COP23: perché il vertice di Bonn sul clima è decisivo per le sorti del pianeta

Ostico fin dal nome, il Cop23 non sarà di certo un incontro facile: durante i negoziati in programma a Bonn – dal 6 al 17 novembre – per definire gli step della lotta al riscaldamento globale nei prossimi anni saranno moltissime le variabili in gioco. Diplomatici di 195 nazioni avranno meno di due settimane di tempo per trasformare quanto precedentemente stabilito con gli accordi di Parigi in azioni concrete. Saranno presenti anche gli Stati Uniti nella persona del sottosegretario per gli Affari politici Thomas Shannon, nonostante la decisione del presidente Donald Trump di ritirarsi dall’accordo sul clima sottoscritto dal suo predecessore Barack Obama. Come è noto, l’attuale presidente degli Stati Uniti non crede nei rischi del cambiamento climatico causato dall’uomo e anzi, ha annunciato un piano di deregolamentazione energetica e ambientale, dichiarando di voler rilanciare il carbone. Tuttavia, risale a poche ore fa la notizia che 13 agenzie federali Usa hanno rilasciato un rapporto in cui si attesta l’esatto contrario; rapporto che finora Trump si è limitato ad ignorare.

Grande assente sarà la Russia, che non ha mai espresso interesse a ratificare il testo di Parigi. Con la ritirata degli Stati Uniti gli occhi saranno puntati su India e Cina, le cui economie in crescita gli attribuiscono il titolo di paesi più inquinati e inquinanti. La sfida per i partecipanti sarà negoziare delle regole da adottare entro l’incontro sul clima in Polonia, nel 2018. Durante il summit di Parigi del 2015 si stabilì di limitare l’aumento della temperatura a 1,5 gradi celsius – 2 gradi al massimo. Già ad oggi, siamo arrivati a +1 grado rispetto ai livelli pre-industriali. A Parigi, però, non si decise in che modo raggiungere questo importante obiettivo, che sarà appunto oggetto di discussione dell’incontro di Bonn. Tra i temi più caldi in agenda, quello sull’utilizzo del carbone, l’energia fossile più nociva.

La Cina, in particolar modo dopo l’abbandono statunitense, si è mostrata tra i più interessati a emergere come protagonista del vertice. Lo stesso presidente cinese Xi Jinping ha definito il paese il «tedoforo» della lotta al riscaldamento globale durante il XIX congresso del Partito Comunista, l’evento politico cinese più importante, durante il quale vengono definiti gli impegni politici per i prossimi anni. Nervi saldi e pazienza saranno gli ingredienti per la buona riuscita dell’incontro di Bonn, dove interessi agli antipodi coesisteranno allo stesso tavolo. Dal successo dei negoziati del Cop23 non dipendono solamente il futuro delle economie emergenti e mondiali e degli equilibri politici, ma anche la sopravvivenza sul nostro stesso pianeta. Bonn è l’ultima e la migliore possibilità per arrestare i rischi del cambiamento climatico.

 

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Viola D'Elia

Nata 27 anni fa, ha vissuto a Roma, Istanbul e in India. Sempre pronta a fare le valigie, sogna di vedere ogni angolo di mondo. Oltre a coltivare ambizioni alla Jules Verne, i suoi interessi includono accumulare libri, la musica e il cinema. E’ capace di commuoversi ogni volta che rivede Hugo Cabret; ama scrivere e fare domande, ma non riceverne. Specialmente di lunedì mattina. Crede fermamente nella filosofia di Big Fish: «Tenuto in un piccolo vaso il pesce rosso rimarrà piccolo, in uno spazio maggiore esso raddoppia, triplica o quadruplica la sua grandezza».