Il blocco di Trump all’immigrazione: l’ennesimo schiaffo alla Siria

blocco di Trump sull'immigrazioneDopo il muro con il Messico, un’altra barriera: è già attivo da venerdì sera il blocco di Trump all’immigrazione, un provvedimento lampo che ha vietato di colpo l’ingresso negli Usa ai cittadini di 7 paesi: Iran, Iraq, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen. Chi al momento della firma del provvedimento si trovava in viaggio è stato arrestato all’arrivo, mentre decine di persone si sono viste rifiutare dalle compagnie aeree la carta d’imbarco per gli Stati Uniti. Il divieto d’accesso durerà 4 mesi per i paesi interessati eccetto che per la Siria, a cui si estenderà a tempo indefinito. Alla fine insomma, il neo-presidente degli Stati Uniti l’ha fatto: ha tenuto fede ai toni xenofobi del piano anti-immigrazione che è stato uno dei cavalli di battaglia della sua campagna elettorale. Il muro con il Messico potrà sembrare una spacconata, più che una proposta sensata di politica estera; la nuova misura adottata venerdì, invece, avrà conseguenze immediate e gravissime: prima fra tutte la sospensione del programma di accoglienza americano per i rifugiati.

Blocco di Trump all’immigrazione: l’America volta le spalle alla Siria

Nel 2016 gli Stati Uniti hanno accettato 12.486 rifugiati siriani. Nello stesso anno 300.000 siriani sono stati blocco di Trump all'immigrazioneaccolti in Germania, 650.000 in Giordania, un milione in Libano e 2.7 milioni dalla Turchia. Con il provvedimento del 27 gennaio – una giornata molto triste per i diritti civili – gli Stati Uniti hanno voltato le spalle alla Siria e alla sua popolazione, lasciando un’Europa sempre più divisa a fronteggiare una crisi che da sola non può – e non vuole – risolvere. Secondo Nasser Sheik, uno dei tanti rifugiati il cui ingresso negli USA era in fase di valutazione, e che dopo il blocco di Trump all’immigrazione hanno visto sfumare la possibilità di una vita migliore: «questa decisione ha fatto perdere agli Stati Uniti la sua reputazione di prima potenza economica e democratica». La nuova misura potrà avere o meno effetto sugli attacchi terroristici nel Paese, ma di certo contribuirà ad accrescere il sentimento anti-americano da parte di quei musulmani che da un giorno all’altro si sono visti bollare in massa come una potenziale minaccia. In fondo, il New York Times potrebbe non avere avuto tutti i torti nel chiedere agli americani «Non siete preoccupati?», alludendo alla possibilità che simili e imprevedibili comportamenti da parte di Trump potrebbero accendere la miccia di nuovi conflitti nel mondo.

Il silenzio imbarazzante dell’Europa

Al giro di vite sugli ingressi nel paese per cittadini e rifugiati, l’Europa ha risposto chiudendosi in un imbarazzante silenzio. O peggio: come nel caso del primo ministro inglese Theresa May, che rifiutandosi di prendere una posizione netta ha liquidato la questione come «una faccenda che riguarda i soli Stati Uniti». Le uniche voci di dissenso si sono levate da Francia e Germania, che hanno costituito un fronte comune contro la decisione del presidente Usa. François Hollande ha detto che la nuova misura «incoraggerà il populismo e l’estremismo», invocando l’Europa tutta a prendere posizione nei confronti di Trump e a rispondere «con fermezza». L’Europa, al momento, se ne guarda bene, chiusa nell’illusione di chi non vede o, forse, fa finta di non vedere.

 

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Viola D'Elia

Nata 27 anni fa, ha vissuto a Roma, Istanbul e in India. Sempre pronta a fare le valigie, sogna di vedere ogni angolo di mondo. Oltre a coltivare ambizioni alla Jules Verne, i suoi interessi includono accumulare libri, la musica e il cinema. E’ capace di commuoversi ogni volta che rivede Hugo Cabret; ama scrivere e fare domande, ma non riceverne. Specialmente di lunedì mattina. Crede fermamente nella filosofia di Big Fish: «Tenuto in un piccolo vaso il pesce rosso rimarrà piccolo, in uno spazio maggiore esso raddoppia, triplica o quadruplica la sua grandezza».