La spagna al voto: corsa a quattro

Dopo tanti anni la diarchia nella terra del Re è finita. L’epoca del bipartitismo, dell’alternanza tra Partito Popolare e Partito Socialista, vada come vada, tramonterà definitivamente.

La gara si corre a quattro, tale è stata la scalata al consenso sia da destra che da sinistra, da Ciudadanos e da Podemos, che da prospettive diametralmente opposte puntano a rimpiazzare rispettivamente il Partito Popolare di Rajoy e il Partito Socialista guidato da Sanchez.
Due partiti nati nella pancia della crisi (economica, sociale e culturale), accomunati da ben poco oltre la giovane età e la maggiore pervasività nel discorso politico-mediatico assolutamente “liquido” della contemporaneità.
Dal punto di vista comunicativo infatti – in termini di discorso politico – il cambiamento è già avvenuto, la china della storia ha già virato in favore del nuovo. Basti a ratificarlo il fatto che i sondaggi sono in tilt e inaffidabili, e che l’unica certezza è che nessuno uscirà dalle urne con la maggioranza assoluta.
In questo campo Ciudadanos è forse più avvantaggiato di Podemos, vista l’assoluta incapacità di Rajoy e del PP di rinnovare la propria strategia comunicativa. Dei due alfieri del “vecchio” solo Sanchez è riuscito quantomeno a stare al passo di Pablo Iglesias e Albert Rivera, partecipando insieme a loro all’inedito dibattito online organizzato da El Pais – che comunque non ha smosso la sostanza delle cose. Rajoy invece si è dedicato solo a dibattiti tradizionali, conscio di correre il rischio di venire annientato dall’esuberanza dei leader emergenti, e ha partecipato allo scontro diretto solo con Sanchez, uscendone piuttosto ammaccato.

La sostanza dei sondaggi vede comunque un vantaggio – di misura – del Partito Popolare, poco sopra al 20%, e un testa a testa di Partito Socialista, Ciudadanos e Podemos nella corsa a secondo partito. La vera incognita sono le alleanze, dove formalmente tutto si esclude e tutto si ammette, e solo il tempo potrà rivelare le scelte e gli accordi. La possibilità del titano social-popolare nato dall’abbraccio letale tra PP e PS sembra essere esclusa a priori – forse i think tank dei due partiti hanno capito che sarebbe un suicidio politico che al prossimo giro consegnerebbe sicuro il paese a Ciudadanos e Podemos – ma per il resto niente è già deciso. Alleanza dei nuovi contro i vecchi? Degli anti-austerity contro il Partito Popolare?
Solo le percentuali del voto potranno rivelarlo.

Una cosa è sicura, la Spagna ha intrapreso una vuelta che ne ha già cambiato la fisionomia e potrebbe arrivare a sconvolgerla. Podemos più di tutti, nato da un proficuo incontro tra la rabbia e la forza della piazza – movimento degli Indignados – e il realismo politico strategico – uso dei media, strutturazione del movimento, si trova di fronte un appuntamento storico. Perché una sua affermazione netta potrebbe dare nuovo impulso a quella politica mediterranea di alternativa al neoliberismo nella sua versione eurocentrica-ordoliberale attaccata da Oriente, Grecia, e da un inatteso occidente, Portogallo.
La stessa penisola iberica, qualora si rafforzasse in questo senso, potrebbe diventare un piede davvero molto stabile sul quale far poggiare la costruzione di un percorso europeo genuinamente di sinistra finora difficile a tradursi nella realtà.

@aurelio_lentini

Pablo-Iglesias-Podemos

Vuoi commentare l'articolo?

Aurelio Lentini

Laureato in Scienze Storiche presso L'università Statale degli Studi di Milano, oggi conduce una piccola libreria online, collabora con varie testate online, scrive, e tenta di venire a capo del mondo prima che il mondo venga a capo di lui.