Cosa sta succedendo al confine tra Grecia e Macedonia

Diciamocelo chiaramente: i migranti sono oggi trattati come dei bambini vuoti di autodeterminazione e sbattuti qua e là alle porte dell’Europa, dove vivono una situazione drammatica. Il flusso di esseri umani disperati, provenienti da Siria, Afghanistan, Iraq e dai Paesi Africani è ormai un fenomeno drastico ed irreversibile, destinato a sconvolgere la società Europea del futuro. Già sconvolgere: stando ai dati dell’International Organization for migration nel 2015, infatti, ammonta a più di un milione il numero di persone giunte in Europa per fuggire dai mali della propria terra natìa, molte delle quali rimangono bloccate alle frontiere, come sta accadendo al confine tra Grecia e Macedonia.

Spesso però questi numeri, lanciati dal mondo dell’informazione con disarmante distacco, hanno soltanto l’effetto di un lieve brusio nelle coscienze di chi ascolta: perché, allora, non provare a immaginare che tutti i cittadini di Napoli, commercianti, gli scugnizzi senza casco, amministratori, casalinghe, bambini, onesti, ladri, padri e studenti si spostino all’improvviso attraverso lo stivale, cercando una nuova casa in vari punti del continente Europeo, abbandonando la propria casa, i propri affetti, gli oggetti che vengono utilizzati nel quotidiano e le comodità che fino a ieri sembravano dovute e men che mai a rischio di sottrazione? Questo, (ovviamente tramite differenti modalità rispetto a quella che è solo un’immaginaria quanto superficiale ricostruzione) è ciò che è avvenuto nel corso del 2015. E non è nulla se si prendono in considerazione le ultime dichiarazioni di Fabrice Leggeri, direttore di Frontex, che nel corso di questi giorni ha fatto sapere che i numeri del 2016 ad oggi sono di 30 volte superiori rispetto a quelli dei primi due mesi del 2015: il fenomeno è netto e non trascurabile.

“sconvolgere”.
Il termine è forte e provocatorio, ma invita a riflettere nell’attesa di una soluzione per la situazione Greca. Vi sono diverse opinioni riguardo cosa l’arrivo di questa massa di esseri umani comporterà per il nostro continente: qualcuno richiama un paragone con una grande nazione come gli Stati Uniti, patria di un multiculturalismo nato dall’incontro di diverse etnie che per deportazione (schiavi dall’Africa) o per fuga da persecuzioni religiose e politiche (Europei) si sono incontrate in un nuovo grande continente, dando vita a quella che sembrerebbe (ma non troppo) essere ancora la nazione più potente del pianeta.
Altri puntualizzano come il nostro continente sia già saturo, dando luogo ad una situazione totalmente differente rispetto alle desolate lande Americane che a partire dal XVI secolo ospitarono milioni di Europei in fuga: saturo per l’assetto sociale, economico e politico, un quadro nel quale dovranno riuscire a farsi spazio milioni di nuovi cittadini. A meno che non ne venga modificata la cornice.
Ed è questo un tasto su cui molti premono: oltre alle evidenti correnti di evoluzione culturale che l’evento immigrazione porterà nel continente, non è che qui si rischia una regressione in ambito di diritti sociali? Pensioni, salari, potere d’acquisto, diritti sul lavoro e tanti altri rimarranno immutati o subiranno delle lente quanto impercettibili e graduali modifiche tali da favorire l’inserimento di questa nuova ed importante fetta di popolazione?

Mentre qualcuno si pone queste domande la situazione al confine tra Grecia e Macedonia si fa sempre più drammatica: attualmente si stima che i migranti bloccati lungo la frontiera siano circa 7000, ma con l’arrivo di temperature più calde gli sbarchi sulle coste greche potrebbero registrare un’impennata rispetto ai numeri di questi ultimi mesi.
La Macedonia, seguendo il modello Austriaco, ha posto un limite al numero di ingressi giornalieri per i rifugiati (che sembrerebbe ammontare a 550 persone al giorno) e questa decisione sta creando non pochi grattacapi a una Grecia che, riportando le parole di Wolfango Piccoli per il New York Times «potrebbe assumere le sembianze di una Calais-Jungle su larga scala, dove per i migranti non c’è via d’uscita, le autorità non sono in grado di gestire la situazione e gli stessi vivono in miserevoli condizioni». Serve quindi una soluzione immediata, onde evitare una fase di stallo emergenziale che tramuti in uno stato d’irresponsabilità permanente.

Per ora la risposta dell’Ue sono 700 milioni di euro da dividere tra i governi in difficoltà per l’emergenza umanitaria (Atene in primis) e le varie Ong operanti sul territorio dove stanziano i migranti. La liquidità (300 milioni per quest’anno e altri 200 sia per il 2017 che per l’anno successivo) sarà destinata «per operazioni di soccorso umanitario». Questo denaro era stato richiesto lo scorso 19 febbraio a Bruxelles dai capi di stato e una decisione della commissione a firma Juncker non ha tardato ad arrivare.
Le dichiarazioni di Laura Boldrini («se tutti gli stati membri agissero di concerto non ci sarebbe crisi di rifugiati» e di Philip Breedlove, comandante NATO in Europa («La Russia e Assad stanno usando la migrazione come un’arma per schiacciare le strutture di supporto europee e distruggere la risolutezza europea ») oltre a quelle di molte altre personalità si susseguono: c’è una grande speculazione politica sul tema, un atteggiamento di superficialità che assume istantaneamente le sembianze di una fredda indifferenza verso il dramma che migliaia di famiglie stanno vivendo in queste ore di fine inverno. Per questo noi di lineadiretta24.it preferiamo chiudere con alcune immagini che arrivano dal confine tra Grecia e Macedonia, assai più taglienti di una bella frase o di un gradevole giro di parole.

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Federico Lordi