Il Papa incontra i detenuti a Rebibbia: via le scarpe

«Gesù lava i piedi degli apostoli. Noi siamo disposti a servire gli altri così?» ha twittato lo scorso 2 aprile Papa Francesco sul suo account ufficiale. Egli stesso ha deciso di rispondere a questo quesito con i fatti.
Nella giornata di Giovedì Santo, Francesco si è recato, per la prima volta in veste di Papa, a Rebibbia, il carcere di Roma. È arrivato con la sua Focus pochi istanti prima della Messa “in coena Domini”, prevista per le 17.30 nella chiesa del Padre Nostro. Tuttavia è riuscito a scambiare qualche parola con i fedeli, che hanno colto l’occasione per far benedire oggetti sacri. A guidarlo, nel corso della visita, è stato don Pier Sandro Spriano, cappellano di Rebibbia. Non è mancato neanche un saluto a volontari, personale della Polizia Penitenzieria e personale amministrativo.

Il lavaggio dei piedi. Il Papa si è esposto in prima persona lavando i piedi a dodici detenuti, sei uomini e sei donne, di diversa nazionalità. Si è trattato, più precisamente, di un brasiliano, un nigeriano, quattro italiani, due nigeriane, due italiane, un’equadoregna e una congolese. Quest’ultima ha destato una certa curiosità, in quanto ex volto noto della televisione: Silvy Lubamba, valletta di Chiambretti, in carcere dal 2014 a causa dell’appropriamento indebito di carte di credito e che, contrariamente alle sue apparizioni da showgirl, in quest’occasione si è presentata con un abbigiamento casual: jeans, gilet azzurro e camicia bianca.
Dunque, il Papa, si è chinato ben dodici volte per lavare i piedi dei prescelti per mezzo di una brocca e una tinozza bianca , tamponandoli successivamente con un panno, per poi baciarli, tra la commozione generale dei detenuti.
«Io lavo i piedi di questi dodici fratelli e sorelle, ma in essi sono rappresentati tutti voi che abitate qui», ha spiegato Francesco, dopo aver ricordato che «Gesù lava come schiavo i nostri piedi. È tanto il suo amore che si è fatto schiavo per guarirci, per pulirci. Nel nostro cuore dobbiamo essere sicuri che quando il Signore ci lava i piedi ci lava tutto, ci purifica, ci fa sentire un’altra volta il suo amore».

La stanchezza colpisce tutti. Non è mancata una riflessione sulle condizione attuali della diocesi di Roma, rilevando una “stanchezza” diffusa sia tra gli uomini di Chiesa che tra i fedeli.
«La stanchezza dei sacerdoti! Sapete quante volte penso a questo, alla stanchezza di tutti voi? Ci penso molto e prego di frequente, specialmente quando a essere stanco sono io», ha ammesso nel corso dell’omelia che ha accompagnato la messa crismale a San Pietro, in cui i sacerdoti rinnovano le promesse.
«Anche io ho bisogno di essere lavato dal Signore: e per questo pregate, durante questa messa, perché il Signore lavi le mie sporcizie, perché io diventi più schiavo di voi, più schiavo nel servizio alla gente, come è stato Gesù», ha affermato Francesco. Ai tempi di Gesù, lavare i piedi all’ospite era una consuetudine a causa della grande quantità di polvere nelle strade, ma si trattava di un compito adibito agli schiavi. Tuttavia, fu proprio il Messia a lavare per primo i piedi agli apostoli attoniti.

Inoltre, il Papa ha spiegato che: «Oggi in questa messa la Chiesa vuole che il sacerdote lavi i piedi di dodici persone, memoria dei dodici apostoli. Ma nel cuore nostro dobbiamo avere la certezza, dobbiamo essere sicuri che il Signore quando ci lava i piedi, ci lava tutti, ci purifica. Ci fa sentire un’altra volta il suo amore». Una pratica che simboleggia umiltà e vuole far riflettere sul significato della Pasqua alle porte.
Rebibbia, attualmente, ospita 2.100 detenuti, tra i quali 350 donne. Il Papa è riuscito a incontrare circa 600 detenuti in due ore e mezzo di visita.

Fonte: www.ilgiornale.it

Fonte: www.ilgiornale.it

 

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Maria Laura Serpico

Bionda, bassa e sognatrice. Se è vero che ogni riccio è un capriccio, con me la vita non è mai noiosa. Mi definisco una “persona frenetica”, alla continua ricerca di nuovi stimoli. Il mio colore preferito è il verde, perché la speranza è l’ultima a morire! Le cose che preferisco fare sono: parlare, parlare e… parlare! Ma non temete, in caso di necessità, sono pronta ad ascoltare: ogni incontro, ogni viaggio, ogni situazione imprevista può essere fonte di arricchimento personale. I miei studi mi hanno portato verso il mondo della scienza politica poiché credo che, benché i più non lo vogliano ammettere, niente e nessuno le è immune. Spettacolo e cultura mi affascinano da sempre, in quanto mix perfetto di storia e sensibilità personale. Perché scrivere? Per dare modo a tutti di “vedere” (quasi) tutto: una pretesa impossibile, ma d’altronde la vita è una sfida continua.