Cancellieri, un caso “Special K”

È il 20 Agosto, quando il direttore del carcere di Vercelli Tullia Ardito invia una dettagliata relazione sullo stato della detenuta Giulia: condizioni psicofisiche e psicosociali, ore di aria e di disperazione, controlli medici e interventi di sostegno, per rispondere alle richieste di accertamento della Cancellieri. Infatti, la risposta dal carcere arriva poco dopo le due chiamate dello zio di Giulia Ligresti, Antonino, amico della Cancellieri, in cui si diceva fortemente preoccupato per lo stato di salute della nipote, sollecitando così l’amica Annamaria ad informarsi sul trattamento riservatole in carcere. Nell’ambito delle indagini la ministra ha dichiarato al pm di aver soltanto consultato i diretti interessati competenti sul caso, ovvero i vicecapi dipartimento Francesco Cascini e Luigi Pagano, per sensibilizzarli ad avere un occhio di riguardo, dopo di che, pare che lo zio non si sia fatto più sentire, neanche più una telefonata.
La lettera, in attesa di essere acquisita dalla Procura di Torino, è stata intanto supervisionata da ‘Il Fatto Quotidiano’ e porta il seguente Oggetto: « Detenuta Ligresti Giulia Maria nata a Milano il 30 gennaio 1968, per opportuna conoscenza si comunica che la detenuta è stata ricoverata in camera singola presso il reparto transito della sezione femminile. La detenuta è comunque integrata e fa la vita comune del reparto. Effettua passeggi e socialità con le altre ristrette e partecipa alle offerte trattamentali dell’istituto. Fin dall’inizio la detenuta è stata sottoposta a grande sorveglianza custodiale in quanto soggetto primario ( è la prima volta che finisce in carcere), così come previsto dal protocollo operativo del servizio. È seguita quotidianamente dall’educatore di riferimento, dalla psicologa e dallo specialista in psichiatria e le viene somministrata una terapia adeguata al suo stato psicomotorio. In data 13 agosto è stata inviata al gip e alla Procura una relazione redatta dalla dottoressa Emanuela Ghisalberti, psicologa, che si allega in copia dalla quale si evincono le attuali condizioni psicofisiche della detenuta. Le assicuro che questa direzione continuerà a porre in essere gli interventi di sostegno ritenuti necessari».

La Cancellieri provvederà lei ad informare lo zio Antonino con un’ulteriore chiamata, il 21 agosto e, da qui, dalla relazione della psicologa alla Asl di Vercelli, avrà inizio il procedimento di scarcerazione della donna. E tutto fila liscio.
Intanto, dopo i recenti sviluppi tra intercettazioni e risposte, la Procura di Torino ha aperto un fascicolo ‘K’ sul caso Cancellieri, senza alcun iscritto nel registro degli indagati, sarebbe un fascicolo modello K di « atti relativi a fatti nei quali non si ravvisano reati allo stato degli atti, ma che possono richiedere approfondimenti», precisa il procuratore capo Giancarlo Caselli, pronto per trasferirlo alla Procura di Roma, territorialmente competente. La poltrona della ministra, però, continua a traballare, anzi a tremare, potrebbe dimettersi ed è atteso un nuovo voto di fiducia. Riguardo a ciò, il centro destra non fa mancare il suo sostegno e difende la sua posizione garantendo fiducia alla Cancellieri, mentre il centro sinistra pare diviso e tormentato, invece, quegli estremisti del M5S richiedono l’impeachment di Napolitano, in quanto fautore, insieme al governo di un garantismo anticostituzionale, contrario alla Carica istituzionale per la condotta tenuta da Anna Maria Cancellieri. Anche il leader dell’IdV, Di Pietro, ritiene che la ministra abbia dimostrato di essere inaffidabile e di non potersi più occupare del Ministero della Giustizia. Per questo sarebbe opportuno si dimettesse ancor prima della mozione di sfiducia.

In attesa dei dovuti approfondimenti da parte della Procura, i fatti descrivono una situazione davvero particolare, in cui viene difeso e sostenuto un ruolo da parte delle forze politiche prevalenti che, prove sempre più tangibili, mettono in discussione e una condotta contraria alle norme che potrebbe sfociare nell’illegalità, mentre si levano da più parti richieste di dimissioni e un mea culpa da parte della ministra per l’implicazione di istituzioni pubbliche in contesti del tutto privati e familiari.

Eva Del Bufalo

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