Fumetti e stelline: come conquistare l’Europa in 7 punti

Non è così, perché si sa che chi tiene ben saldo il timone del potere, in questo Paese, ha sempre voglia di stupire: ed è pertanto così che nascono i “7 punti per l’Europa” del Movimento 5 Stelle, pubblicati – manco a dirlo – sul blog del Grillo nazionale. È qui che, preceduto dal classico post condito da soprannomi e sberleffi contro i soliti noti, dall’evergreen Capitan Findus alla nuova moda Renzie, la forza politica più votata in Italia alle ultime elezioni presenta il proprio programma in vista delle elezioni europee di maggio: il tutto, immaginiamo frutto di mesi di studio e complesse elucubrazioni, racchiuso in una pagina. Anzi: un file PDF, di una sola pagina. In un’atmosfera che ricalca un po’ le migliori vignette di Zerocalcare con un tocco di Natangelo e un dolce aroma di volantino del tipo “il migliore ristorante di Roma a 100 metri vieni a trovarci”, ci si immerge così nel piano che il Movimento 5 Stelle ha in mente di presentare per l’Europa. Tralasciandone la forma un po’ scarna (per usare un eufemismo), ci immergiamo nella lettura di questo appassionante documento che richiederà, non ne dubitiamo, dovuti tempi di riflessione. O di comprensione, più che altro.

Le sette idee vengono presentate in rigoroso ordine numerico, con al fianco – forse per spiegare i relativi commi in mente, chissà – dei disegni con stelline, numeri e banconote: roba che se una buona parte degli elettori a 5 Stelle non fosse già avvezza di per sé al complottismo, ce ne sarebbe per riempire un palinsesto intero di Voyager. Il primo, di questi famosi 7 punti, è in realtà un ripescato, un rieccolo: “Referendum per la permanenza nell’euro”, che non si smuove di una virgola dal celeberrimo “programma” che i pentastellati presentarono a febbraio e che rimane impraticabile, in Europa ancor più che in Italia. Dunque, altri temi già proposti ripetutamente dal megafono genovese nei suoi comizi: “abolizione del Fiscal Compact” e “abolizione del pareggio di bilancio” («una truffa gigantesca!») nonché “adozione degli eurobond” (pollice alzato), di più recente scoperta. Sin qui, una noia. Ma poi, eccoli, arrivano quelli un po’ più interessanti (e che non ce ne vogliano gli altri). “Alleanza tra i Paesi mediterranei per una politica comune”. Un attimo: quali paesi? E quale politica comune: solo economica, o c’è di mezzo anche una linea sui diritti civili, sulla mobilità, sul lavoro? Segue, “Investimenti in innovazione e nuove attività produttive esclusi dal limite del 3% annuo di deficit di bilancio” che è in realtà un punto su cui parecchie forze politiche italiane sono concordi e sul quale – a parole – si stanno già sbattendo i pugni a Bruxelles. Dunque, “finanziamenti per attività agricole e di allevamento finalizzate ai consumi nazionali interni”, che – tanto per cambiare -, lascia perplessi sul come, cosa e perché: cosa c’è in programma per le aziende che, per dire, esportano cibo all’estero? Sin qui, ancora, una noia. Peccato che il programma sia tutto qui: finito.
Vien da chiedersi, perché Grillo non si espone su battaglie che tanta fortuna gli hanno dato in Italia e che ancor più, probabilmente, servono in Europa? Vedasi – tra gli altri – libertà di informazione, partecipazione attiva dei cittadini, costi della politica.

Misteri. Eppure, secondo taluni la prossima stagione politica a Bruxelles potrebbe essere ricordata per quella con più antieuropeisti che pro-Europa a decidere del futuro di un continente. Grillo ha ragione quando sottolinea come, in genere, si sappia realmente poco nel merito di quanto venga fatto e deciso in Europa: mancano bilanci chiari, resoconti sulle attività parlamentari, trasparenza nelle nomine e nelle decisioni che rischiano così di delegittimare in partenza le decisioni prese in grigi palazzi agli occhi degli ignari cittadini. Resta il fatto però che una “rivoluzione della chiarezza” difficilmente può cominciare da una misera pagina di brutta che fa tanto “tema a scelta da fare a casa” di scolastica maniera. La strada europea si sa, è difficile e in salita ma non si risolve se, per citare Einstein, si cerca di sbrogliare la matassa con lo stesso modo di pensare che l’ha creata. Certo va da sé che, almeno un elemento di grande progresso, va registrato; se per alcuni la politica italiana, nella sua forma partitica è ormai agli sgoccioli, rileggendo il “manifesto” dei 5 Stelle per l’Europa sembra infatti chiara l’inversione di tendenza: niente titoli di coda, ci si limita all’incipit.

di Mauro Agatone

 

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