Il telefono della Merkel e l’arroganza americana

Dall’altro è impossibile ignorare con quanto scarso stupore l’opinione pubblica ha accolto l’ennesimo scandalo che ha coinvolto la democrazia americana, accusata di aver prepotentemente abusato dei suoi sofisticati mezzi di controllo. Tutti sapevano. Tutti ormai sapevano tutto.

La notizia è stata divulgata dal capo portavoce della cancelliera tedesca; il sottosegretario Steffen Seilbert ha infatti dichiarato l’enorme sospetto, probabilmente la certezza, che la National Security Agency americana abbia tenuto sotto sorveglianza il cellulare di Angela Merkel ascoltando e registrando con costante sistematicità tutte le sue conversazioni senza distinguere se fossero di natura politica o privata. La Germania intera è rimasta sconcertata e a nulla sono servite le blande rassicurazioni di un Obama sempre meno credibile e sempre più coinvolto in qualcosa che inutilmente imputa ad un passato che non lo riguarda; «Angela, non stiamo spiando il tuo cellulare, te lo assicuro», ha risposto il presidente americano all’imminente telefonata di protesta della ferma e severa Merkel che, a ragione, esige e attende delucidazioni. Questa volta il gigante americano è alle corde; già lo scorso 19 giugno a Berlino poche ore prima dell’attesissimo discorso del presidente alla porta di Brandeburgo che per alcuni rievocava quello di Kennedy, Angela Merkel non era riuscita a dissimulare un certa freddezza dopo le prime notizie che la informavano delle attività di spionaggio della NSA nei confronti degli alleati. Oggi tacere non è più possibile e quella freddezza si è trasformata in un gelo che sembra compromettere seriamente i rapporti tra la Germania e l’America. Ma l’auspicio è che l’Europa si compatti per far sentire la sua voce di fronte a tale sopruso senza delegare ai soliti assoli tedeschi e francesi il suo dissenso.

L’America è una democrazia; la più antica democrazia. E la democrazia come ha ricordato Ezio Mauro «obbliga a misurare i mezzi in relazione ai fini e non svincolare mai i mezzi dai fini». Il timore di minacce terroristiche non è più bastevole a giustificare tali violazioni; per giunta ai danni dei propri alleati. Non si può più essere un modello se si lascia degenerare la paura in una indiscriminata diffidenza.

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Filippo Deodato

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