Il dono del Papa e la promessa di Abu Mazen

Forse anche quello che ha avuto come protagonisti nelle sale Vaticane il Papa e il presidente palestinese per certi versi non avrebbe rappresentato un’eccezione, senza quelle poche parole di speranza, espresse da Abu Mazen e che vorremmo un giorno trovassero compimento. Ancora una volta Bergoglio ha dimostrato la sua grande comunicativa, capace di portare al nocciolo il suo interlocutore. La scelta del dono con cui ha omaggiato il presidente dell’autorità palestinese ne è una prova ulteriore. Un dono dall’enorme potere simbolico. Stiamo parlando ovviamente della penna stilografica recante la splendida raffigurazione del baldacchino del Bernini sovrastante l’altare della confessione in San Pietro. Ma alla magniloquenza dell’oggetto il pontefice ha voluto aggiungere una frase che conferma la sua profonda conoscenza del linguaggio diplomatico: « Sicuramente lei deve firmare molte cose». Una frase secca, asciutta ma con un rimando diretto, esplicito e che ha il sapore di un invito, di un sottile incitamento perchè riprendano corpo i negoziati tra israeliani e palestinesi; una provocazione che nasce da una saggia assimilazione del monito evangelico in cui Gesù invita ad essere «astuti come serpenti e semplici come le colombe». Il leader palestinese incarnando per un’istante il desiderio radicato negli animi di tanti suo onesti connazionali, e non solo, lascia uscire dal suo volto contratto poche indimenticabili parole: « «Spero di firmare con questa penna l’accordo di pace con Israele».

Il dialogo tra Papa Francesco ed Abu Mazen si è dunque concluso lasciando un chiara scia di speranza. A Bergoglio il merito di aver strappato questa sorta di promessa, raccogliendo anche le intenzioni, quelle della chiesa cattolica, che da anni ormai cerca un ruolo di primo piano, quasi da garante, in questa tragica vicenda che vede coinvolti due popoli ormai arrivati allo stremo. Dopo il premier palestinese infatti sarà la volta di quello israeliano Benyamin Netanyahu che giovedì prossimo 23 ottobre, secondo quanto hanno dichiarato i media di Tel Aviv, sarà ricevuto in udienza dal pontefice. Inoltre, dopo un colloquio con i giornalisti, il premier palestinese ha reso noto l’invito esteso al pontefifice di recarsi in Terrasanta. Abu Mazen tornerà in patria con il suo prezioso ricordo, una penna che sebbene non abbia ancora sparso il suo inchiostro, è già sigillo di un’indimenticabile responsabilità.

 

 

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Filippo Deodato

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