Iraq: nasce il governo al-Abadi

Il parlamento ha concesso la fiducia al nuovo premier iracheno Haider al-Abadi, che ha occupato il posto lasciato vacante dal dimissionario Nouri al-Maliki, travolto da un mare di critiche sia in patria che all’estero. Lo sciismo settario e anti militarista di al-Maliki era mal visto dagli Stati Uniti che ricalcano i vecchi, dannosi, schemi di ingerenza nel ginepraio mediorientale. Lo stesso presidente statunitense Barack Obama ha fatto pressione per le dimissioni di al-Maliki, che con la sua paradigmatica esclusione dei gruppi sunniti aveva finito per spingerli ad appoggiare i guerriglieri jihadisti dello Stato islamico. Il cambio di passo al governo e il ridisegnamento di una formazione che includesse e rappresentasse tutti sono stati posti dalla comunità internazionale come ‘conditio sine qua non’ per ottenere in cambio un massiccio appoggio armato per combattere l’avanzata dell’Is. Ancora una volta l’Iraq è manovrato in nome di ragioni più alte (ma forse più schiettamente economiche) e giudicato incapace di autodeterminarsi. {ads1}

Il neo-premier Haider al-Abadi viene dallo stesso partito sciita Dawa del suo predecessore, ma un nuovo volto e un nuovo nome erano necessari per poter aprire una fase nuova di dialogo: «Il mero fatto che Abadi non sia Maliki gli permette di aprire adesso un nuovo capitolo nelle relazioni con i sunniti», sostengono i commentatori locali. Il suo governo, salutato con entusiasmo dagli Stati Uniti e definito da John Kerry una tappa fondamentale nel percorso che dovrebbe riportare la pace nel paese, mantiene vecchi protagonisti del passato governo e negli interstizi ne inserisce di nuovi. Al-Maliki ha ora il titolo onorifico di vice presidente della Repubblica; l’ex premier sciita dell’Islamic Dawa Party, Ibrahim Jafaari, è il nuovo ministro degli Esteri; lo sciita Adel Abdel Mehdi dell’Islamic Supreme Council è Ministro del Petrolio. La vera novità è nella nomina dei due vice-premier, un sunnita e un curdo: Saleh al Mutlak e Hoshyar Zebari. In queste nomine, volte a garantire un maggior equilibrio etnico e confessionale nel paese, c’è la ragion d’essere del governo stesso.

Restano invece ancora da nominare il ministro dell’Interno e quello della Difesa. Quest’ultimo in particolare è un ministero chiave, che avrà il compito di ricostruire un esercito frammentario, polverizzato dall’avanzata dell’Is e, soprattutto, mosso in ogni sua parte da motivazioni differenti, ancora tutte da accordare.

Twitter: @Fra_DeLeonardis

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Francesca De Leonardis

Nata a Pescara il 6 Agosto 1986, sono cresciuta a libri e Nutella. Prima di approdare su LineaDiretta24 ho lavorato come reporter per la web tv Uniroma Tv e mi sono innamorata del microfono tanto quanto della penna. Lettrice ossessivo-compulsiva, ho sempre un libro in borsa. Sogno di svegliarmi Katy Perry o analista politica, nel frattempo faccio la giornalista. Non fiori ma mazzi di scarpe.

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