Il grido di Save the Children per lo Yemen

Save the Children grida l’allarme per lo Stato dello Yemen, dove si consuma una guerra senza fine di cui nessuno al momento sembra interessarsi. 1,3 milioni di bambini, cioè quasi 1 bambino su 3, sotto i 5 anni soffre di malnutrizione acuta e 8 milioni di minori si ritrovano senza cibo sufficiente. Questa è la denuncia di Save the Children, l’Organizzazione Internazionale indipendente dedicata dal 1919 a salvare i bambini e difenderne i diritti, per i bambini dello Yemen.
In un nuovo rapporto, “Forgotten Crisis, Forgotten Children: Millions of Yemen’s Children Going Hungry”, diffuso mentre sono in corso i negoziati di pace a Ginevra, l’Organizzazione segnala che sono 8 milioni i bambini di tutte le età che ogni giorno soffrono la fame. Molti altri bambini e le loro famiglie in Yemen sono sempre più esposti al rischio di malnutrizione acuta a causa del crollo degli approvvigionamenti e dell’impennata dei prezzi, con un livello di povertà che continua a crescere e che era già il più elevato tra i tutti i paesi del Medio Oriente anche prima del conflitto.

 

Intanto i negoziati di Ginevra per la risoluzione sull’enorme crisi dello Yemen sembrano ancora non trovare soluzioni, il negoziato è rimasto anche sospeso per un giorno, dopo il mancato accordo sul rilascio immediato da parte Houthi (comando militare yemenita dei ribelli zayditi Huthi, in lotta contro la minoranza sunnita) del ministro della Difesa al-Subaihi e il fratello del presidente Hadi, catturati nello scorso marzo. Ma ad ostacolare il dialogo è soprattutto l’Arabia Saudita. Il direttore di Save the Children in Yemen, Edward Santiago, ha dichiarato che: “I negoziati di Ginevra sono questione di vita o di morte per centinaia di migliaia di bambini, e ogni giorno di conflitto in più aumenta il rischio di una vera e propria carestia causata dall’uomo. I combattimenti impediscono alle persone di procurarsi il cibo, la benzina, l’acqua potabile e le medicine di cui hanno disperatamente bisogno. I leader seduti al tavolo hanno in mano il futuro di un’intera generazione, e devono raggiungere un accordo di cessate il fuoco permanente e stabilire un percorso di negoziati di pace tra tutte le parti coinvolte, e porre fine al blocco di fatto che impedisce il passaggio dei rifornimenti necessari”.

 

Prima della crisi ben l’80-90% degli alimenti principali in Yemen era d’importazione. Il blocco, da quando è iniziato il conflitto il 26 Marzo scorso, ha di fatto portato milioni di persone a soffrire ancora di più la fame. Il costo della benzina e del gasolio è triplicato e i prezzi del cibo hanno raggiunto un livello inaccessibile per la gran parte delle famiglie. Un kilo di grano costa il 57% in più rispetto a prima del conflitto. Sono molte le famiglie che hanno dovuto ridurre drasticamente il numero dei pasti o mangiare cibo meno costoso e meno nutriente con conseguenze anche a lungo termine per la salute dei bambini. Save the Children ha distribuito cibo e denaro per più di 35.000 famiglie vulnerabili e supporta 160 unità mediche per il trattamento della malnutrizione. Gli sforzi delle organizzazioni umanitarie non sono più sufficienti a causa delle dimensioni della crisi, per questo c’è bisogno urgentemente che le parti in conflitto permettano l’ingresso e la distribuzione del carburante e del cibo necessario alla popolazione. Save the Children chiede alle Nazioni Unite, alla comunità internazionale e al Governo dello Yemen di ripristinare il porto di Al Hodeida, bombardato lo scorso agosto, e trovare soluzioni immediate sull’applicazione del Meccanismo di Ispezione e Verifica delle Nazioni Unite per consentire immediatamente un maggiore ingresso di aiuti e forniture commerciali.

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Alfonso Riccitelli

Mi chiamo Alfonso Riccitelli sono nato a Piedimonte Matese in provincia di Caserta, trasferito a Roma dove mi sono laureato in Scienze Politiche, ho collaborato con uniroma.tv e radiosapienza come speaker. Le mie passione sono il cinema e le serietv americane, seguo anche lo sport specie il calcio e la pallacanestro. Il mio sogno è di diventare un giornalista, magari affermato.