I turisti del sesso, a caccia di bambini e big bamboo

«Maria è prostituita dalla zia. Maria è obbligata a vendere il proprio corpo esclusivamente ai turisti stranieri in Costa Rica, lavora solo la mattina, perché il pomeriggio deve andare a scuola. Maria è in quinta elementare». In tre semplici frasi, un dramma che coinvolge milioni di persone in tutto il globo.

Il turismo sessuale, le cui principali vittime sono spesso adolescenti o bambini, è il terzo traffico illegale mondiale, sul podio dopo droga e armi. Spesso, però, è un fenomeno di cui ci accorgiamo solo quando gli enti che lo monitorano pubblicano i dati, di anno in anno più allarmanti. O, peggio, quando in vacanza in lidi lontani cerchiamo di ignorare le mani di uomini d’affari di mezza età che cingono piccoli corpi strappati all’infanzia, condannati dalla miseria a soddisfare gli orchi che attraversano mezzo mondo per un po’ di carne fresca. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore, si dirà. L’espressione «turismo sessuale», del resto, più che un business che muove dagli 80 ai 100 milioni di dollari l’anno evoca spesso riferimenti goliardici ai «viaggi della gnocca». google turismo sessualeBasta una ricerca su Google per rendersene conto. Il secondo risultato proposto dal motore di ricerca è Turismo sessuale: dove farlo: un articolo-guida che seleziona il meglio della community «Gnocca Travels» per offrire ai viaggiatori una mappa della disponibilità sessuale globale. Per l’Organizzazione Mondiale del Turismo, invece, questa espressione indica qualcosa di ben preciso: «viaggi organizzati dagli operatori del settore turistico, o da esterni che usano le proprie strutture e reti, con l‘intento primario di far intraprendere al turista una relazione sessuale a sfondo commerciale con i residenti del luogo di destinazione».

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Foto: Eric Lavelo “Gli Intoccabili”

Non si tratta semplicemente di sesso, quindi, ma di prostituzione. Che ciò avvenga in Paesi in cui è legale vendere il proprio corpo – o, come più spesso avviene in questi casi, quello altrui – o nelle zone in via di sviluppo in cui questi traffici illeciti s’insinuano nella mancanza di leggi specifiche poco importa. Ogni anno sono tre milioni di persone a partire, dice l’Omt. Tre milioni. Tre milioni di padri, figli, mariti, ma anche mogli e madri insoddisfatte. Tre milioni di voli verso il Sud del mondo, dove ci si vende per poco. Tra loro, «il 65% sono turisti occasionali, il 30% abituali, il 5% pedofili». Molti (il 37%) sono giovani, tra i 31 e i 40 anni e per la quasi totalità sono occidentali. E proprio dall’Occidente “civilizzato” volano verso Brasile, Repubblica Dominicana, Colombia, Messico, Venezuela, Cuba e Kenya, Thailandia, Vietnam, Laos, Cambogia, Filippine, Nepal, Pakistan, Russia, Taiwan, Cina, Sri Lanka, India, Indonesia. Le loro vittime – impossibile quantificare con esattezza il loro numero – sono in gran parte di sesso femminile, e di ogni età. Oltre il 20%, però, sono minorenni, anche piccoli o piccolissimi. Secondo Ecpat (End Child Prostitution Pornography and Trafficking), infatti, «le vittime del turismo sessuale sono per il 60% comprese in una fascia d’età tra i 13 e i 17 anni, per il 30% dai 7 ai 12 anni, per il 10% da 0 a 6 anni».

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Dal film “Paradise Lost”

Se sperate che questo orrore non coinvolga l’Italia vi sbagliate. Dimenticatevi il mito «Italiani brava gente»: secondo l’Ecpat, sono oltre 80.000 i turisti sessuali che partono dal Belpaese e, addirittura, «se prima in alcuni Paesi eravamo fra le prime 4-5 nazionalità, oggi siamo i più presenti in Kenya», dove l’UNICEF stima che circa il 30% dei bambini tra i 12 e i 18 anni sia vittima di sfruttamento sessuale.
A crescere, però, non sono solo le partenze dall’Italia ma anche, e soprattutto, quelle delle donne di tutta Europa e degli USA. Siamo portati a immaginare il turismo sessuale come un fenomeno riservato esclusivamente agli uomini ma – anche se secondo i dati la maggioranza di chi si sposta per cercare sesso a pagamento è di sesso maschile – sono sempre di più le “signore” che, spesso da sole, volano verso i ‘bumsters’ del Gambia, i ‘Rastitutes’ o i ‘beach boys’ dei Caraibi, i ‘sanky pankies’ della Repubblica Dominicana, i ‘jinetero’ di Cuba o i ragazzi che vendono il loro corpo nell’Europa Centrale. Non ci sono dati ufficiali, ma alcune stime indicano la percentuale femminile attorno al 3-5% del totale. Generalmente non più giovanissime – tra i 45 e i 65 anni di età – partono alla ricerca di trasgressione o – dicono – dell’amore, troppo spesso convinte che, nonostante i regali e i soldi, non si tratti affatto di prostituzione. Come dimostrano molte inchieste e ricerche sul tema, preferiscono farsi chiamare romance tourists, mentre nei paradisi di villeggiatura in cui vanno a cercare avventure sono le «bottiglie di latte bianco» o le «Sugar mamas». Sul web, invece, si nascondono dietro un nickname per cercare informazioni e consigli per organizzare il perfetto viaggio alla ricerca del big bamboo, o per condividere la propria esperienza. Anche loro vogliono salire sulla giostra del gigantesco luna park – riservato a chi proviene dai paesi sviluppati – in cui il turismo sessuale ha trasformato il mondo, secondo una felice immagine dell’antropologo Franck Michel: «stanno seguendo le orme maschili, ripercorrendo lo stesso schema di potere, dominazione e sopraffazione di stampo coloniale».

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Costanza Giannelli

Nasce e cresce (poco, in realtà) in Toscana. Nel 2013, dopo la laurea in Storia Contemporanea si trasferisce a Roma, dove approda alla redazione di Lineadiretta24. Lettrice onnivora e incontenibile logorroica, è appassionata di politica, diritti, storia, De Andrè e Scrubs, non necessariamente in quest’ordine. Curiosa di natura e polemica per vocazione, ama l’India e colleziona lauree, ma giura che la terza sarà l’ultima.