Genocidio degli armeni, la Germania si allinea

genocidio degli armeni Dopo più di cento anni la Germania ha deciso di allinearsi con gli altri 29 paesi che negli ultimi anni hanno riconosciuto come genocidio degli armeni il massacro perpetrato dai Turchi contro i cristiani armeni nel 1915.
La notizia ha creato un polverone che rischia di compromettere i rapporti con la Turchia, che come in passato recita la solita melina del ritiro degli ambasciatori e delle minacce di ritorsioni.

Da un lato la notizia, e il testo della legge approvata quasi all’unanimità dal Bundestag, hanno un peso poco più che simbolico, e da sempre la Turchia ha reagito in maniera simile, minacciando di ritirare gli ambasciatori o ritirandoli come nel caso della legge francese del 2012 che puniva la negazione del genocidio degli armeni. Tuttavia, il fatto che il parlamento tedesco sia giunto, in verità piuttosto in ritardo, a riconoscere quello da molti studiosi è indicato come il primo genocidio della storia contemporanea non è un fatto di poco conto.

Perché i tedeschi – o meglio i loro antenati – oltre a quello dell’Olocausto, hanno anche il triste primato di aver partecipato in maniera attiva foraggiando e supervisionando le operazioni di deportazione che causarono circa 1,5 milioni di morti. Pertanto, il mettere nero su bianco con un voto del parlamento che il massacro degli armeni (cui parteciparono) fu un genocidio (mentre il governo turco continua a parlare di “eccesso di patriottismo” e nega il genocidio), è un atto che alla luce dei rapporti ancora incerti tra Europa e Turchia si propone quanto meno di fare i dovuti conti col passato, alla luce di quelli che potrebbero essere i rapporti futuri.

Tuttavia, dietro un gesto che nulla ha di criticabile, si cela un dubbio di non poco conto: perché adesso?
Meglio tardi che mai, certo, ma perché proprio adesso il paese di testa della scassata “baracca Europa” va a cacciare le dita negli occhi a Erdogan col quale solo poche settimane fa si è siglato un patto ai limiti della decenza etica?

genocidio degli armeniNon vorremmo che la questione armena fosse solo una fine operazione di marketing politico per mondarsi l’immagine e la coscienza in vista della ratifica dei patti sottoscritti e della sordità assoluta rispetto ai crimini tuttora portati avanti dal governo turco contro i dissidenti interni, i curdi e i non islamisti.
Poiché i morti sono morti, ma i vivi ricordano. Solo negli ultimi anni, e con notevoli sforzi, il popolo armeno ha cominciato a scavare nella memoria, a cercare quanti nei decenni si erano nascosti, o avevano preferito dimenticare. In pochi si sono curati del fatto che quello degli Armeni, oltre che un genocidio nudo e crudo, avesse rischiato di trasformarsi in un “genocidio bianco”, una rimozione della memoria cui solo un lacerante sforzo di ricostruzione, di ricerca e rivalutazione di fonti non convenzionali e di testimonianze orali ha avuto l’immenso merito di porre un argine.

Pertanto ben vengano gli sforzi in sostegno della memoria, le ammissioni di colpa e gli atti simbolici. Purché non se ne faccia abuso, né specchietto per le allodole al fine di quietare gli scettici. Purché non si lavi la mano di ieri per nascondere il sangue che cola su quella di oggi.

@aurelio_lentini

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Per approfondire:
Ternon, Gli armeni. 1915-16: il genocidio dimenticato, BUR.
Mutafian, metz Yeghern. Breve storia del genocidio degli armeni, Guerini e Associati.

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Aurelio Lentini

Laureato in Scienze Storiche presso L'università Statale degli Studi di Milano, oggi conduce una piccola libreria online, collabora con varie testate online, scrive, e tenta di venire a capo del mondo prima che il mondo venga a capo di lui.