Essere madre? Non è uguale in ogni Paese del mondo

La mamma è sempre la mamma. O no? Il benessere della madre – e dei figli – varia a seconda della latitudine e della longitudine. E le disuguaglianze, invece che diminuire, sembrano destinate a crescere. Nel Villaggio di Save the children inaugurato oggi a Expo Milano 2015 – dove il percorso olfattivo, ideato da Olfaction, ricrea “L’odore della guerra” – è stato presentato lo State of the World’s Mothers 2015, il rapporto annuale dell’associazione che fa il punto sulla condizione materna e infantile nel mondo.

Schermata 2015-05-05 alle 15.00.44Il titolo del rapporto è programmatico: “The Urban disavantage”. Il focus del report di quest’anno, infatti, è sulle aree urbane, perché «oltre metà della popolazione mondiale vive ora nelle città e una proporzione crescente di morti infantili avviene in queste aree». Le città, infatti, «casa delle persone più ricche e sane del Paese», ospitano anche «alcune delle più povere e marginalizzate famiglie del pianeta». E anche se il numero di decessi prematuri si è quasi dimezzato rispetto al 1990, la disuguaglianza sta peggiorando in molte città e sono diciassettemila i bambini sotto i cinque anni che muoiono ogni giorno. Per questo, «State of the World’s Mothers 2015 si concentra su un gruppo vulnerabile di bambini che ha urgente bisogno di più attenzione – coloro che vivono in povertà urbana. Esso si concentra anche sulle persone che sentono la perdita di un figlio più acutamente e che hanno un enorme potenziale per fare una differenza positiva nella vita dei bambini – le loro madri». Attraverso cinque indicatori – che vanno dal reddito allo status politico delle donne, passando per l’educazione e la salute delle madri fino al benessere dei piccoli – Save the children ha stilato il Mothers’ Index, una classifica del benessere materno-infantile analizzando i dati provenienti da centinaia di Paesi in via di sviluppo e di quarantasei nazioni industrializzate per un totale di 179, il numero più alto finora compreso nei report.

Schermata 2015-05-05 alle 15.01.15In testa alla classifica ci sono i Paesi del Nord Europa, tra cui spicca la Norvegia, che si posiziona al primo posto scalzando la Finlandia, numero uno del report 2014. Complessivamente, però, tutta l’Europa si dimostra un continente a misura di madri e bambini. A eccezione dell’Australia, al nono posto, la top ten è interamente occupata da Stati del Vecchio Continente: nell’ordine, Islanda, Danimarca, Svezia, Paesi Bassi, Spagna, Germania e Belgio. L’Italia perde una posizione e finisce dodicesima, preceduta dall’Austria. Francia e Inghilterra, invece, non riescono a raggiungere le prime venti e si fermano al ventitreesimo e ventiquattresimo posto. Solo trentatreesimi gli Stati Uniti, che conquistano però un triste primato: fra le venticinque capitali dei Paesi ad alto reddito esaminate da Save the Children, infatti, «Washington, DC ha il più alto rischio di morte infantile e di disuguaglianza», 6,6 morti per 1.000 nati vivi nel 2013». I dati raccolti per il Mothers’ Index documentano enormi divari tra Paesi ricchi e poveri e «l’urgente necessità di accelerare i progressi nella salute e il benessere delle madri e dei loro dati bambini». Le ultime dieci posizioni sono occupate interamente dai Paesi africani: all’ultimo posto figura la Somalia, preceduta da Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana, Mali, Niger, Gambia, Costa D’Avorio, Chad, Guinea-Bissau e Sierra Leone, al 169esimo posto assieme ad Haiti.

Non è un caso che proprio questi Paesi si trovino in coda alla classifica. I dati presentati dall’associazione mostrano il ruolo che i conflitti armati e la mancanza di una governance forte giocano in queste tragedie. Nove degli undici Paesi che occupano gli ultimi posti della classifica sono colpiti da conflitti o considerati «Stati fragili, il che significa che stanno fallendo in modo fondamentale nell’eseguire funzioni necessarie per soddisfare i bisogni fondamentali dei propri cittadini».

Ci sono tante, tantissime storie, però, che i numeri non possono raccontare: «È importante ricordare che la condizione di sottogruppi geografici o etnici e delle famiglie più povere di un Paese possono variare notevolmente dalla media nazionale. Aree rurali remote e baraccopoli urbane spesso hanno meno servizi e statistiche più drammatiche. La guerra, la violenza, la corruzione e l’illegalità fanno anche un grave danno per il benessere di madri e bambini, e spesso colpiscono alcuni segmenti della popolazione in maniera non proporzionale. Questi dettagli sono nascosti quando sono disponibili solo i grandi dati a livello nazionale».

 

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Costanza Giannelli

Nasce e cresce (poco, in realtà) in Toscana. Nel 2013, dopo la laurea in Storia Contemporanea si trasferisce a Roma, dove approda alla redazione di Lineadiretta24. Lettrice onnivora e incontenibile logorroica, è appassionata di politica, diritti, storia, De Andrè e Scrubs, non necessariamente in quest’ordine. Curiosa di natura e polemica per vocazione, ama l’India e colleziona lauree, ma giura che la terza sarà l’ultima.