Comandante Marcos addio

Chiedo in particolare alle compagne e ai compagni […] di avere pazienza, tolleranza e comprensione per quello che dirò*“. Così, leggendo un comunicato che ha il sapore di un testamento politico, annuncia la sua morte il Subcomandante Ribelle Marcos, icona dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, senza trionfi e funerali, senza alcuna cerimonia, con pacatezza e ferma risoluzione. {ads1}

Era il 1994 quando Marcos e gli zapatisti si tuffarono in una guerra che non iniziava allora ma era vecchia di secoli, “uno dei molti momenti della guerra di quelli che stanno in basso contro quelli che stanno sopra, contro il loro mondo“. Da allora, in tutti questi anni, l’EZLN ha condotto una resistenza ostinata e continua in nome della libertà, della giustizia e della democrazia in Chiapas, divenendo un fronte rivoluzionario anomalo, che invece della guerriglia ha scelto la via dell’educazione e della formazione delle comunità autonome zapatiste.

Marcos combatteva per un mondo ideale, tratteggiato nelle storie dei compagni e delle compagne che egli stesso si sforzava di assimilare e comprendere di continuo, e che sembrava “così altro, così lontano, così alieno” da apparire come un sogno. Tuttavia quel mondo così oltre “camminava già col suo passo“, e oggi, alla morte del suo rappresentante più conosciuto, può guardarsi alla spalle e vedere quanto e cosa nel frattempo è divenuto reale.

La vita di Marcos è una narrazione, ispirata forse dal genio di Cervantes, immaginata per rafforzare la lotta zapatista. I rivoluzionari del Chiapas comprendevano benissimo come la loro ribellione fosse destinata alla soppressione e all’oblio, dunque trovarono in un eroe cavalleresco, coperto dal passamontagna, il passaggio forse non per la vittoria ma almeno per la sopravvivenza e l’ascolto. Attraverso Marcos e i mezzi di comunicazione indipendenti la rivolta dell’EZLN raggiunse tutti gli angoli del mondo: “Marcos un giorno aveva gli occhi azzurri, un altro li aveva verdi, o marroni, o miele, o neri, a seconda di chi faceva l’intervista o scattasse la foto. Era riserva in qualche squadra di calcio, commesso in qualche negozio, autista, filosofo, cineasta, e gli eccetera che potete trovare sui media prezzolati di quei calendari ed in diverse geografie. C’era un Marcos per ogni occasione, cioè, per ogni intervista“. Era un nome ed un simbolo, la cassa di risonanza, il portavoce e il volto di tutti gli zapatisti agli occhi del mondo.

Con addosso gli occhi di quelli che le guardavano con sospetto, di quelli che le guardavano con ammirazione e di quelli che, come compagni, “guardano di fronte” , le comunità zapatiste hanno progredito e si sono rafforzate, hanno costruito la loro identità e la loro realtà. Per questo, come un eroe solitario cosciente del proprio destino, Marcos oggi sa di avere concluso il suo compito in questa vita: far conoscere la rivolta del Chiapas. Perciò, onde evitare di divenire un intralcio e una distrazione, egli scompare.Marcos, il personaggio, non era più necessario“.

È nostra convinzione e nostra pratica che per ribellarsi e lottare non sono necessari né leader né capi né messia né salvatori. Per lottare c’è bisogno solo di un po’ di vergogna, un tanto di dignità e molta organizzazione.
Il resto, o serve per l’insieme collettivo o non serve.
Coloro che hanno amato e odiato il SupMarcos ora sanno che hanno odiato ed amato un ologramma. Il loro amore e odio sono stati quindi inutili, sterili, vacui, vuoti.
Non ci saranno dunque case-museo o targhe di metallo con su scritto qui è nato e cresciuto. Né ci sarà chi dirà di essere stato il subcomandante Marcos. Né si erediterà il suo nome o il suo incarico. Non ci saranno viaggi pagati all’estero per tenere conferenze. Non ci saranno trasferimenti né cure in ospedali di lusso. Non ci saranno vedove né eredi. Non ci saranno funerali, né onori, né statue, né musei, né premi, né niente di quello che il sistema fa per promuovere il culto della personalità e per sminuire la collettività.
Il personaggio è stato creato ed ora i suoi creatori, gli zapatisti e le zapatiste, lo distruggono.

L’occasione per l’addio di Marcos è stata la morte del Compagno Galeano, (José Luis Solis Lopez, zapatista di vecchia data che da anni insegnava nelle zone ribelli con il progetto educativo La Escuelita) assassinato a La Realidad, dove tutto lo stato maggiore dell’EZLN si è recato per salutarlo e chiedersi “non che cosa fare della sua morte, ma che cosa fare della sua vita”.

Siamo venuti qui a dissotterrare Galeano.[…]Pensiamo che sia necessario che uno di noi muoia affinché Galeano viva.[…] Quindi abbiamo deciso che Marcos da oggi smette di esistere. Non mancherà alle bambine ed ai bambini che gli si facevano intorno per ascoltare i suoi racconti, perché sono ormai grandi, hanno giudizio, lottano per la libertà, la democrazia e la giustizia, che è il compito di ogni zapatista. E la morte se ne andrà via ingannata da un indigeno col nome di lotta di Galeano, e sulle pietre posate sulla sua tomba tornerà a camminare ed ad insegnare, a chi lo vorrà, la base dello zapatismo, cioè, non vendersi, non arrendersi, non tentennare. […] Detto questo, alle ore 02:08 del 25 maggio 2014 sul fronte di combattimento sudorientale dell’EZLN, dichiaro che smette di esistere il noto come Subcomandante Insurgente Marcos, l’autodenominato “subcomandante di acciaio inossidabile”.

E così, mentre muore un mito dei nostri tempi, si prepara a nascerne un altro. Tutti noi possiamo allora comprendere la frase tanto cara al SupMarcos “siamo qui i morti di sempre, che muoiono di nuovo, ma ora per vivere“, intenderne la profondità e l’infinita dolcezza e fratellanza e capire che cosa voglia dire chiamare un amico compagno. Possiamo leggerla come una mappa che ci guida in un lungo cammino, perché dopo la scomparsa dell’eroe Marcos, è pronto a nascere un altro, e in futuro molti altri ancora.

Compagne e compagni vi auguro buone albe. Il mio nome è Galeano, Subcomandante Insurgente Galeano.
Qualcun altro si chiama Galeano?
(si alzano voci e grida)
Oh, mi avevano detto che quando sarei rinato lo avrei fatto collettivamente.
Così sia dunque.
Buon viaggio. Abbiate cura di voi, e di noi.

Ci proveremo, Comandante Galeano. Mentre qualcuno riposa, c’è chi prosegue la salita.

@aurelio_lentini

RISORSE:
*tutti i corsivi sono riportati direttamente dal comunicato del SubComandante Marcos, letto a La Realidad il 25 maggio 2014 e tradotto in italiano dal Comitato Maribel.
Testo originale tradotto
Sito di Maribel
Una canzone dei GANG sul comandante Marcos assolutamente imperdibile! 
Twitter EZLN
SITO EZLN

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Aurelio Lentini

Laureato in Scienze Storiche presso L'università Statale degli Studi di Milano, oggi conduce una piccola libreria online, collabora con varie testate online, scrive, e tenta di venire a capo del mondo prima che il mondo venga a capo di lui.

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