Castro Pretorio

Il Castro leader maximo torna a farsi sentire e vedere e, benché la maggior parte dei giornali italiani non se ne sia accorta, il suo intervento è una difesa accorata del corpo della rivoluzione cubana.

Ma naturalmente la big news sulla quale concentrarsi era che Fidel Castro è tornato a farsi sentire dopo mesi di silenzio, con una lettera pubblicata sul quotidiano Granma e indirizzata alla Federazione Studentesca Universitaria (FEU in spagnolo) in occasione del 70° anniversario del suo ingresso all’Università de L’Avana.

Pochi giorni dopo le foto, pubblicate sempre dal quotidiano Granma, dell’incontro tra Fidel e Randy Perdomo, presidente della Federazione Studentesca, rimbalzate a velocità supersonica su tutti i giornali del mondo.  “Ecco Fidel, un po’ attempato ma sembra in buona salute”: il grande giornalismo investigativo copia incolla.

La lettera è stata liquidata con quelle poche e icastiche frasi sul disgelo tra Cuba e gli Stati Uniti, e il lungo racconto che accompagna le foto non è stato nemmeno accennato: così ci siamo persi il meglio. Perché entrambi i testi dicono ben altro, e insieme tratteggiano la forza di un uomo invecchiato ma lucido e consapevole, memore delle lotte trascorse e ancor più determinato nei propositi.

Il guaio è che tocca andarsele a leggere, e in particolare il secondo testo va sviscerato dallo spagnolo poiché la traduzione italiana a un certo punto diventa illeggibile. Troppo sforzo?

Ciò che impressiona è che lo spazio dedicato da Fidel Castro alla questione degli USA occupa appena due capoversi in una lettera lunghissima, mentre i temi salienti, a mio parere, sono altri. Castro ricomincia da Marx, dalla lotta tra poveri e ricchi alla base della storia, riconoscendosi in questa contrapposizione e raccontando la sua personale storia di partigiano dell’azione rivoluzionaria. Fin da studente, quando, “prescindendo dalle illusioni borghesi”, si formò sui testi di Lenin e di Mao nel pieno della dittatura di Batista.

In entrambi i testi un occhio di riguardo è dedicato all’educazione: nella curiosa attenzione con la quale Fidel tempesta di domande il giovane Randy, chiedendo dove sta adesso il dipartimento di fisica, come sono le aule di pedagogia, come vanno i suoi studi filosofici. Il perché di questa curiosità è contenuto nella lettera, e probabilmente il gagliardo vecchietto si sente un po’ padre delle istituzioni scolastiche di Cuba, visto che, quando studiava lui, esisteva solo l’università de l’Avana, mentre oggi si contano più di cinquanta istituti di istruzione superiore.
E ancora Fidel ricorda l’impegno internazionale di Cuba, ai tempi di Reagan, in Angola per dare una spallata all’Apartheid,  e qualche mese fa, con le brigate mediche contro l’epidemia di Ebola. Richiamo nemmeno troppo velato alla “guerra che si sta per scrivere”.

Propaganda? Io francamente non credo, l’impressione è piuttosto di una soddisfatta malinconia legata al ricordo e alle conquiste degli anni passati sulla cresta del fronte. È il Castro che ha smesso la divisa da guerrigliero, che assomiglia a qualsiasi nonno, anche al mio, e sta morendo ma arde ancora di rabbia e di speranze.

Tutte contenute in poche ermetiche righe, quando avverte che le idee rivoluzionarie devono stare sempre in guardia nella misura in cui il genere umano moltiplica le sue conoscenze, e la vita è sempre soggetta a incredibili combinazioni. Perciò, nonostante il placet all’operazione di Raul, è importante tener d’occhio la bussola, ricordandoci da dove siamo venuti, e dove vogliamo andare.

Lo sa benissimo Fidel Castro, scrive Randy, e cioè verso le rivoluzioni che verranno contro la filosofia dominante, nelle quali non si può smettere di credere, perché ogni rivoluzione finirà sempre per rinascere.

Non saranno questi due racconti il testamento di Fidel Castro, ma sono gli atti preparatori al commiato di un uomo che ha lottato per un mondo diverso, lo ha strappato alla storia, e vorrebbe che gli altri lo facessero ancora più grande. Ma non sarà affatto facile, come scrive Randy, perché accostarsi oggi a Fidel Castro è come guardare negli occhi una leggenda vivente.

Si la verdadera grandeza del hombre solo la puede alcanzar en el Reino de este mundo, no puedo menos que verla en él, que ha trascendido el escalón más alto de la especie humana para transformarse en leyenda.

 

@aurelio_lentini
Note:
Dal sito del quotidiano cubano Granma:
Testi tradotti della LETTERA e dell’INCONTRO tra Fidel Castro e Randy Perdomo.
Testi in originale della LETTERA e dell’INCONTRO.

 

 

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Aurelio Lentini

Laureato in Scienze Storiche presso L'università Statale degli Studi di Milano, oggi conduce una piccola libreria online, collabora con varie testate online, scrive, e tenta di venire a capo del mondo prima che il mondo venga a capo di lui.