Il grande NO (OXI) dalla parte dei Greci

Alla vigilia del Greferendum le piazze di Atene si riempiono di sostenitori del sì e del no; Alexis Tsipras, nel suo ultimo messaggio prima del voto del 5 luglio, parla alla nazione con parole dure; in tutta Europa, Italia compresa, si svolgono manifestazioni in sostegno del NO (OXI) e di un voto che comunque vada si annuncia come un momento epocale.

In mezzo al clamore e all’impazzare dello scontro, che un tempo si faceva con le lance e oggi si fa con le televisioni e la mischia mediatica, spesso è difficile cogliere la sponda dove sono adagiate la verità, la giustizia e la ragione. A volte nel mezzo, altre volte da nessuna parte, in questo caso da una parte soltanto.
In materia giornalistica l’obiettività è spesso uno scudo di cartapesta che spaventa solo le allodole, dietro il quale si celano spesso i più biechi propositi, ma questa volta non può servire a distogliere lo sguardo dal giusto, perché una volta reclamata essa sceglie immancabilmente una parte: essere obiettivi, in questo caso, significa stare dalla parte della Grecia e del NO.

Il momento della responsabilità e della democrazia è giunto. Adesso devono tacere le sirene che gridano all’allarmismo e alla catastrofe. Quando un popolo prende il futuro nelle proprie mani non ha niente da temere. Andiamo dunque tutti ai seggi elettorali con sangue freddo e  compiamo la nostra scelta pesando le argomentazioni e non i proclami.*1

Bombardati da un fuoco di sbarramento disinformativo che procede a ciclo continuo come una mitraglia assordante, volendo restare onesti non possiamo che prendere le parti dei Greci, sulle spalle dei quali si gioca una partita che ha perso ogni caratterizzazione economica, e si è caricata di significati prettamente ed eminentemente politici e culturali. Essere onesti, oggi, significa stare dalla parte dei greci. Perché tra gli esuberanti mediterranei e i freddi falchi teutonici non si combatte una battaglia a suon di sforbiciate per tagliare uno o due miliardi di debito, ma si compie una lotta di civiltà e uno scontro che segnerà il destino politico dell’Europa: quella tra la concezione del mondo neoliberista, nella sua matrice germanica ordoliberale piuttosto che anglosassone, e quel confuso ma tanto vitale e prolifico insieme di ideali che animano il fronte di Syriza alle spalle di Tsipras, che non è socialdemocratico né autenticamente comunista, ma se non altro ha ben presente un proposito: che questo delirio di sfruttamento dall’alto verso il basso deve finire.

Domenica si decide se noi acconsentiremo alla morte lenta dell’economia e all’immiserimento totale della società. Se accetteremo di tagliare ancora le pensioni in modo che siano le loro privazioni a pagare un debito insostenibile.
La schizofrenia tecnocratica della quale gli stessi creditori sono disonorevoli sudditi ha spinto la Grecia sull’orlo di un baratro sulla base di argomentazioni non solo irragionevoli, ma smentite dagli stessi organismi di controllo degli istituti che le hanno proposte. Non ci appelleremo ai principi sensati e posati riproposti ad esempio dal Sole24Ore in merito alla cancellazione del debito tedesco in ben tre occasioni nel corso del ‘900, né agli appelli lanciati da numerosi economisti a livello internazionale in sostegno del popolo greco, ma alle dichiarazioni dello stesso Fondo Monetario Internazionale*2, quanto mai ambiguo, riguardo l’insostenibilità del debito greco, e che confermano che essere ragionevoli, oggi, significa stare dalla parte dei Greci.

E’ stata pubblicata la relazione del FMI riguardo l’economia greca; relazione che giustifica in modo netto il governo greco, che conferma una cosa ovvia, e cioè che il debito greco non è sostenibile. L’unica via, dicono loro stessi, perché il debito possa essere sostenibile è quella di aprire la strada per la crescita e prevedere un haircut del 30% e un periodo di proroga di 20 anni. Solo che questa presa di posizione non è mai stata presentata dalla parte dei creditori al governo greco durante i cinque mesi di trattative, e nemmeno ora.

Per tutti questi motivi, essere dalla parte dei greci, è l’unica scelta sensata. Che si lascino cadere nel baratro, è pieno delle nostre braccia pronte a sostenerli. Perché essere degni, oggi, significa stare dalla parte dei greci.

Vi invito dunque a dire NO agli ultimatum, ai ricatti, alla campagna della paura.
Vi invito però a dire NO anche alla discordia.
NO a chi cerca di seminare il panico e di impedirvi di decidere con sangue freddo e responsabilità per il vostro futuro.
Vi invito a decidere per la democrazia e la dignità.
Per una Grecia in piedi e fiera, in una Europa democratica e solidale.

Aurelio Lentini
@aurelio_lentini

*1: tutti i corsivi ripropongono estratti della traduzione del discorso che Alexis Tsipras ha tenuto il 3 luglio in sostegno del NO al referendum.

*2: riguardo il report del FMI si può leggere Questo articolo di Rai News o direttamente la Relazione sul sito del Fondo.

Gli articoli del Sole24Ore cui si fa riferimento sono Questo1 e Questo2

qui gli articoli di KRUGMAN   PIKETTY e STIGLITZ contro l’austerità e in favore della Grecia

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Aurelio Lentini

Laureato in Scienze Storiche presso L'università Statale degli Studi di Milano, oggi conduce una piccola libreria online, collabora con varie testate online, scrive, e tenta di venire a capo del mondo prima che il mondo venga a capo di lui.