Il ciclo dei rifiuti in Europa

Parlare di rifiuti facendo riferimento esclusivo al nostro paese non consente di avere una visione completa della tematica: oggi i rifiuti viaggiano come merce di scambio (per vie legali e non) e l’Italia, come altri paesi, riceve e invia tonnellate di rifiuti all’anno da e verso altri stati nazionali. Il ciclo dei rifiuti in Europa si basa su 3 principi fondamentali: prevenzione dei rifiuti, riuso e riciclaggio e miglioramento dello smaltimento finale e del monitoraggio. Prima delle direttive Europee del nuovo secolo, l’Italia come altri paesi era davvero indietro nella gestione dei rifiuti, oggi la differenza con il passato è notevole: la 98/2008 ha introdotto il concetto di prevenzione e ciclo del rifiuto, cambiato la definizone dello stesso -“qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsi“- e posto nuovi obiettivi di riciclaggio e recupero entro il 2020. Gli ultimi dati disponibili su carta sono aggiornati al 2012, vediamo com’è andata:

Quanti rifiuti produce l’Europa

Nel 2012 sono stati prodotte nei 28 paesi membri 2515 milioni di tonnellate di rifiuti in Europa (ndr speciali, ovvero rifiuti non urbani), stimati in una produzione pro-capite pari a 4948 kg per abitante. Stima da prendere con le molle se andiamo ad analizzare le differenze tra i vari paesi membri: a guidare questa speciale classifica c’è la Bulgaria con 20 milioni di tonnellate pro-capite l’anno, seguono Finlandia, estonia, Svezia e Lussemburgo. Tra i paesi più virtuosi in tema di produzione (e quindi da lodare secondo il principio della prevenzione) ci sono Croazia, Montenegro, Norvegia e Portogallo. La media statistica Europea è in aumento rispetto al 2008 e al 2012, ma l’eurostat giustifica questa tendenza al rialzo con la crisi economica di quegli anni e con la conseguente minor produttività. Se la compariamo con i primi anni del 2000 il trend è infatti in netto miglioramento.

rifiuti in Europa

Quanto e come vengono trattati i rifiuti in Europa

Dei 2515 milioni di tonnellate di rifiuti in Europa, nel 2012 ne sono stati trattati circa 2303 milioni. Nessuno tra i 28 paesi membri è riuscito a raggiungere l’arduo obiettivo del totale riciclo dei rifiuti. Quasi la metà di questi è stata collocata in discarica (48%) o trattata con altri metodi diversi dall’incenerimento. Il 45,7% dei rifiuti sono stati destinati ad operazioni di recupero, le più virtuose, quelle cui si dovrebbe ambire in un’ottica di zerowaste (assieme alla riduzione di produzione): tra queste il riciclo raggiunge una percentuale pari al 36%. Ancora troppo poco.

Al di fuori dei nostri confini molto successo hanno riscosso i tanto discussi inceneritori: sul totale dei rifiuti in Europa un buon 6% è stato trattato con questa tecnica, ma solo il 4,4% di questa percentuale ha contribuito all’approvvigionamento di energia elettrica. Tra i paesi meno virtuosi, ricorrenti quindi maggiormente a discariche, si annoverano Romania, Malta, Grecia e Bulgaria.

L’obiettivo posto dalla commissione Europea è il raggiungimento di una soglia di riciclo del 70% entro il 2030. Secondo l’ultimo rapporto stilato dalla stessa e pubblicato nel marzo di quest’anno, la soglia di riciclo raggiunta nel 2014 ammonta al 28%. Ogni persona secondo le stime produrrebbe all’anno 475 kg di rifiuti urbani, una quantità ben inferiore rispetto ai 527 kg del 2002. Merito alle politiche Ue, ma scorporarando la classifica dei vari paesi ci accorgiamo che in Europa chi ricicla ed effettua più operazioni di compostaggio è la Germania (64%), seguita da Slovenia (61%), Austria (58%) e Belgio (55%).

Menzione a parte meritano le nazioni nelle quali vengono bruciati più rifiuti all’interno dei termovalorizzatori: Danimarca, Finlandia, Estonia e Svezia. Paradossalmente la Danimarca è lo stato Europeo con la più elevata produzione di rifiuti urbani, ma con la minore presenza di discariche sul territorio: merito di questi impianti utili alla produzione di energia elettrica. Questi stati importano addirittura grandi quantità di rifiuti da altri paesi membri, per poi incenerirli ed ottenerne energia utile al riscaldamento. Rimane però aperta la questione dei rischi per la salute derivanti da queste macchine, tanto che nel nostro paese gli è stata conferita la classificazione di “fabbriche insalubri di prima classe che debbono essere isolate nelle campagne e tenute lontane dalle abitazioni”.

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@federicolordi39

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Federico Lordi