Datagate, lettera a Obama

Questo l’incipit della lettera aperta che i giganti della comunicazione Google, AOL, Apple,Facebook, LinkedIn, Microsoft, Twitter, Yahoo hanno indirizzato al Presidente Obama e al Congresso a seguito dello scandalo sulla raccolta di dati da parte della National SecurityAgency.
A rivelare i controversi metodi di reperimento informazioni dell’intelligence USA era stato l’estate scorsa l’ex analista informatico della CIA Edward Snowden, balzato di recente nuovamente agli onori della cronaca per essere stato eletto persona dell’anno dai lettori del Guardian, surclassando gli attivisti di Greenpeace e Papa Francesco.

L’apprensione dei colossi della Silicon Valley, seppure tardiva, è ampiamente giustificata: le dichiarazioni dell’ex agente – che, peraltro, ha condiviso soltanto l’un per cento dei dati raccolti – mettono a serio rischio l’affidabilità e la sicurezza dei più importanti gestori della comunicazione mondiale e, oltre al danno d’immagine, potrebbero comportare delle conseguenze anche sul piano economico.
Le aziende rivendicano un diritto alla privacy per i propri utenti e rendono noto di stare mettendo a punto una tecnologia di crittazione aggiornata per prevenire un accesso non autorizzato ai network, respingere le richieste del governo ed assicurarne la legalità e ragionevolezza nello scopo. I big invocano la leadership Americana per «realizzare le riforme che garantiscano che gli sforzi di sorveglianza siano limitati dalla legge, proporzionati nei rischi, trasparenti e soggetti ad una supervisione indipendente». Il che mal s’alligna con quanto dichiarato da Snowden, secondo cui la stessa Apple avrebbe offerto accesso alle proprie banche dati.

Gli Stati Uniti ora si trovano non solo a dover affrontare l’ira degli utenti, ma anche a ricucire i rapporti diplomatici con l’Europa e l’America Latina, vittime di incursioni informatiche che lo stesso Clinton trova improprie. La Casa Bianca sostiene che le tensioni siano in fase d’appianamento e ricorda come l’operato delle agenzie di spionaggio sia volto a rendere il Paese ed i suoi alleati al sicuro da minacce terroristiche. Ma secondo un documento che Snowden ha condiviso con l’Huffington Post, l’agenzia avrebbe tenuto sotto sorveglianza anche alcuni sitiporno e i loro visitatori musulmani per poterne poi mettere in discussione la reputazione e, all’occorrenza, ricattarli. E la Commissione Europea pretende una revisione dell’accordo SafeHarbor sui principi che regolano la perdita o la diffusione accidentale di notizie.
La regola rimane – per tutti, anche per chi di noi non fosse un terrorista – quella di non condividere nulla che possa essere usato contro di noi. La rete non dimentica e non perdona.

Claudia Pellicano

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