L’altra economia dell’ecomafia

16,7 miliardi di euro di fatturato, 34.120 reati accertati, 28.132 persone denunciate, 8.286 sequestri effettuati. Cresce il numero dei clan coinvolti da 296 a 302, quadruplicano i comuni sciolti per infiltrazioni mafiose da 6 a 25, salgono gli incendi boschivi, cresce l’incidenza dell’abusivismo edilizio ma, d’altra parte, aumenta grandemente anche il numero delle denunce e degli arresti. La criminalità organizzata differenzia i suoi settori di interesse e profitto, gli indotti, i tentacoli, mentre la piaga della corruzione si fa sempre più purulenta ed evidente, espandendosi a macchia d’olio, oltre le frontiere.

 Carlo Lucarelli nella prefazione al rapporto ecomafia 2013 di Legambiente, dà una descrizione del fenomeno: « Con una lungimiranza e una profondità che politici, imprenditori, istituzioni e cittadini spesso non hanno o fanno finta di non avere, le mafie sono riuscite a fare sistema penetrando in tutti i settori della nostra esistenza in maniera globale e totalitaria». Il testo è stato presentato a Roma ad una conferenza stampa con il contributo delle forze dell’ordine e del Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, del Presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, del responsabile dell’Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente Enrico Fontana, del procuratore nazionale antimafia Giusto Sciacchitano, del Presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati Ermete Realacci e del Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati Donatella Ferranti.

Dalla relazione in dettaglio i settori più in crescita: nel ciclo del cemento bisogna segnalare il secondo posto della Puglia, che per numero di persone denunciate risulta essere la prima regione d’Italia; la leadership tra le regioni del Nord spetta alla Lombardia mentre si verifica una crescita esponenziale degli illeciti accertati in Trentino Alto Adige, triplicati nell’arco di un anno; il balzo in avanti della Basilicata, che con 227 illeciti arriva al decimo posto (nel 2011 era quindicesima).
Per quanto riguarda il ciclo dei rifiuti spiccano l’incremento dei reati registrato in Puglia (+24%), al terzo posto dopo Campania e Calabria e il quinto posto raggiunto dalla Sardegna con reati e relativi danni ambientali. In questa filiera illegale la provincia di Napoli è al primo posto in Italia, seguita da Vibo Valentia, dove si registra un + 120% di reati accertati rispetto al 2011. Dumping ambientale, falsificazione di fatture e di bilanci, riciclaggio, corruzione del settore pubblico e delle imprese private, in particolare con spartizione di gare e appalti, falsificazione dei sistemi del riciclaggio dei rifiuti con relative documentazioni. In questo settore spicca la Sicilia, qui la criminalità organizzata investe nelle attività relative ai nuovi sistemi di riciclaggio del rifiuto e nel ciclo del prodotto, energie rinnovabili e bonifica ambientale, per rimanere ancorata nei sistemi di gestione delle immondizie, fin qui appannaggio della malavita locale e transnazionale. Infatti è importante rilevare come i traffici relativi alla vita del rifiuto e al suo smaltimento abbiano abbattuto le frontiere nazionali, percorrendo tratte commerciali più ampie. Questo è un mercato in grande espansione che ricalca i traffici di droga e contempla aree territoriali critiche, o per guerre civili o perché abbandonate a sé stesse dai sistemi statali e più facili da prendere d’assalto per i sistemi di gestione delle attività illecite propri della criminalità organizzata. Si tratta di aree come quelle del Nord Africa e dei Balcani, oppure delle zone depresse latinoamericane, offrendo un sistema di smaltimento del rifiuto per grandi aree urbane o zone con grande concentrazione di persone ad un prezzo basso per pubblico ed imprese ma con danni ambientali di lungo periodo di difficile previsione, poiché l’immondizia accumulata nelle discariche viene poi reinvestita in traffici occulti, smaltita in modo contrario alle regole, soprattutto per quanto riguarda i rifiuti speciali e tossici, o sotto false documentazioni che coprono varie forme di concussione. In questo modo cresce anche esponenzialmente il business delle mafie dai colletti bianchi a causa del crescente coinvolgimento di diversi settori e dipendenti della società viziati ma formalmente in regola.

La criminalità organizzata prende così sfumature pulviscolari, difficili da riconoscere e accertare, difficili da denunciare ma pur sempre in costante aumento, intrecciandosi agli interessi nazionali e internazionali legittimi e reali della nostra nazione. Per quanto riguarda il ciclo dei rifiuti, n’dragheta e camorra sono al primo posto nella gestione dei traffici, strettamente intricati con le rotte commerciali della droga, mentre per la Sacra Corona Unita che ha come territorio di riferimento le zone dei Balcani, le rotte dei rifiuti si intersecano con quelle del commercio illegale delle armi.
Stando ai dati del rapporto sull’ecomafia di Legambiente, crescono del 6,4% nel 2012 rispetto al 2011 anche gli illeciti contro gli animali e la fauna selvatica, sfiorando quota 8.000, a una media di quasi 22 reati al giorno e ha il segno più anche il numero di incendi boschivi che hanno colpito il nostro Paese: esattamente +4,6% rispetto al 2011, un anno orribile per il nostro patrimonio boschivo, dato che aveva fatto registrare un picco del 62,5% rispetto al 2010.
È la Campania a guidare anche quest’anno la classifica dell’illegalità ambientale nel nostro Paese, con 4.777 infrazioni accertate mentre sono 3.394 persone denunciate e 34 arresti e il discorso vale sia per il ciclo illegale del cemento sia per quello dei rifiuti.

Il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza dichiara che « quella delle ecomafie è l’unica economia che continua a proliferare anche in un contesto di crisi generale, che continua a costruire case abusive quasi allo stesso ritmo di sempre mentre il mercato immobiliare legale tracolla. Con imprese illegali che vedono crescere fatturati ed export, quando quelle che rispettano le leggi sono costrette a chiudere i battenti: un’economia che si regge sull’intreccio tra imprenditori senza scrupoli, politici conniventi, funzionari pubblici infedeli, professionisti senza etica e veri boss e che opera attraverso l’evasione fiscale, il voto di scambio e il riciclaggio di denaro.
La criminalità ambientale sa anche cogliere tutte le nuove opportunità offerte dall’economia: l’Ufficio centrale antifrode dell’Agenzia delle dogane segnala che i quantitativi di materiali sequestrati nei nostri porti nel corso del 2012 sono raddoppiati rispetto al 2011, passando da 7.000 a circa 14.000 tonnellate grazie soprattutto ai cosiddetti cascami, cioè materiali che dovrebbero essere destinati ad alimentare l’economia legale del riciclo, che invece finiscono in Corea del Sud come i cascami in gomma, in Cina e ad Hong Kong sono destinati cascami e avanzi di materie plastiche, destinati al riciclo o alla combustione, Indonesia e di nuovo Cina per carta e cartone, Turchia e India, per quelli di metalli, in particolare ferro e acciaio, sfruttando così le nuove frontiere economiche e le nazioni maggiormente in espansione. Le inchieste svolte in Sicilia sul “finto riciclo”, che hanno smascherato le nuove strategie criminali su questo fronte, hanno messo in luce che: « questi flussi garantiscono enormi guadagni ai trafficanti coi proventi della vendita all’estero e il mancato costo dei trattamenti necessari per renderli effettivamente riciclabili e un doppio danno per l’economia legale, perché si pagano contributi ecologici per attività di trattamento e di riciclo che non vengono effettuate e vengono penalizzate le imprese che operano nella legalità, costrette a chiudere per la mancanza di materiali».

Insomma, sembra difficile identificare le giuste strategie anche in relazione ai nuovi progetti relativi alla raccolta differenziata e al ciclo del prodotto. In particolare, è difficoltoso comprendere le strategie legali delle imprese e delle aziende e i meccanismi illegali corruttivi sotterranei. L’ecomafia ha assunto ormai una dimensione globale e rappresenta una minaccia agli ecosistemi, alla salute dei cittadini e all’economia legale.
Tra i vari settori illegali, quello più pericoloso e difficile da contrastare è sicuramente il traffico organizzato e illecito di rifiuti internazionali. Un fenomeno che in Italia è comunque possibile investigare e scoprire con discreto successo grazie all’introduzione nel 2001 del delitto di attività organizzata di traffico illecito di rifiuti (ex art. 53 bis del decreto Ronchi, ora art. 260 del D. Lgs. 152/2006), l’unico delitto ambientale esistente nel nostro paese. Dal 2001 a oggi le inchieste relative a traffici internazionali in partenza dall’Italia sono state 31, con 156 arresti e 509 denunce, 124 aziende sottoposte a provvedimenti giudiziari, e con il coinvolgimento di ben 22 Paesi esteri (10 europei, 5 asiatici, 7 africani): dalla Germania alla Cina, dalla Russia al Senegal.
Inoltre è stata approvata la commissione bicamerale sul riciclo dei rifiuti, il via libera è stato dato il 18 dicembre, il testo è stato approvato all’unanimità dalla Commissione Ambiente del Senato, dopo lo scandalo sulla Terra dei Fuochi e le dichiarazioni del pentito Carmine Schiavone del clan dei Casalesi: « Tra vent’anni rischiano di morire tutti di cancro».

Eva Del Bufalo

 

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