Donbass. La guerra in Europa di cui nessuno parla (parte II)

Nella prima parte di questo approfondimento si è cercato di estrarre dal passato, dalla storia dei territori racchiusi tra Mar Baltico e Mar Nero, quelle che potrebbero essere le cause dell’odierna frattura in Ucraina. Lo ripetiamo per gli avventori dell’ultimo minuto: nei territori sud-orientali dell’Ucraina (Donbass) si combatte dal 2014. Gli abitanti dei piccoli villaggi disseminati in questa regione, per lo più ex-minatori legati a questa terra e non intenzionati ad abbandonarla, sono da circa due anni sotto il fuoco nemico: case ed infrastrutture pubbliche disastrate stanno accompagnando la vita dei civili del Donbass e quella dei loro figli, molti dei quali dovranno rinunciare ad un’infanzia libera e spensierata.

La domanda è sempre la stessa: quali sono le cause della deflagrazione tra Ucraini dell’est e nazionalisti occidentali? Probabilmente una giusta sintesi tra motivazioni geopolitiche odierne, oggetto dell’ultima parte di questo approfondimento e ragioni storiche legate all’identità Ucraina.

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L’aeroporto di Donetsk nel 2014

La scorsa settimana abbiamo aperto una finestra sulle radici della civiltà Ucraina, accorgendoci dell’assenza effettiva di una vera e propria identità nazionale: mentre altri stati odierni come Polonia e Austria hanno contato, almeno fin dal ‘700, su un nocciolo aristocratico composto da nobili locali, l’Ucraina ha vissuto lo stesso periodo storico all’ombra di potenti originari di stati e imperi limitrofi. Come vi abbiamo spiegato nella parte I, se proprio esiste un sentimento indipendentista Ucraino questo trova il suo fulcro nelle classi contadine sottomesse alle aristocrazie straniere: il che non sminuisce di certo il nobile sentimento, ma riporta il tutto più ad una matrice di ribellione che ad altro.

Se tra il XVII e il XIX secolo il territorio Ucraino si è distinto per una certa soluzione di continuità tra oppressori e sentimento di rivolta, il XX lo trasforma in un campo di battaglia. In una forbice temporale che va dal 1917 al 1923 la gente di questi luoghi subisce il terribile impatto di molteplici eventi come lo scontro tra governo provvisorio Russo e forze imperiali, la rivoluzione di ottobre, l’occupazione tedesca dopo la pace di Brest-Litovsk, l’annessione all’Urss dei territori Ucraini e la guerra Russo-Polacca. Ma è proprio in questo chaos che vide la luce per la prima volta uno stato Ucraino.

La Repubblica popolare di Ucraina venne fondata nel 1917. E’ passato un anno dalla rivoluzione di ottobre e Mykhailo Serhiyovych Hrushevsky, uno degli intellettuali che agli albori del nuovo secolo cercano di diffondere un sentimento indipendentista Ucraino, si ritrova a capo della Rada di questa nuova entità politica. Puro spirito autonomistico? In realtà la matrice di questa scelta si trova oltre-confine, per la precisione in Russia, dove il movimento Bolscevico di Lenin ha bisogno di supporto per vincere definitivamente la lotta interna contro il governo provvisorio Russo. La central’rada di Hrushevsky, con sede a Kyev, inizialmente offre questo aiuto, ma un anno più tardi Lenin non sta più così a cuore della nuova Repubblica Ucraina. Ancora una volta il territorio dello stato che oggi conosciamo si spacca a metà: a ovest la central’rada indipendente ma ancora amica del soviet, a est (nell’area di Charkiv) una nuova Repubblica sovietica Ucraina.

Quando l’armata rossa fa il suo ingresso a Kyev l’Ucraina guarda ad ovest, la Germania è pronta ad aiutarla. Viene così firmata la pace di Brest-litovsk e la Repubblica Ucraina si allea con i tedeschi. Nel giro di pochissimi anni viene cambiata la forma di governo per ben due volte: prima un Etmanato (ricordate i Cosacchi?) al servizio dei latifondisti in appoggio alla vicina Germania, poi un direttorato di stampo socialista.

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Il territorio dell’Etmanato nel 1918

Questa non vuole essere, anche se probabilmente lo è, una noiosa lezione di storia: è la raffigurazione di un fenomeno, quello dell’indipendenza Ucraina, costruito a più riprese sugli interessi dei vicini imperi piuttosto che su un vero spirito indipendentista. Ciò ha portato però tutti i commensali a ritrovarsi uno più affamato dell’altro al grande banchetto Ucraino. Pensate che nel 1919 a contendersi il territorio dell’odierna Ucraina c’erano il nuovo direttorato socialista, i Bolscevichi cacciati nel novembre del 1917, l’armata bianca, le forze dell’Intesa, quella Polonia desiderosa di prendersi la Galizia e ricostituire un grande stato Polacco e gli anarchici di Nestor Machno.

Probabilmente è qui che si è giocata la partita più importante per la storia del paese, o forse sarebbe meglio dire che questa non si è giocata affatto. La maggior parte degli odierni territori ucraini fu annessa all’URSS e nel 1922 venne così proclamata la Repubblica socialista sovietica d’Ucraina. Il paese sarebbe rimasto legato ai sovietici fino al 1991, anno in cui venne dichiarata l’indipendenza dello stato Ucraino. Lo storico britannico Eric Hobsbawm ritiene che la questione dei separatismi delle Repubbliche sovietiche di fine ‘900 sia semplicemente «una faccenda lasciata in sospeso nel periodo 1918-1921». Quel crogiolo di varie etnie, culture, idee politiche si “risolse” in un’annessione all’URSS. Come l’Etmanato fini con il crollo dei grandi imperi Germanici che lo sostennero fin dall’inizio, così l’indipendenza Ucraina giunse per via della dissoluzione della stessa Unione Sovietica: nessuno ebbe bisogno degli spargimenti di sangue visti qualche anno prima nei paesi Baltici.

A ridosso del secondo conflitto mondiale i nodi vengono al pettine ma il prezzo più caro lo pagano i popoli di queste terre: costretti tra il 1927 ed il 1933 a subire ad est l’Holodomor del regime sovietico (sterminio per fame che causò tra i 7 ed i 10 milioni di morti) e ad ovest il dominio della Polonia, gli indipendentisti Ucraini videro l’arrivo dei tedeschi nel ’39 come una possibile liberazione. Questi erano i figli di quella prima esperienza politica in Rutenia e in Galizia che tanto aveva contraddistinto l’occidente dall’est sotto dominio sovietico nei primi anni del ‘900. Uno di loro in particolare, Stephan Bandera, fu noto alle cronache per una collaborazione tra il suo movimento militare, l’Upa, e gli stessi nazisti. I secondi sfruttarono il sentimento autonomista dei primi, ottenendo in cambio lo sterminio di migliaia di civili tra Ebrei e tra quei Polacchi che da decenni sovrastavano le famiglie contadina Ucraine della Galizia. Tuttavia, quando nel 1941 Bandera osò autoproclamare un’Ucraina indipendente nella città di Lviv (Leopoli) venne immediatamente arrestato dalla Gestapo. Hitler intendeva fare dell’Ucraina una terra sottomessa per sfruttarne al massimo le risorse, non avrebbe mai permesso il propagarsi di una spinta indipendentista. Lo stesso Bandera venne liberato nel ’44 al solo scopo di contrastare l’armata rossa.

Lui e i suoi uomini finirono quindi per combattere chiunque gli capitasse a tiro, che fossero Polacchi, Sovietici o nazisti poco importava. Dopo la guerra Bandera nulla potette contro le politiche di deportazione operate da Stalinn e finì per essere trovato morto a Monaco di baviera nell’autunno del 1959.

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Stephan Bandera è un personaggio ancora impresso nella memoria di molti ucraini, non a caso il suo volto trovò spazio in molti degli striscioni sfoggiati durante euromaidan

Bandera, l’etmanato, Bohdan Chmel’nitskij: tutte esperienze al servizio di potenze straniere? La storia sembra raccontare questo. Esperimenti d’indipendenza senza alcun dubbio, ma sempre condotti con un architettura esterna alle proprie spalle. I simboli di cui si fregiano gli indipendentisti odierni (incluso l’antico Rus’ di Kiev) risultano essere eccessivamente frammentari e deboli per rappresentare un’autentica spinta indipendentista Ucraina.

Ma come sottovalutare i terribili soprusi che le terre ad est ed ovest del Dnepr hanno dovuto sopportare?

Non si sta quindi puntando il dito contro gli odierni nazionalisti o contro gli autonomisti del Donbass. Si sta lanciando una domanda introduttiva per la prossima e ultima parte di questo approfondimento: un territorio schiacciato negli ultimi due secoli da genocidi, invasioni naziste, rigide politiche sociali sovietiche, dominazioni straniere e dalle rappresaglie portate avanti dai Russi per sbarazzarsi dell’Upa, era pronto nel 1991 per essere unificato entro i confini di un unico stato Ucraino? E’ stato giusto liquidare in fretta e furia la questione Ucraina mettendo insieme su una cartina geografica due popoli forgiati da due iter storici tanto diversificati tra loro? A voi la risposta. Certo è che quei Cosacchi che 400 anni fa insorsero per rivendicare la propria libertà dal regno Lituo-Polacco (“Cosacco” deriva dal Turco “Qazaq”, ovvero uomini liberi), liberi fino in fondo non lo sarebbero mai stati.

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Federico Lordi