Università di Izmir. Baran ha seguito da vicino le elezioni e ci ha raccontato che a Izmir, come un po’ in tutto l’est della Turchia, si attendeva questo momento già da un po’.

Queste sono state elezioni cruciali per la Turchia. Se l’AKP avesse ottenuto il 60% dei voti Erdogan avrebbe potuto chiedere di modificare la Costituzione e istituire il presidenzialismo. Come avvertivate voi giovani, voi studenti questo rischio? E come avreste reagito se l’AKP avesse raggiunto la maggioranza necessaria?

Noi giovani in realtà eravamo senza troppe speranze prima delle elezioni. Siamo cresciuti con questo governo e con il suo atteggiamento totalitario che avrebbe avuto in più solo il nome di presidenzialismo ma lo era già di fatto. Negli atteggiamenti Erdogan è già più di un presidente con pieni poteri, non un semplice presidente della Repubblica. Il principio della separazione dei poteri praticamente non esiste, non più.

Cosa senti che è cambiato nella società dalle elezioni dell’anno scorso a queste?

Alle scorse elezioni il CHP (il partito popolare repubblicano, n.d.r.) e l’MHP (il partito nazionalista, n.d.r.) hanno sostenuto lo stesso candidato presidente e hanno spinto anche i socialdemocratici a votare Ekmeleddin Ihsanoglu, che ha tendenze politiche nazionaliste e religiose. A mio parere questo, insieme alle politiche fallimentari del partito popolare, ha portato negli anni i socialdemocratici spostare i voti sull’HDP. Il numero delle sedie in Parlamento dell’AKP è sceso drasticamente grazie al successo dell’HDP nell’est della Turchia. Il cambiamento avvenuto nel corso di quest’anno è che è cresciuto il numero di elettori turchi di sinistra.

Che cosa ha significato fin’ora essere curdi in Turchia? E, ora che l’HDP è per la prima volta in Parlamento, quali cambiamenti ti aspetti?

Beh io sono di seconda generazione, vengo dalla classe media e parlo il turco molto bene, mentre invece non so parlare il curdo, quindi la mia esperienza non riflette esattamente quella tipica ma posso dire che, se sei curdo, per raggiungere alcuni obiettivi di vita è praticamente necessario rinunciare alla tua cultura e alla tua lingua.
Gli attuali membri dell’HDP sono stati a lungo in Parlamento come candidati indipendenti, ma questa è la prima volta che vengono eletti all’interno di un partito politico che riesce a superare la soglia di sbarramento. Ora il movimento curdo ha ottenuto un numero significativo di sedie in Parlamento e potrà giocare un ruolo enorme nell’approvazione delle leggi. Adesso il partito ha potere come mai prima d’ora. Fin’ora il movimento ha avuto un peso grazie al Pkk, il suo braccio armato. Ora ha il potere democratico di influire sulle cose e spero che questo ci porti pace.

Selahttin Demirtas, il leader dell’HDP, è stato definito l’Obama turco. Trovi che il paragone sia calzante?

Direi di sì. Il punto è che non puoi aspettarti che Obama cambi le brutali politiche estere degli Stati Uniti così come non puoi aspettarti che Demirtas cambi le politiche sbagliate del movimento curdo. Entrambi sono personaggi significativi nel restituire la speranza alle persone ma nei fatti non sono loro che hanno il potere di attuare i grandi cambiamenti. Il sistema politico dietro Obama è molto più potente di lui, così come quello dietro Demirtas. Loro hanno fatto un duro lavoro per cambiare le cose, che sono molto più complicate di come appaiano. Entrambi parlano schietto, entrambi provengono da minoranze e danno SPERANZA (questa parola Baran l’ha voluta in maiuscolo e così io la lascio, senza intaccare il peso e il valore che le ha dato, n.d.r.).

Tra i parlamentari eletti in chi riponi più fiducia?

In realtà in nessuno di loro. Vorrei poter dire Demirtas ma come dicevo prima non è l’unica persona che può determinare l’andamento delle cose. Dietro di lui c’è un grande movimento che ha cambiato la sua visione politica negli anni, una volta comunista, poi nazionalista, a tendenza islamista e infine, soprattutto dopo Gezi Park, ampiamente di sinistra.

Ora che gli equilibri sono cambiati, se potessi avanzare tre richieste al governo quali sarebbero?

La prima sarebbe la totale rimozione della soglia elettorale, la seconda lo sviluppo dei diritti a protestare e la terza la minimizzazione della repressione della polizia grazie a nuove leggi di sicurezza nazionale.

 

In bocca al lupo Baran, in bocca al lupo Turchia.

 

Twitter: @Fra_DeLeonardis

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Francesca De Leonardis

Nata a Pescara il 6 Agosto 1986, sono cresciuta a libri e Nutella. Prima di approdare su LineaDiretta24 ho lavorato come reporter per la web tv Uniroma Tv e mi sono innamorata del microfono tanto quanto della penna. Lettrice ossessivo-compulsiva, ho sempre un libro in borsa. Sogno di svegliarmi Katy Perry o analista politica, nel frattempo faccio la giornalista. Non fiori ma mazzi di scarpe.